Italia, Spagna e Germania chiedono 'solidarietà obbligatoria' sui migranti, ma Visegrad annuncia battaglia

L'ambasciatore tedesco all'Ue ritiene che sia “l'unica soluzione” per gestire i flussi ai confini esterni, ma Ungheria e altri sei Paesi scrivono alla Commissione ribadendo la propria contrarietà. A rischio il nuovo Patto sulla migrazione che Bruxelles dovrebbe presentare nelle prossime settimane

Migranti salvati nel Mediterraneo - foto Ansa EPA/Javier Fuentes Figueroa

Introduzione di un sistema obbligatorio per il ricollocamento tra Paesi dei migranti arrivati sul territorio Ue e superamento del principio della responsabilità del primo Paese d'ingresso per i richiedenti asilo: sono due dei principali interventi che Italia, Cipro, Grecia, Malta e Spagna giudicano necessari per impostare una nuova politica Ue per l'immigrazione e l'asilo. Le proposte dei Paesi del Mediterraneo sono state presentate nel corso della teleconferenza dei ministri degli Interni e hanno trovato l'appoggio della Germania. Che però non è bastato: i governi di Visegrad, tra cui la Polonia e l'Ungheria, hanno fatto muro contro qualsiasi ipotesi di solidarietà interna tra gli Stati Ue sui migranti. 

La Germania: non c'è altra soluzione

Ad appoggiare la tesi dei Paesi mediterranei, come dicevamo, c'è anche la Germania: "Non credo che si possa davvero avere una soluzione al tema della gestione dei flussi di migranti se, a un certo punto, non decideremo di stabilire una sorta di trasferimento obbligatorio" tra i vari Paesi membri, ha dichiarato Michael Clauss, l'ambasciatore tedesco all'Ue, l'uomo che rappresenta il governo di Angela Merkel in tutte le trattative a Bruxelles. "Forse ci può essere una fase intermedia, ma alla fine è molto difficile per me vedere che potrebbe esserci un accordo e un sistema funzionante per la migrazione e l'asilo senza trasferimento obbligatorio", ha spigato l'ambasciatore parlando a un evento organizzato dall'European policy center, come riporta Politico.

La battaglia di Juncker

Dopo la crisi dei migranti del 2015 fu l'allora presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, a spingere per un meccanismo obbligatorio di ricollocamento, ma si scontrò contro l'opposizione del gruppo Visegrad, guidato dall'Ungheria di Viktor Orban. E da allora i quattro paesi del gruppo, composto anche da Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, non sembrano aver cambiato idea. I loro ministri dell'Interno, a cui si sono aggiunti quelli di Estonia, Lettonia e Slovenia, hanno indirizzato a Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione europea, e Ylva Johansson, commissario Ue agli Affari interni, una lettera riguardante il Patto europeo su immigrazione e asilo, la cui pubblicazione è prevista per il secondo trimestre di quest'anno, in cui criticano proprio l'ipotesi del ricollocamento.

L'opposizione di Visegrad

La missiva fa riferimento alla situazione con cui l'Unione europea ha dovuto misurarsi negli ultimi mesi, ovvero la pandemia di coronavirus e l'accresciuta pressione sui confini meridionali del Continente. Secondo i sette Paesi i flussi migratori incontrollati rappresentano una minaccia seria alla coesione europea e sono richieste iniziative risolute nella lotta all'immigrazione irregolare. I firmatari però esprimono una chiara opposizione al meccanismo delle ricollocamenti obbligatori e chiedono piuttosto il potenziamento della difesa dei confini esterni dell'Ue e la predisposizione di soluzioni in caso di situazioni di crisi che consentano reazioni più elastiche e dinamiche.

Bruxelles ottimista

Nonostante il blocco di questi Paesi, la Commissione europea si dice fiduciosa in un accordo sul nuovo Patto sulla migrazione: "Ci sono opinioni divergenti", ma eè "possibile arrivare a un meccanismo di solidarietà obbligatoria che preveda ricollocamenti per i Paesi di primo ingresso", ha detto la commissaria Johansson.

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