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La premier neozelandese Jacinda Ardern

La premier neozelandese Jacinda Ardern

In Nuova Zelanda congedo pagato alle donne dopo un'interruzione di gravidanza

Il provvedimento, ritenuto tra i primi al mondo, si applicherebbe a tutte quelle donne che subiscono un aborto spontaneo: "Come Stato dobbiamo dare loro il tempo necessario per superare il dolore"

Ha depenalizzato l'aborto solo scorso anno, ma adesso la Nuova Zelanda vuole porsi all'avanguardia sui diritti delle donne. E' in questo quadro che va inserita la proposta di legge volta a dare un maggiore sostegno a tutte quelle donne che subiscono un dramma come l'aborto spontaneo o la nascita di un bambino morto. Il governo ha già dato un ok al testo, che contiene, tra le altre cose, la possibilità per le vittime di ottenere un congedo retribuito di tre giorni. 

La nuova legge

Ai datori di lavoro in Nuova Zelanda, come in altri Paesi, era già stato richiesto di fornire un congedo retribuito in caso di aborto spontaneo o quando un feto viene perso dopo 20 settimane di gestazione o più. La nuova normativa amplierà quel permesso ed ora coprirà chiunque perda una gravidanza in qualsiasi momento, rimuovendo ogni ambiguità. La misura dovrebbe diventare legge nelle prossime settimane. "Vogliamo dare alle donne la possibilità di prendersi del tempo per se stesse, invece di andare avanti fingendo che tutto vada bene. Fisicamente e psicologicamente, invece, serve tempo per superare il dolore ", ha detto Ginny Andersen, deputata laburista del Parlamento che ha redatto il disegno di legge. Andersen ha aggiunto di non essere stata in grado di trovare una legislazione comparabile in nessun’altra parte del mondo. "Potremmo essere il primo Paese", ha detto. Come spiega il New York Times, la nuova legge non si applica alle interruzioni volontarie di gravidanza, ha specificato la parlamentare, anche se la Nuova Zelanda ha depenalizzato l'aborto lo scorso anno. Jan Logie, un parlamentare verde, ha detto che la nuova legge “aiuterà a rompere la cultura del silenzio che circonda le gravidanze perse”.

La situazione nel mondo

In Australia, le persone che abortiscono hanno diritto a un congedo non retribuito se perdono un feto dopo 12 settimane, mentre nel Regno Unito, le aspiranti mamme che partoriscono un bambino morto hanno diritto a un congedo retribuito. Secondo la Mayo Clinic, fino al 20% di tutte le gravidanze note, negli Stati Uniti finiscono in aborto spontaneo. In Nuova Zelanda, la cui popolazione è di cinque milioni, il Ministero della Salute stima che una o due gravidanze su 10 finiranno con un aborto spontaneo. L'organizzazione benefica Sands New Zealand, che sostiene i genitori che hanno perso una gravidanza, afferma che ogni anno si verificano da 5.900 a 11.800 aborti spontanei o nascite di bambini morti. Secondo i dati del New Zealand College of Midwives, oltre il 95% degli aborti si verifica nelle prime 12-14 settimane di gravidanza.

Come spiega l’Indipendent, un aborto spontaneo o un feto morto rimane un argomento delicato e doloroso, di cui è difficile parlare pubblicamente o per cui cercare sostegno, dicono i sostenitori della salute. "Le fondamenta del tuo mondo si sgretolano, perché ti aspetti di avere questo bellissimo bambino, e quando quel bambino muore, che sia in utero o subito dopo la nascita, tutto va in frantumi", ha detto Vicki Culling, un’educatrice neozelandese che sostiene le donne in lutto per aver subito un aborto la nascita di un figlio morto. Culling ha applaudito la legislazione del suo Paese un come primo passo, ma ha detto che c'era ancora molto da fare.

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