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Sabato, 28 Maggio 2022
Crisi migratoria / Grecia

Atene sotto accusa: "Il governo sta lasciando morire di fame i migranti"

È l’allarme lanciato dal comitato internazionale di soccorso che dal 2015 monitora la difficile situazione dei campi profughi in Grecia

Alcuni gruppi umanitari hanno accusato il governo greco di affamare le persone nei campi profughi con decisioni politiche "consapevoli" che hanno lasciato migliaia di persone senza accesso al cibo. Al quaranta per cento degli occupanti del campo, circa 6mila rifugiati, sono stati negati i mezzi di sussistenza di base, secondo una stima Comitato internazionale di soccorso (Irc) per scoraggiare il flusso di migranti. Secondo l'associazione Atene ha creato una situazione intollerabile in cui i rifugiati stanno lottando per nutrirsi da mesi.

Il governo di centro-destra ha deciso di bloccare le forniture di cibo per coloro che non sono più nel mezzo della procedura d'asilo. Anche se i campi profughi hanno una popolazione di quasi 17mila persone, gli ultimi contratti alimentari hanno valutato disposizioni per solo 10mila rifugiati, ha rivelato il Guardian. I più colpiti sono coloro che non hanno ottenuto il diritto all’asilo che in base alle nuove politiche greche, denunciano le Ong, non sono più sotto la protezione del governo, che non fornisce quindi loro cibo.

"È impensabile che la gente soffra la fame in Grecia", ha detto Martha Roussou dell’Irc. La cifra che preoccupa di più le Ong è quella dei bambini. Circa il 40 per cento della popolazione residente nelle strutture statali sono minori. "Gli insegnanti delle scuole elementari locali hanno riferito che i bambini si presentano a scuola senza aver mangiato, senza nemmeno una merenda per affrontare la giornata", ha spiegato il Comitato in un comunicato.

"Si è creata una situazione in cui migliaia di persone sono state lasciate in un limbo legale e in totale indigenza, senza accesso al cibo e ad altri diritti fondamentali nei campi", ha detto Minos Mouzourakis, responsabile legale di Refugee Support Aegean, un gruppo di solidarietà per migranti ad Atene. "Ciò che è assolutamente chiaro è che la crisi della fame che si sta sviluppando in Grecia è il risultato diretto delle scelte politiche consapevoli del governo", ha concluso.

In una lettera aperta indirizzata ai funzionari greci e dell'Ue, le Ong hanno chiesto che il cibo sia dato a tutti i residenti del campo, indipendentemente dal loro status legale. Il commissario europeo per gli affari interni, Ylva Johansson, ha risposto che le autorità greche sono state ripetutamente invitate a "garantire che tutte le persone, in particolare quelle vulnerabili" ricevano cibo e altri beni di prima necessità. 

Ma Atene respinge ogni accusa, definendo le accuse delle “sciocchezze”. "Se ci sono 10 rifugiati in questo Paese a cui è stato negato il cibo, lascerò il mio lavoro", ha detto Manos Logothetis, segretario generale per l'accoglienza dei richiedenti asilo. "Se esistesse davvero una crisi di fame ci sarebbero rivolte e proteste. Siamo in discussione con il commissario dell'Ue ogni settimana e l'abbiamo rassicurata che non c'è nessun problema con il cibo, che tutti coloro che dovrebbero riceverlo, compresi i vulnerabili e gli incapaci, stanno ricevendo supporto", ha aggiunto.

L'amministrazione di Kyriakos Mitsotakis ha adottato un approccio molto più duro alla questione rispetto a quello di Alexis Tsipras, il suo predecessore di sinistra. L'anno scorso il governo ha assunto il controllo della gestione di tutti i 24 campi sulla terraferma, precedentemente amministrati dall'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, e in un processo molto ritardato ha preso in carico un programma di assistenza in denaro finanziato dall'Ue, precedentemente gestito dalle Nazioni Unite. La caotica transizione ha ulteriormente esacerbato la crisi alimentare e le elargizioni per i rifugiati che avevano diritto a pagamenti in contanti nei campi e negli alloggi privati sono state congelate per tre mesi.

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