Libia, Onu impone per la prima volta sanzioni contro 6 trafficanti. Alcuni avrebbero stretto patti con l'Italia

Tra le persone inserite nella blacklist uno dei capi della guardia costiera, finanziata dall'Ue, e diversi esponenti con cui il governo italiano avrebbe trattato per fermare i flussi migratori

Per la prima volta, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato delle sanzioni individuali contro sei trafficanti di esseri umani in Libia. Tra di loro ci sono anche esponenti della guardia costiera del Paese o individui con cui lo Stato italiano avrebbe trattato per fermare i flussi migratori diretti verso le nostre coste. Fra i sanzionati figura ad esempio Abd al Rahman al Milad, che è il capo della Guardia costiera di Zawiya, che viene finanziata anche con i fondi dell'Unione europea. 

Il doppio gioco con fondi Ue

Le Ong hanno spesso accusato la guardia costiera di Zawiyah di essere la più propensa ad usare la violenza per riportare le imbarcazioni dei migranti dirette in Europa sulla terraferma. A quanto pare al Milad faceva il doppio gioco, fermando le imbarcazioni dei trafficanti concorrenti per avere il monopolio sulla rotta. Tra le motivazioni delle sanzioni anche il fatto che l'uomo e gli altri membri della guardia costiera sarebbero stati "direttamente coinvolti nell'affondamento delle barche dei migranti utilizzando armi da fuoco".

L'uomo dele trattative con l'Italia?

Nella blacklist c'è anche Ahmed al Dabbashi, soprannominato Alamu (o Al Ammu), influente leader di Sabratha, tra le principali città di partenza dei migranti, personaggio che, secondo il Guardian, sarebbe stato centrale nelle trattative con il governo italiano dell'anno scorso per il controllo dei flussi migratori. Tutta l'indagine, secondo la denuncia del quotidiano britannico, porrebbe non poche ombre sugli accordi stretti nel Paese dall'ex ministro dell'Interno, Marco Minniti.

La lista prosegue con Mussab Abu Ghrein, cittadino libico noto anche come Musab Abu Qarin, accusato di trafficare i migranti provenienti dal Sudan e dal Niger e di "passarli" al clan di Dabbashi. Quest'ultimo è accusato dalle Nazioni Unite di guidare una rete di traffico transnazionale che ha trasportato 45mila persone via mare nel solo 2015. Tra i viaggi organizzati da Abu-Quarin ci sarebbe anche quello che finì in tragedia vicino il 18 aprile del 2015, quando addirittura 800 persone sarebbero affogate nel viaggio verso la Sicilia. Anche lui, secondo il Guardian, avrebbe stretto accordi con il governo italiano.

"Diversi testimoni in indagini penali hanno dichiarato di essere stati prelevati in mare da uomini armati su una nave della guardia costiera chiamata Tallil (usata da al-Milad) e portata al centro di detenzione di al-Nasr, dove secondo quanto riferito sarebbero stati detenuti in condizioni brutali e sottoposti a percosse”, si legge nel documento. E a gestire il centro di al-Nasr a Zawiyah c'era il leader locale della Brigata, Mohammed Koshlaf, anche lui colpito dal provvedimento delle Nazioni Unite.

Gli altri sanzionati sono l'etiope Ermias Ghermay (ricercato anche dagli inquirenti italiani) e l'eritreo Fitwi Abdulrazek, sospettati di essere fra i principali responsabili del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, una delle più gravi catastrofi marittime nel Mediterraneo italiano con 368 morti accertati e circa 20 dispersi.

"Queste sanzioni inviano un forte messaggio: la Comunità internazionale è unita nella ricerca dei responsabili della tratta di esseri umani e del contrabbando. Non c'è posto nel nostro mondo per tali abusi dei diritti umani e della dignità umana", ha affermato l'ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, Nikki Haley. Le sanzioni includono il divieto assoluto di viaggiare e il congelamento dei beni all'estero. Molti di questi trafficanti hanno conti correnti nei paesi del Golfo e asset anche negli Usa.

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