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Venerdì, 19 Aprile 2024
Aria avvelenata

Quanto ci costano i siti più inquinanti d'Italia

Secondo l'Agenzia europea per l'ambiente i danni provocati dall'industria costano circa il 2% del Pil dell'Unione europea. Nello Stivale alcuni degli impianti peggiori con raffinerie ed ex-Ilva

Non solo dannoso per la salute, ma anche costoso. L'inquinamento industriale costa ogni anno l'equivalente del 2% della produzione economica dell'Unione Europea. Pur essendo diminuito il suo impatto negli ultimi dieci anni, l'Agenzia europea per l'ambiente (Eea) parla di costi che oscillano tra i 277 e i 428 miliardi di euro all'anno. Ad incidere sono soprattutto un centinaio di impianti, localizzati in pochi Paesi, tra cui figura anche l'Italia. 

Pochi Paesi, molti danni

Metà del danno totale, secondo gli ultimi dati disponibili, è causato da appena 107 impianti, che rappresentano appena l'1% delle aree industriali considerate (100mila). Nel 2021 (ultimi dati disponibili) le strutture con maggiori esternalità si trovano concentrati in appena cinque Paesi: Italia, Germania, Polonia, Francia e Spagna. Confrontando i costi con il Pil, i primi cinque Paesi inquinatori sono però Bulgaria, Estonia, Grecia, Cipro e Polonia. Quest'ultima è l'unico Paese a figurare in entrambe le classifiche. 

Emissioni energetiche in calo

Secondo l'agenzia con base a Copenaghen queste spese si sono ridotte di circa un terzo (-33%) dal 2012, grazie a tecnologie migliori, combustibili meno inquinanti e alla diffusione delle energie rinnovabili. "Il settore energetico dell'Ue ha rappresentato la stragrande maggioranza (circa l'80%) della diminuzione totale, principalmente adottando le migliori tecniche disponibili (Bat) e passando alle energie rinnovabili e ai combustibili meno inquinanti, in gran parte come risultato dell'azione dell'Ue", ha affermato in una nota l'Agenzia. Gli autori del report prevedono che il rafforzamento delle normative Ue, come la direttiva sulle emissioni industriali recentemente aggiornata e la revisione in corso della  direttiva Ue sulla qualità dell'aria , abbasseranno ulteriormente i limiti di inquinamento avvicinandoli alle linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità. 

Gas serra, metalli e diossine

Per valutare l'impatto sull'esterno, i ricercatori si sono concentrati su operatori più grandi, tra cui centrali elettriche, complessi industriali chimici, raffinerie e inceneritori di rifiuti. Tutte strutture le cui informazioni sulle emissioni sono segnalate ad un preciso sistema di monitoraggio. I principali inquinanti atmosferici che impattano sulla nostra salute includono particolato, biossido di zolfo, ammoniaca e ossidi di azoto. Nella categoria dei metalli pesanti rientrano arsenico, cadmio, cromo, piombo, mercurio e nichel. Ci sono poi gli inquinanti organici come la formaldeide e gli idrocarburanti policiclici aromatici e le diossine.

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I siti più inquinanti in Italia

Dai dati forniti dall'Agenzia europea per l'ambiente (2019) emergono anche i siti più inquinanti a livello nazionale. Per l'Italia troviamo la centrale Enel di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia (Roma), lo stabilimento ormai ex-Ilva di Taranto, i per il quale risultano danni per annuali per 1.560 milioni di euro. Figurano anche le raffinerie Saras a Sarroch in Sardegna (1.399 milioni di euro), la raffineria Esso di Augusta in Sicilia (973 milioni) e quella Eni di Sannazzaro de' Burgondi in provincia di Pavia. Non mancano le centrali termoelettriche di Brindisi, Taranto e Sassari. Altra raffineria molto inquinante è quella Isab di Priolo Gargallo in Sicilia e l'impianto termoelettrico di Fusina vicino Venezia. 
 

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