I miliziani libici pronti a riaprire i 'rubinetti' dell'immigrazione per ricattare l'Italia e l'Europa

Uno studio dell'European University Institute ha analizzato le cifre degli sbarchi e quelle dei transiti di migranti attraverso la Libia ipotizzando che il calo dello scorso anno e il recente aumento mostrino che le bande criminali stiano cercando di dimostrare a Roma e Bruxelles che senza trattare con loro non si potranno arrestare i flussi

foto Ansa

Se i flussi migratori dalla Libia verso l'Italia sono diminuiti non è perché la guardia costiera del paese sta facendo bene il suo lavoro, o perché siano diminuiti gli ingressi a sud. Sono i miliziani e i trafficanti di esseri umani che decidono di aprire o chiudere i “rubinetti” dell'immigrazione per far capire all'Europa e all'Italia che devono trattare con loro. È l'ipotesi di un paper dell'European University Institute che ha analizzato i dati dei flussi trovando delle incongruenze con le spiegazioni ufficiali che vengono date.

Calo del 75% nel 2018

Nei primi 5 mesi del 2018 solo 13mila migranti sono arrivati irregolarmente sulle coste italiane, una cifra molto inferiore rispetto ai 60.300 ingressi nello stesso periodo del 2017 che rappresenta un calo del 75% afferma lo studio firmato da Luca Ranieri che sottolinea che nel lungo periodo la riduzione è ancora maggiore. Tra luglio 2016 e aprile 2017, circa 148mila migranti hanno raggiunto l'Italia lungo la cosiddetta rotta del Mediterraneo centrale e un anno dopo, nello stesso periodo di dieci mesi, solo 43mila: una diminuzione dell'80% che se continuasse porterebbe presto ai minimi storici raggiunti nell'era Gheddafi.

La nuova Guardia costiera

Ma come è stato possibile? Di sicuro grazie al fatto che l'Europa ha aiutato la Guardia costiera a migliorare le sue capacità di intercettazione: mentre nel 2016 aveva intercettato l'8% delle navi dei migranti diretti in Italia, questa cifra è salita a partire da metà 2017 e raggiungendo il 46% durante il primo semestre del 2018. Ma se guardiamo le cifre di quanti migranti sono stati fermati i conti non tornano. Durante i primi quattro mesi del 2017 la Guardia Costiera libica ha intercettato e riportato indietro 3.509 migranti. Nello stesso periodo del 2018, questa cifra è salita a 4.964, un aumento consistente ma che “non è in grado di fornire una spiegazione esauriente per una diminuzione incommensurabilmente più alta del numero di migranti che raggiungono l'Italia (-32.000, circa)”, denuncia lo studio.

La chiusura del confine sud

Un'altra causa della diminuzione rivendicata dall'Europa è la chiusura del confine meridionale. Secondo i dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) attraverso il Niger sarebbero transitati 300mila migranti nel 2016, ma dopo che l'Ue ha assicurato maggiori fondi al Paese, che è fortemente dipendente dagli aiuti europei e stranieri, nel 2017 sono stati registrati solo 35.800 transiti. Anche qui un calo impressionante ma il paper prova ad andare più a fondo nelle cifre, affermando che anche questi numeri non sono sufficienti a spiegare il calo degli sbarchi. I nigeriani rappresentano la seconda più grande nazionalità di migranti in transito attraverso il Paese. In 53mila sono stati avvistati ad Agadez, una delle città sulla rotta verso la Libia, e nel 2017 sono stati solo 2.700. Eppure nello stesso anni più di 18mila nigeriani sono arrivati in Italia, con la maggior parte di loro che hanno attraversato il Niger e hanno trascorso meno di un anno in viaggio. “Questa discrepanza evidenzia come le misure repressive potrebbero aver portato i flussi migratori ad andare underground, ricorrendo a rotte meno osservabili (e meno sicure) e cartelli criminali meglio organizzati in grado di evitare il rilevamento”, afferma il ricercatore. Insomma “i flussi migratori attraverso il Niger verso la Libia potrebbero essere diminuiti, ma non al tasso spettacolare documentato dall'Oim”.

La "scatola nera" Libia

E allora come spiegare il calo degli sbarchi? Secondo il paper bisogna trovare la risposta all'interno della “scatola nera” Libia. “I critici hanno sostenuto che l'improvviso calo delle partenze a partire da luglio 2017 è stato il risultato di un controverso accordo segreto nel quadro della ristrutturazione dell'apparato istituzionale della Libia, in base al quale le autorità italiane hanno offerto sostegno economico e legittimazione politica ai contrabbandieri e alle milizie libiche per porre fine alla migrazione irregolare”, e anche se “le autorità italiane hanno ripetutamente respinto queste accuse”, tuttavia “l'improvviso aumento dei flussi migratori nel giugno 2018 mette in evidenza le dinamiche mutevoli e l'organizzazione del traffico di migranti in Libia, che conferisce ulteriore credibilità a questa congettura”. I migranti sarebbero intrappolati nei centri di detenzione delle milizie o da questi scacciati dal Paese attraverso il deserto, come diverse organizzazioni umanitarie hanno denunciato.

Il ricatto dei trafficanti per ottenere privilegi

Insomma, conclude lo studio, “anche se è certamente troppo presto per trarre conclusioni definitive, si può ipotizzare che questa coincidenza equivalga a un messaggio politico indirizzato al nuovo governo di Roma per estorcere la continuazione della protezione con la minaccia di aprire la 'diga' dell'immigrazione irregolare”, e “se questo fosse vero, dimostrerebbe che, proprio come nel caso di Gheddafi, la minaccia di 'rendere nera l'Europa' viene utilizzata da sgradevoli attori politici per ottenere concessioni e privilegi”.

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