Non solo Libia, i migranti muoiono anche nella Manica. Ong: “Londra responsabile della tragedia”

Un adolescente sudanese ha perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Inghilterra dalla costa francese. Sdegno dei volontari

Un peschereccio al largo della costa di Calais. Photo by Nilfanion (commons.wikimedia.org)

È bufera in Regno Unito sulla morte di un adolescente sudanese nelle acque della Manica. Ad attaccare pubblicamente le autorità britanniche ritenute responsabili dell’incidente sono i volontari della ong Care4Calais, attiva nell’assistenza dei migranti nella costa settentrionale francese che si affaccia al Canale della Manica. Il giorno dopo la tragedia, nel corso delle quotidiane operazioni di distribuzione di cibo e altri beni di prima necessità alle persone che sperano di raggiungere il Regno Unito, i volontari hanno chiesto un minuto di silenzio “per riflettere sul coraggio e la dignità del giovane sudanese che ha perso la vita nel tentativo di mettersi in salvo”, riporta la testata britannica The Guardian.

Le accuse

L’attivista Clare Moseley condanna l'incapacità del Governo di Londra nel fornire percorsi sicuri e legali ai richiedenti asilo che permettano loro di raggiungere il Regno Unito dal nord della Francia. “Le cose devono cambiare”, ha detto la Moseley ai giornalisti inglesi. “Abbiamo bisogno di un modo per far sentire correttamente le richieste di asilo delle persone senza che debbano rischiare la vita”, ha aggiunto.

La Manica come il Mediterraneo

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“La maggior parte dei giovani è già in viaggio da 12-18 mesi”, denunciano gli attivisti che si dedicano ad aiutare persone che arrivano già stremate alle coste settentrionali francesi. “La maggior parte di loro ha già fatto viaggi pieni di rischi attraverso la Libia o dalla Turchia alla Grecia". "Stiamo spendendo più soldi per la sicurezza nel nord della Francia - dicono i volontari con riferimento alle politiche dei Governi francese e britannico - quindi i prezzi dei trafficanti aumentano per far fronte a questa sicurezza". "Ma la domanda non è diminuita", assicurano in volontari riferendosi alle richieste di trasporto che ricevono i trafficanti di esseri umani. Un tema fin troppo noto anche agli attivisti e alle autorità che operano nel Mediterraneo.

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