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Lunedì, 29 Novembre 2021
Regno Unito

Johnson ignora (per ora) i medici: niente mascherine o Green Pass

Il premier britannico tira dritto con la strategia del liberi tutti ed esclude il ritorno di un lockdown, nonostante gli appelli del servizio sanitario. "Stiamo imparando a convivere con il coronavirus"

Nonostante il coronavirus la vita deve tornare alla normalità, il Covid-19 non sparirà e dobbiamo imparare a conviverci. Boris Johnson sembra essere tornato lo spavaldo che era all'inizio della pandemia e non ha alcuna intenzione di introdurre di nuovo in Inghilterra neanche delle semplici regole come l'uso di mascherine nei luoghi affollati, o il lavoro da casa quando possibile e di sicuro non il Green Pass per andare al ristorante. Con il "Freedom Day" del 19 luglio scorso sono state eliminate in Inghilterra tutte le restrizioni e non si torna indietro. E questo nonostante le forti pressioni che stanno arrivando dai medici dell'Nhs, il servizio sanitario nazionale, che temono che gli ospedali possano presto essere di nuovo sotto pressione.

Il coronavirus è “sotto controllo”, ha detto il premier in una riunione di gabinetto, secondo quanto riporta il Times, e i ministri sono fermamente convinti che non sia necessario cambiare rotta nonostante il numero più alto di decessi giornalieri da marzo. Ieri sono stati segnalati 223 morti e 43.738 nuovi casi, ma Johnson ha detto all'esecutivo che "i ricoveri ospedalieri rimangono sostanzialmente piatti", con numeri ancora inferiori rispetto all'estate e ha sottolineato che la media dei decessi in un periodo di sette giorni, che è di 130, è inferiore a quella del mese scorso. Il Segretario di Stato all'Economia, Kwasi Kwarteng, che oggi ha partecipato a diversi programmi televisivi e radiofonici per spiegare la linea del governo, non solo ha sostenuto che un altro lockdown sarebbe sbagliato, ma ha anche minimizzato la possibilità che vengano introdotte anche semplice misure leggere. "Non sentiamo che ora sia il momento per il piano B. Quello che stiamo cercando di fare è convincere le persone che non sono state vaccinate a fare l'iniezione e ad aumentare il numero di quelle che hanno fatto il richiamo".

Il Piano B era stato presentato a settembre da Johnson che aveva spiegato che se il "piano A", cioè terza dose e vaccini antinfluenzali per le categorie a rischio, non fosse stato sufficiente per prevenire "pressioni insostenibili" sul servizio sanitario, si sarebbe introdotto di nuovo l'obbligo di mascherine in alcune circostanze, chiesto alle persone che possono farlo di lavorare da casa e introdotto passaporti vaccinali per andare nei locali al chiuso, cosa quest'ultima che è già obbligatoria in Scozia e Galles. Ma Johnson non sembra intenzionato a fare questo passo, non ancora almeno. "Certo c'è il rischio di maggiori infezioni, ma la cosa importante qui è guardare ai ricoveri e purtroppo i tassi di mortalità, e quelli rispetto a dove eravamo anche solo a gennaio, sono molto, molto inferiori", ha sostenuto Kwarteng, aggiungendo: “Stiamo imparando, penso, a convivere con il virus. È ancora una situazione difficile, ma è una situazione molto migliore di quella in cui eravamo anche solo quattro o cinque mesi fa quando eravamo nel mezzo di un lockdown”.

"Parlo con i leader delle strutture sanitarie ogni giorno e assolutamente tutti mi hanno detto che il loro servizio è sotto forte pressione, e siamo solo a metà ottobre. In futuro le cose andranno solo peggio", ha detto però Radio Bbc Matthew Taylor, il capo della confederazione dell'Nhs, nel chiedere non solo un Piano B, ma un piano B plus, rafforzato. "Il servizio sanitario è proprio al limite. Se le cose peggiorano non saremo in grado di fornire il livello di servizio di cui le persone hanno bisogno".

Ma nonostante gli appelli dei medici, gli scienziati che consigliano il governo al momento non pensano che ci siano ragioni per preoccuparsi troppo. Lo scienziato dell'Imperial College, Neil Ferguson, che all'inizio della pandemia fu ribattezzato professor lockdown, perché chiedeva la linea dura, ora dice che non c'è "motivo per farsi prendere dal panico", anche se ha esortato le persone a essere caute riguardo ai contatti sociali. Per lui è "fondamentale accelerare il programma di richiamo" con milioni di anziani idonei che non hanno ancora ricevuto una terza dose nonostante le preoccupazioni sulla diminuzione dell'immunità. "Penso che dobbiamo occuparci di questo e dobbiamo dare la priorità al programma di vaccinazione di richiamo, ma non siamo nella stessa posizione dell'anno scorso", ha detto parlando ieri alla Bbc Radio 4: .

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