I migranti sfruttati costano all'Ue 3,7 miliardi. Ma solo il 3% è speso per assisterli

Uno studio commissionato dall'Ue stima che il 90% dei costi per le casse pubbliche riguardano lo sfruttamento patito dalle vittimi durante la tratta e soprattutto durante la permanenza in Europa. L'investimento per aiutarli da un punto di vista sanitario e sociale è marginale

La tratta di esseri umani pesa sulle casse dei Paesi Ue ben 3,7 miliardi di euro all'anno. Ma guai a cedere a facili conclusioni: solo il 3% dei costi riguarda quello che la destra europea definisce il "business dei migranti", ossia l'assistenza alle vittime appena sbarcate. Il grosso della spesa riguarda quel che avviene nel lungo termine, ossia i costi legati allo sfruttamento delle vittime di tratta, compreso quello economico all'interno delle Ue, come il caporalato nei campi. È quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori del Violence and Society Centre della City University of London e pubblicato dalla Commissione europea.

Lo studio prende in analisi il 2016, quindi con il Regno Unito ancora nell'Ue. In totale, quell'anno furono registrate 11.832 vittime di tratta. I ricercatori hanno mappato i costi sostenuti lungo il tragitto, tra cui il coordinamento anti-tratta, le forze dell'ordine, i servizi specializzati, i servizi sanitari e assistenziali, il mancato contributo economico e la ridotta qualità di vita. I costi associati alla ridotta qualità di vita delle vittime sono stati calcolati monetizzando l'impatto mentale e fisico della tratta - per esempio la probabilità di avere problemi fisici legati alla violenza fisica o problemi di salute mentale legati alla violenza sessuale.

Quello che ne emerge è un quadro che ribalta la tesi per cui gli Stati Ue spendono troppo per aiutare i 'migranti' al loro arrivo. Al contrario, "l'assistenza alle vittime è insufficiente", denuncia lo studio: perché se ogni vittima costa alle casse pubbliche 312.756 euro nell'arco della sua vita, solo 9mila euro sono spesi in assistenza e appena 2mila euro per la prevenzione (ossia per colpire i trafficanti dai Paesi di partenza). Quasi il 20% dei costi è legato allo sfruttamento all'interno dell'Ue, ossia al fatto che molto spesso i migranti vittime lo sono due volte, prima durante la tratta, poi nel Paese in cui arrivano: dalla prostituzione al caporalato, lo studio calcola 59mila euro dei perdita economica ogni vittima, ossia circa 705 milioni di euro stando ai dati del 2016.

Il costo più importante, secondo lo studio, riguarda sempre il post-tratta: i ricercatori lo definiscono "perdita di qualità di vita" e rappresenta una stima dei costi diretti e indiretti per la società che si generano in seguito ai danni fisici e psichici patiti da chi passa per le mani degli sfruttatori. Questa "perdita" graverebbe sulle casse pubbliche dei Paesi Ue per ben 1,5 miliardi, quasi il 40%. L'altro grande costo riguarda le spese per pagare il lavoro delle forze dell'ordine, calcolato in 1,1 miliardi (circa il 30%). 

"Misurare il costo della tratta di esseri umani apporta una prospettiva aggiuntiva per comprenderne i danni", dichiara la professoressa Sylvia Walby, Direttrice del Violence and Society Centre della City University of London. "Stimare in termini economici la tratta della vittima può aiutare a migliorare il processo decisionale sul modo migliore di utilizzare i fondi pubblici. Constatiamo come la spesa per i servizi di supporto specializzati sia modesta in confronto al costo dei danni per la società", ha proseguito.

Lo studio riporta che il 56% delle vittime registrate sono state vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale. E che ben il 90% delle donne, a prescindere o meno se siano finite nel giro della prostituzione, hanno subito violenza sessuale. Secondo i ricercatori, sono proprio i reati legati alla violenza sessuale quelli che pesano di più sulle vittime e quindi sui costi complessivi per la società. Un aspetto che spesso viene messo in secondo piano dalla politica e del dibattito pubblico. 

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