La Nato avverte l'Italia: “Spenda di più in difesa, le missioni non contano”

Il segretario dell'Alleanza atlantica chiude la porta in faccia alla richiesta del governo di valutare le spese sostenute per la partecipazione dei nostri soldati a operazioni militari congiunte. Il nostro paese deve raggiungere il 2% del Pil di investimenti nel settore entro il 2024. Oggi siamo all'1,12%

Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg / Nato

Non serviranno le missioni internazionali dei nostri soldati a “salvare” il bilancio statale. Non lo ha detto in questi termini, ma il senso delle parole del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, è chiaro: l'Italia deve fare di più nella spesa per la difesa. E nei calcoli, a differenza di quanto richiesto dal governo, non potrà tenere conto dei costi delle operazioni militari congiunte, come quelle condotta sotto l'egida Ue o Onu. 

La parole di Stoltenberg, dette a margine della prima giornata di riunione a Bruxelles dei ministri della Difesa della Nato, arrivano come uno schiaffo al nostro paese. L'Italia, infatti, su pressione principalmente degli Stati Uniti, si è impegnata a portare i propri investimenti in difesa al 2% del Pil entro il 2024. Oggi siamo fermi all'1,12%. In altre parole, in sei anni, le casse dello Stato dovranno sborsare il doppio di quanto spendono oggi. 

La posizione dell'Italia

La ministra della Difesa Roberta Pinotti, poco prima di incontrare Stoltenberg, ha tenuto a mettere le mani avanti, dicendo che questi incrementi andranno fatti anche “in relazione alle condizioni di crescita del paese”. In questi anni, ha spiegato Pinotti, “abbiamo stabilizzato la spesa della difesa e cominciato a incrementarla, tenendo conto che le esigenze di un paese sono molte, quindi compatibilmente anche con altre esigenze”. Continueremo su questa strada, assicura, che è una strada di responsabilità. Peraltro l'efficienza e la capacità delle nostre forze armate è dimostrata sul campo e riconosciuta da tutti, quindi vuol dire che, anche se non siamo ancora al 2%, i soldi che stiamo spendendo li stiamo spendendo bene”.

Il riferimento della ministra è alle missioni internazionali in cui è convolta l'Italia e che il governo vuole che siano contabilizzate nel calcolo delle spese in difesa: “Fino ad ora non si è ancora trovata la modalità per calcolare il peso delle missioni nell'ambito delle cosiddette 3C, cioè capacità, presenza nelle missioni e cash – spiega Pinotti - Noi riteniamo che la presenza nelle missioni debba essere considerata, insieme agli altri, un dato fondamentale, perché vuol dire la generosità e la disponibilità a lavorare sulla sicurezza comune. Quindi, ci auguriamo che sia trovato presto un sistema per calcolare queste cose. Noi siamo tra i principali paesi contributori della Nato, oltre a essere il principale paese contributore nelle missioni Ue e, tra i paesi europei, nelle missioni Onu”. 

Ma a quanto pare, questo ragionamento non convince né gli Usa, né la Nato.

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