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Venerdì, 24 Giugno 2022

La polemica no-vax che Sassoli avrebbe zittito con un sorriso

Ognuno potrà avere il suo giudizio sul politico David Sassoli, scomparso nella notte tra il 10 e l'11 gennaio in un centro oncologico di Pordenone. Ma ci sono alcuni aspetti del suo profilo di personaggio pubblico che difficilmente si prestano a interepretazioni divergenti. Tra questi, la capacità di sfuggire con eleganza e pacatezza a ogni polemica, evitando scontri diretti, tanto più a mezzo stampa. E la riservatezza sulla sua vita privata, che ha sempre mantenuto con rigore, anche quando, dieci anni fa, fu colpito da una grave malattia. Ecco perché, soprattutto a chi lo ha conosciuto, fa rabbia, e anche un po' di disgusto, la polemica scatenata su media e social sulle presunte "vere" cause della sua morte. 

Già nei mesi scorsi, quando Sassoli era stato costretto ad annullare i suoi impegni istituzionali, sul web erano incominciate a circolate indiscrezioni su presunti gravi effetti che il vaccino contro il Covid-19 avrebbe avuto sulla salute del presidente del Parlamento europeo. Ad alimentarle erano stati i vari gruppi su Facebook, Telegram e Whatsapp che sono diventati il ritrovo dei cosiddetti no-vax. Inevitabilmente, il passaggio dalla periferia dei social alla gran cassa dei media è stato rapido. Scatenando polemiche. Lo stesso Sassoli, venendo meno alla sua riservatezza, aveva provato a frenare qualsiasi speculazione sulla sua salute, spiegando in un video-messaggio di essere stato colpito da una polmonite causata dalla legionella. Ma non è bastato.

Anche in queste ore di ansia e attesa, e poi di lutto, è tornata in auge la teoria secondo cui sia stato il vaccino a causare la morte di Sassoli. Dall'Italia alla Francia, è tutto un fioccare di allusioni e ricostruzioni che si fanno presto sentenza e accuse nei confronti di quell'Europa che con la sua campagna vaccinale avrebbe ucciso uno dei suoi. Tra le "prove" citate c'è il breve comunicato rilasciato 24 ore prima della scomparsa dal portavoce del presidente dell'Eurocamera, in cui per la prima volta si rende noto il nuovo ricovero di Sassoli e si parla di "disfunzione del sistema immunitario". Per i cospirazionisti del Covid, è stato il vaccino a provocare tale disfunzione. Per chi conosce bene l'ex giornalista Rai, il pensiero va invece a 10 anni fa, quando Sassoli affrontò nel massimo riserbo una malattia che, purtroppo, ti segna a vita. 

Nessuno, al di là di chi lo conosceva anche nel privato, lo ha mai saputo. Sassoli, all'epoca della malattia, era già eurodeputato, nel pieno della sua nuova carriera politica. Avrebbe potuto raccontare al pubblico quello che stava passando, avrebbe magari anche potuto sfruttare a fini politici la sua guarigione, ergendosi a esempio di coraggio e tenacia. Invece, fino all'ultimo, ha tenuto per sé l'origine dei suoi problemi di salute. A rivelarla pubblicamente è stato il giornalista David Caretta, storico corrispondente da Bruxelles, su Twitter: "Un'informazione per i miserabili no-vax che stanno speculando sulla scomparsa di David Sassoli. Sassoli dieci anni fa aveva subito un trapianto di midollo a seguito di un mieloma, tumore delle plasmacellule. Che un dio, se c'è, non vi perdoni", ha scritto.

Basta fare una ricerca su Internet per capire come il mieloma sia un male strisciante che purtroppo riappare nel tempo, anche anni dopo averlo sconfitto. E che tale male abbia decisamente molte più probabilità di essere la causa di quella "disfunzione del sistema immunitario" che certi no-vax sbandierano oggi come prova inconfutabile dei danni del vaccino. Tanto più se si considera la struttura specialistica in cui il presidente dell'Eurocamera è stato ricoverato, un centro oncologico.

Restiamo, tuttavia, nel campo delle ipotesi, perché, nel momento in cui scriviamo, non ci sono informazioni ufficiali. La verità la sanno i medici, e con loro i famigliari e chi è rimasto vicino a Sassoli fino all'ultimo. Ed è anche giusto che sia così, che tali informazioni restino nell'ambito privato. Perché speculare sul dolore e sulla morte non dovrebbe mai essere un atto politico o di rivendicazione. Ce lo ha insegnato lo stesso Sassoli, non con le parole, ma con il suo esempio. Così come ha dimostrato con i fatti che evitare inutili polemiche e scontri al vetriolo è possibile, anche in un campo che, in Italia come altrove, è sempre più simile a un ring o a un reality show. Ecco perché, se fosse vivo, siamo certi che Sassoli avrebbe risposto col silenzio alle teorie e alle polemiche sulla sua morte. Zittendole con un sorriso. 

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