Mercoledì, 28 Luglio 2021
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La Grecia accusa la Germania: "Vende sottomarini alla Turchia"

Per Berlino si tratta di un contratto tra un'azienda privata e Ankara su cui non può intervenire. Ma Atene avverte: l'escalation militare turca rischia di sconvolgere gli equilibri della regione

Da sinistra il premier greco Kyriakos Mitsotakis e la cancelliera tedesca Angela Merkel

La Grecia torna ad alzare la voce contro la Germania. Ma stavolta non si tratta dell'annosa questione dei risarcimenti di guerra o del più recente referendum contro Troika e austerity a trazione tedesca: a rendere tesi i rapporti tra Atene e Berlino sono dei sottomarini, per la precisione i sei U-214 che la Thyssen, uno dei colossi industriali della Germania, sta per consegnare alla Turchia. Che come è noto è impegnata in un braccio di ferro con l'Europa su diversi punti, tra cui lo sfruttamento del prezioso giacimento di gas che la Grecia rivendica per sé e su cui Ankara ha allungato le mani.  

A lamentarsi di quello che potrebbe essere un ulteriore aiuto a un Paese già potente sotto il profilo militare (la Turchia è il secondo esercito della Nato dopo gli Usa) è stato il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, che ha ribadito la sua "preoccupazione" nel corso di una conferenza. Mitsotakis ha ricordato l'esempio delle sanzioni statunitensi contro l'industria della difesa turca, inclusa la sua sospensione dal programma per aiutare a costruire gli F-35 della Lockheed a seguito della decisione di Ankara di acquistare il sistema missilistico di fabbricazione russa S-400. "La Germania prevede di esportare sottomarini d'attacco in Turchia. Questo è un problema che ci riguarda", ha ricordato Mitsotakis, che a differenza del suo predecessore di sinistra, Alexis Tsipras, fa parte in Europa della stessa famiglia politica della cancelliera Angela Merkel.

Forse proprio per non venire accusato di anteporre gli interessi di partito a quelli nazionali, Mitsotakis sta puntanto i piedi sulla questione dei sottomarini. Lo aveva fatto, per esempio, al Consiglio europeo dell'11 dicembre, quando chiese ai colleghi Ue un embargo sulle armi alla Turchia. La richiesta si arenò, e per non dare l'impressione di aver incassato una mezza sconfitta politica, Mitsotakis spiegò alla stampa che la questione andava affrontata a livello bilaterale, e non in sede di Consiglio.

La cancelliera Merkel, invece, aveva passato la patata bollente alla Nato: "Il nostro rapporto con la Turchia è caratterizzato da una dipendenza strategica, molti di noi sono nella Nato, ma anche da tensioni. Per questo penso valga la pena continuare a parlare in modo approfondito di questa tematica", aveva detto Merkel. "La fornitura di armamenti deve essere oggetto di discussione soprattutto in contesto Nato e abbiamo intenzione di coordinarci con la prossima amministrazione Usa per quanto riguarda la Turchia", aveva sottolineato il capo del governo tedesco pur ammettendo la sua delusione per gli scarsi progressi nelle relazioni tra Ue e Turchia. "La presidenza tedesca avrebbe voluto avere rapporti più costruttivi con la Turchia, ma la situazione è molto difficile" nel Mediterraneo orientale, aveva aggiunto Merkel, riferendosi soprattutto alla questione del giacimento di gas conteso al largo di Cipro.

Per la ministra tedesca della Difesa, Annegret Kramp-Karrenbauer, più che una questione politica (e geopolitica), quella dei sottomarini è prima di tutto una questione economica: "Il programma per costruire e vendere in Turchia i sei sottomarini di tipo U-214 non può essere fermato, o addirittura ritardato, perché la società di costruzioni Thyssen è vincolata da contratti firmati dal 2002". Dalla Grecia, però, ricordano che Ankara ha da poco acquistato un sistema di difesa missilistica S-400 di fabbricazione russa, che rischia di sconvolgere l'equilibrio di potere nella regione.

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