Dai migranti alle armi, ecco come l’Ue si prepara a cambiare la missione Sophia

L’operazione militare nata nel mezzo della crisi migratoria potrebbe diventare lo strumento nelle mani dell’Europa per assicurare l’embargo sugli armamenti in Libia. L’Italia si schiera con la Francia e altri 6 Paesi Ue per presidiare lo Stretto di Hormuz

“L’operazione Sophia era stata originariamente concepita anche per controllare il flusso delle armi verso la Libia” e non “solo (per affrontare, ndr) il problema dei migranti”, come ritiene “parte dell'opinione pubblica in Italia”. La precisazione arriva dall’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri, Josep Borrell, a pochi minuti dalla conclusione della riunione tra i ministri degli Esteri europei. Senza prendere decisioni formali, i ministri e i vertici della diplomazia Ue hanno concordato sull’esigenza di “rifocalizzare” l’operazione che è nata nel 2015, nel bel mezzo della crisi migratoria, con il dichiarato obiettivo di far fronte ai continui naufragi nel mar Mediterraneo, oltre che di contrastare i traffici illecitii esseri umani. Un’operazione finita in stand-by alla luce del calo dei flussi, ma anche di una diffusa diffidenza tra i Governi Ue nei confronti delle operazioni di salvataggio, oggetto di feroci polemiche politiche. 

Sophia 2.0

Le tensioni interne alla Libia prima e il coinvolgimento delle potenze straniere poi, hanno fatto il resto del lavoro per convincere i leader Ue a cambiare la natura dell’operazione. Nel progetto di ‘Sophia 2.0’, oggi annunciato dopo la riunione del Consiglio Ue Affari esteri, le attività di salvataggio dei migranti non sono nemmeno menzionate. L’operazione, secondo Luigi Di Maio, “va smontata e poi rimontata in maniera completamente diversa”. E, precisa, deve servire “per non far entrare le armi in Libia, per il monitoraggio dell’embargo”.

La situazione in Libia

“Voglio chiarire che quella in corso in Libia è una tregua e non ancora un cessate il fuoco” puntualizza Borrell, motivando le misure urgenti. Non trattandosi di un punto nell’agenda della riunione, l’Alto rappresentante ha chiarito che “nessuna decisione è stata presa sulla Libia”, nonostante la situazione rimanga “urgente”. Il dossier libico è stato trattato all’apertura della riunione, quando Borrell ha riferito i passi avanti verso la de-escalation compiuti grazie alla Conferenza di Berlino, un “grande successo per la diplomazia tedesca” che, però, non ha ancora portato a un vero e proprio cessate il fuoco, al quale la diplomazia europea “continua a lavorare”.

Tabella di marcia

Per assicurare che i progressi diplomatici corrispondano alla fine del traffico d’armi nel Paese dilaniato dalla guerra civile, Borrell precisa che “non basta la presenza in mare, ma occorre anche controllare i confini, occorrono satelliti e strumenti che non sono parte di Sophia”, nata, appunto, come operazione navale. Ma eventuali decisioni per trasformare finalità e mezzi in dotazione dell’operazione militare andranno discussi dagli organi competenti, a partire dalla prossima riunione del Consiglio Ue Affari esteri, prevista per febbraio.

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Nuova missione nello Stretto di Hormuz

Se sulla Libia si procede con cautela e tecnicismi, ben più decisa è l’azione dei Paesi Ue con riferimento alle tensioni in Iran. “Ho accolto con favore l’iniziativa di molti Paesi”, annuncia Borrell riferendosi a Francia, Paesi Bassi, Danimarca, Belgio, Italia, Portogallo, Grecia e Germania, “con riferimento alla creazione di una missione navale a guida europea per la sorveglianza dello Stretto di Hormuz”, che divide la Penisola arabica dalle coste dell’Iran. L’operazione promossa da Parigi, alla quale hanno aderito altri sette Governi Ue, tra i quali c’è anche quello italiano, “non è una decisione del Consiglio Ue”, precisa Borrell. Ciononostante, il numero uno della diplomazia bruxellese loda l’iniziativa, auspicando il mantenimento di “un sicuro ambiente per la navigazione” nella zona cruciale per il traffico delle navi petrolifere. L’operazione militare a guida del Governo francese, che -  precisa Borrell - “ha preso l’iniziativa ed è riuscito a unire molti Paesi europei”, sarà “qualcosa di diverso dall’iniziativa americana” nella regione, conclude l’Alto rappresentante per la politica estera Ue.

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