“Italiani, venite in Albania: qui meno tasse e burocrazia”

Lo spot del premier Edi Rama, davanti ai responsabili di 200 imprese. Il paese è in crescita e sempre più albanesi e nostri concittadini lasciano l'Italia per far rotta verso Tirana e dintorni. Ma non è tutto oro quel che luccica

EPA/MALTON DIBRA

“Gli imprenditori italiani trovano in Albania meno tasse e burocrazia che nel loro paese”. E' lo spot con il quale il premier di Tirana, Edi Rama, ha accolto oggi una delegazione di circa 200 aziende che stanno investendo o che sono pronte a investire nel paese dei Balcani occidentali, considerato, a torto o ragione, il nuovo Eldorado delle imprese italiane (e della delocalizzazione).

Fisco amico e stipendi mensili a 300 euro

Su tasse e burocrazia, del resto, Rama non mente: la pressione fiscale nel paese è intorno al 15%, un operaio costa in media 300 euro al mese e le pratiche amministrative sono più rapide. Il costo della vita più basso, poi, rende ancora più vantaggioso stabilirsi qui. Ecco perché sempre più italiani si stanno trasferendo in Albania: tra chi si è spostato in pianta stabile e chi fa il pendolare, le presenze italiane hanno raggiunto quota ventimila. Si stima che solo nel 2016, circa 250 imprese del Belpaese abbiano aperto una sede al di là dell'Adriatico.

E lo stesso tragitto lo stanno facendo tanti emigranti albanesi “di ritorno”, coloro che negli anni passati hanno raggiunto l'Italia in cerca di fortuna e che adesso sperano di ritrovarla in patria. Secondo le ultime stime, ogni anno circa 2mila albanesi lasciano l'Italia per far ritorno a casa. 

Ma non è tutto oro quel che luccica

Un rapporto Instat (l'Istat albanese) sulla fascia fra i 18 e i 29 anni, spiega che i giovani che tornano in patria sono convinti di trovare in Albania migliori opportunità d’impiego, ma la ragione più citata è “per aver perso il lavoro che avevano all’estero”. In realtà, nonostante la scolarizzazione in crescita e un generale miglioramento delle condizioni abitative e sanitarie nei paesi e nelle città, secondo i dati del Living Standards Measurement Study (LSMS, 2012), in Albania il 15 per cento dei giovani fra i 15 e i 29 anni vive ancora sotto la soglia di povertà. Non a caso un quinto dei giovani rientrati ha dichiarato all’Instat di avere una ferma intenzione di emigrare di nuovo.
 
Come spiega il giornalista Erion Gjatolli a Radio Vaticana, “c’è sicuramente una narrazione del miracolo albanese e di questa inversione di marcia tra le due migrazioni che, giornalisticamente, funziona molto; piace in Italia perché presenta anche una critica più o meno latente al nostro paese, piace qui perché viene vissuta come una sorta di rivincita dopo tanto migrare. Ma bisogna tenere presente che è una narrazione fondata su due filoni: quanto è bella la vita nel Block di Tirana e quanti sono gli italiani che vi si trasferiscono. Purtroppo il Block è la zona più esclusiva del centro di Tirana, vale a dire che fuori da quel centro, e soprattutto fuori da Tirana, la realtà purtroppo non è quella che viene dipinta dai reportage della stampa italiana".

Il difficile cammino verso l'Ue

La realtà fuori da Tirana la descrivono le inchieste della magistratura sul traffico di droga, che ha fatto dell'Albania una sorta di “Colombia d'Europa”. Ma anche i casi di corruzione nel settore pubblico e in quello privato. Non a caso, il cammino verso l'integrazione europea di Tirana è ancora pieno di ostacoli, soprattutto per quel che riguarda la riforma della giustizia. L'Albania spera di poter ottenere l'ok all'avvio dei negoziati di adesione all'Unione europea durante il 2018. "Vogliamo essere membri dell'Ue ma per me sarebbe un obiettivo raggiunto se potessimo essere una piccola parte dell'Italia, quella sua parte efficace", ha chiosato il premier Rama.

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