"Permessi di viaggio per 11mila rifugiati", così la Grecia vuole inviare i migranti nel resto dell'Ue

La mossa di Atene per sbloccare l'impasse degli Stati membri sui ricollocamenti: "Un ufficio rilascerà fino a 250 visti al giorno, dobbiamo fare spazio ai nuovi arrivati"

Migranti a Lesbo, Grecia, 29 aprile 2016. ANSA/UFFICIO STAMPA OXFAM/PABLO TOSCO

Da un lato la Turchia, che in barba agli accordi con Bruxelles, continuerebbe a spingere i migranti al di là dei suoi confini europei, via terra e via mare. Dall'altro l'Ue, o meglio i suoi Stati membri, che continuano a rinviare qualsiasi accordo per una gestione comune dei flussi e, in particolare, per un ricollocamento stabile dei richiedenti asilo. E così, per sbloccare l'impasse e far prendere un po' d'ossigeno a centri d'accoglienza divenuti vere e proprie favelas ai limiti dell'umano, la Grecia ha deciso di rilasciare permessi di viaggio ai rifugiati in modo che possano prendere la strada verso altri Paesi dell'Unione, tanto più ora che i viaggi all'interno dell'Ue sono stati ripristinati.

L'annuncio è arrivato dal ministro per i Migranti, Notis Mitarakis: Atene ha previsto l'apertura di un ufficio specializzato nel rilascio di questi permessi. "Saremo in grado di rilasciare fino a 250 permessi di viaggio al giorno" ha detto Mitakaris stando alla stampa locale, aggiungendo che per i rifugiati "è un diritto viaggiare all'interno dell'Ue". Il governo, attraverso questa misura, spera di favorire la partenza di 11mila rifugiati entro la fine dell'anno per alleggerire i campi profughi allestiti dalle istituzioni sulla penisola e nelle isole dell'Egeo.

La decisione segue inoltre giorni di proteste e tensioni: decine di migranti e rifugiati costretti dalle autorità a lasciare le isole di Moira e Lesbo si sono accampati a inizio settimana a piazza Vittoria, nel centro di Atene, lamentando di non aver ricevuto indicazioni su dove andare. Secondo la legge greca, i rifugiati dopo 30 giorni devono lasciare le strutture governative e sostenersi da sé, ma come denunciano i difensori dei diritti umani, è un periodo troppo breve per permettere alle persone di stabilizzarsi, col rischio di rimanere in mezzo alla strada o finire in situazioni di sfruttamento. Alcuni gruppi invocano quindi l'impiego di alberghi o edifici vuoti per fornire alloggi ai rifugiati, cosa del resto già fatta in alcune zone del Paese. I permessi di viaggio accordati ora da Atene, come riporta la testata 'Kathimerini', avrebbero una validità di tre mesi e non permetterebbero di accedere a un lavoro fuori della Grecia.

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Intanto, in vista del vertice dei leader Ue in cui si parlerà anche di immigrazione, la Polonia sta battendo i pugni sui tavoli negoziali per bloccare un testo di compromesso. Un testo, a dirla tutta, che non contiene nulla di nuovo, ma solo l'impegno a sviluppare in futuro politiche sulla migrazione ispirate alla "solidarietà". Varsavia ha chiesto e ottenuto di togliere la parola solidarietà.

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