“L'idrogeno verde è il futuro di Taranto e della siderurgia italiana”

Timmermans definisce la fonte energetica pulita "la rockstar" della transizione verso l'Ue a zero emissioni. E cita lo stabilimento simbolo dell'acciaio europeo per le potenzialità da sviluppare

Il futuro dell’ex-Ilva di Taranto passa per l'acciaio “pulito”, prodotto grazie all’idrogeno. È questo il modello che può “dare un futuro” alla siderurgia che l’Ue “vuole mantenere in Italia”. A dirlo è il vicepresidente della Commissione europea, l’olandese Frans Timmermans, nel corso della presentazione della nuova strategia energetica dell’Unione europea. Rispondono in italiano alla domanda di un corrispondente da Bruxelles, Timmermans dice di avere “speranza” che per Taranto si prospetti “un futuro concreto in cui si possa credere” mettendo al centro l’obiettivo di avere “un’aria più pulita”. 

Verso un futuro a zero emissioni

“Ne ho parlato con il Governo italiano - ha aggiunto il vicepresidente dell’esecutivo Ue - che ha un piano per i prossimi vent’anni”. Un orizzonte temporale lodato dal politico socialista che poi auspica: “Mi auguro che il Governo italiano voglia lavorare con noi” anche tramite “il Just Transition Fund”. Il piano mirato alle regioni Ue dipendenti dalle fonti fossili e senza risorse economiche da investire nella transizione verso un futuro a emissioni zero sarà utile, secondo i commissari, a ‘ripulire’ un comparto tra i principali responsabili dell'inquinamento dell’aria. 

La scommessa dell'idrogeno

Più in generale, Bruxelles punta a un futuro a basse emissioni che parta dalla riconversione del settore energetico, responsabile per la gran parte dei gas serra provenienti dall’Ue. Obiettivi di decarbonizzazione perseguiti con le proposte presentate oggi e che mettono al centro una fonte energetica definita da Timmermans “la rockstar” della sostenibilità. L’idrogeno da fonti rinnovabili, con una produzione troppo esigua, non offre ancora una valida alternativa per il mercato Ue dell’energia. Ma la Commissione mira a cambiare le carte in tavola con lo sviluppo di sei nuove celle elettrolitiche da installare entro il 2030 e portare così la capacità di produzione dell’idrogeno ‘green’ a 40 GW. La conferma che si tratta pur sempre di numeri bassi se paragonati alle altre fonti arriva dal traguardo fissato da Bruxelles per il 2050 di raggiungere un approvvigionamento energetico soddisfatto al 14% dall’idrogeno pulito. 

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Le fonti della transizione

Da qui la necessità di ammettere nel “periodo di transizione”, ovvero i decenni che ci separano dalla neutralità climatica da raggiungere entro il 2050, anche l’idrogeno cosiddetto ‘blu’, cioè quello prodotto con fonti fossili. Tra queste ultime spicca il gas naturale, la cui presenza tra le fonti da sussidiare anche nei prossimi anni ha causato forti malumori tra gli ambientalisti. La Commissione garantisce comunque un piano di investimenti, che verrà reso noto solo a settembre, per incentivare le tecnologie capaci di assorbire e stoccare le emissioni carboniche delle fonti fossili. Strumenti che - secondo i funzionari dell’esecutivo europeo - sono capaci di ridurre le emissioni di gas serra fino al 90%.

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