"Troppo Pd in Ue", il M5s si spacca a Strasburgo: in 4 dicono no a von der Leyen

Il voto di fiducia alla nuova Commissione Ue divide la pattuglia di 14 eurodeputati. Ma più che i dubbi sull'esecutivo pesano i malumori verso le scelte di Luigi Di Maio, compreso l'ok su Gentiloni e la composizione dei gabinetti

Da sinistra i deputati M5s D'Amato, Evi, Corrao e Pedicini

Avevano votato compatti la fiducia alla presidente Ursula von der Leyen, nominata dai leader di governo dell'Ue, compreso il premier Giuseppe Conte. Ma quando si è trattato di dare l'ok definitivo all'intero team della nuova Commissione, di cui fa parte il dem Paolo Gentiloni, il Movimento 5 stelle al Parlamento europeo si è spaccato: dei 14 deputati che pongono la pattuglia pentastellata a Strasburgo, in 4 hanno deciso di non seguire l'indicazione del Movimento, astenendosi o votando contro il nuovo Esecutivo Ue. 

Le ragioni della fronda

Il primo a spiegare le ragioni della fronda 5 stelle è stato Piernicola Pedicini, che insieme al collega Ignazio Corrao ha votato contro la fiducia alla Commissione (le altre due ribelli, Rosa D'Amato ed Eleonora Evi si sono astenute): "A luglio di quest’anno abbiamo aperto una linea di credito nei confronti della designata presidente della Commissione europea, Ursula van der Leyen", premette Pedicini, ma da quel momento in poi, scrive su Facebook, "sono successe tante cose". Cosa? "Abbiamo partecipato alle audizioni dei commissari designati, per esempio che, alle domande più scomode, sfuggivano come anguille con risposte in perfetto stile politichese - spiega - Molte delle proposte di commissario europeo sono state bocciate dallo stesso Parlamento europeo, perché palesemente inadeguate o perché in presenza di un pesante conflitto di interesse. E chi li ha sostituiti portava in dote un conflitto di interesse ancor più grande di chi li precedeva". Per Pedicini, questa è la dimostrazione che von der Leyen è una presidente "troppo debole e che non avrà nessuna possibilità di intraprendere quella strada di rinnovamento che i cittadini europei chiedono a gran voce".

La questione delle nomine Ue

Ma il post di Pedicini non finisce qui. Ed è proprio nella seconda parte del suo intervento che emergono i veri motivi del dissenso interno al Movimento. Più che i dubbi sulla Commissione von der Leyen, infatti, a pesare sui malumori degli eurodeputati 5 stelle sono state le scelte compiute negli ultimi mesi a Roma, comprese quelle riguardanti le nomine del commissario Ue italiano e dei posti chiave nel sottogoverno Ue. Anche se i dissapori sono cominciati anche da prima: la campagna per le Europee, per esempio, con la scelta di imporre dei capilista senza consultare la delegazione dell'Eurocamera. O ancora le scelte sulle alleanze europee, che si sono risolte con il M5s isolato in Parlamento, senza un gruppo di riferimento e dunque con una agibilità politica ridotta al minimo. 

Di questi malumori Pedicini non parla, ma si concentra sugli ultimi 4 mesi. "Votare von der Leyen - dice ancora l'eurodeputato - vuol dire votare un intero pacchetto. Nel pacchetto, e stavolta per responsabilità del nostro Governo, ci sono anche i ruoli chiave dei ministeri con personaggi che rappresentano il filo continuo con la politica di svendita dell’Italia in Unione europea. Abbiamo un presidente del Parlamento del Pd, un ministro dell’Economia del Pd, un ministro degli Affari europei del Pd e adesso anche un commissario europeo del Pd".

L'affondo su Gentiloni e il Pd

Pedicini, che sottolinea che "a me la Lega fa vomitare tanto quanto il Pd", ricorda di aver chiesto a Gentiloni, durante l'audizione all'Eurocamera, se "avrebbe avuto il coraggio di mettere in discussione quelle regole europee che schiacciano l’Italia e lui, per tutta risposta, ha pensato bene di sacrificare l’alleato di governo per rassicurare i colleghi tedeschi e francesi che si sono affrettati a votarlo. Tipico del Pd, sono fatti così, ti fanno i complimenti, ti dicono che sei bravo, ti dicono che dobbiamo lavorare insieme. Solo che, nel frattempo, le nomine del sistema Italia in Unione europea, con la piena collaborazione della Rappresentanza italiana (anch’essa tutta del Pd) le hanno fatte tutte loro. E al Movimento 5 stelle? Zero spaccato!", lamenta l'eurodeputato.

Alla ricerca del gruppo perduto

Insieme alla questione delle nomine, su cui gli eurodeputati frondisti avrebbero voluto avere maggiore peso, anche visti i loro 5 anni di esperienza tra Bruxelles e Strasburgo (sono tutti al secondo mandato), c'è anche quella del gruppo parlamentare. Dopo l'addio all'alleanza con Nigel Farage, i 5 stelle si sono trovati con un solo partito disposto a creare un nuovo gruppo. Troppo poco per le regole del Parlamento. E cosi' hanno intrapreso, dopo diversi colloqui, un dialogo con i Verdi. Ma le porte del gruppo ecologista europeo continuano a restare chiuse. Proprio ieri, il copresidente dei Verdi Philippe Lamberts aveva detto chiaro e tondo che il problema non è con i singoli componenti della pattuglia M5s a Strasburgo, ma con la gestione del Movimento a Roma (compresi i legali con la Casaleggio associati).

Ecco perché dietro la fronda, potrebbe esserci anche il rischio di una scissione da parte di un pezzo del M5s in direzione proprio dei Verdi. Del resto, il profilo dei frondisti ben si adatta a quello dei Green: Pedicini è tra i più forti contestatori delle trivellazioni petrolifere nella sua Basilicata, la tarantina D'Amato è sempre stata contraria all'accordo tra il governo e ArcelorMittal sull'ex Ilva e all'ok sul gasdotto Tap, mentre la lombarda Evi è da anni la portabandiera delle idee ambientaliste e animaliste del Movimento al Parlamento Ue. Il loro approdo nei Verdi europei, dunque, non stupirebbe. Era già successo nella scorsa legislatura con l'ex 5 stelle Marco Affronte. 

"Niente sanzioni"

Ma per ora, almeno stando alle voci ufficiali del Movimento, non è prevista alcuna scissione. "La maggioranza e la posizione del M5s è a favore di questa Commissione, che è anche espressione del governo nazionale", ha tenuto a precisare a margine del voto la capodelegazione Tiziana Beghin, per poi aggiungere che le defezioni sono dovute "all'anima diversificata" del Movimento. Per questo, fanno sapere da Roma fonti vicine a Luigi Di Maio, "contro i 4 eletti che hanno votato in dissenso non dovrebbero essere assunti provvedimenti disciplinari: "Le loro sono solo posizioni in dissenso, non saranno sanzionati", hanno detto all'Adnkronos.

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