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Giovedì, 8 Giugno 2023
L'annuncio / Israele

In Israele il governo più estremista di sempre, ruoli chiave ai fondamentalisti religiosi

Netanyahu ha annunciato il nuovo esecutivo: i leader di estrema destra Ben-Gvir e Smotrich saranno responsabili delle forze di polizia e avranno il controllo sugli affari civili in Cisgiordania

Israele avrà presto un nuovo governo e sarà il più estremista della storia del Paese. Benjamin Netanyahu, il primo ministro più longevo della nazione, ha annunciato ieri di essere riuscito a formare un esecutivo di coalizione che lo riporterà al potere 18 mesi dopo aver lasciato l'incarico. "Sono riuscito a formare un governo che agirà nell'interesse di tutti i cittadini di Israele", ha promesso il premier in pectore al presidente Isaac Herzog.

Il leader del Likud guiderà una coalizione con altri cinque partiti dell'estrema destra sionista e religiosa, che sono intenzionati a stravolgere il sistema giudiziario, ridurre l'autonomia palestinese nella Cisgiordania occupata, rafforzare ulteriormente il carattere ebraico di Israele e massimizzare il sostegno dello Stato agli ebrei più religiosi. La coalizione ha eletto in tutti 64 parlamentari, una maggioranza piuttosto esigua rispetti ai 120 seggi della Knesset, ma comunque decisiva. Il Likud con 31 deputati eletti è l'azionista di maggioranza ma i suoi alleati ne avranno insieme 33. Si tratta dei due partiti ultraortodossi Shass e Ebraismo della Torah Unito, e le tre formazioni di estrema destra Sionismo Religioso, Forza Ebraica e Noam. I veri vincitori delle elezioni sono stati il nuovo astro nascente della politica israeliana, l'estremista Itamar Ben-Gvir, leader di Otzma Yehudit (Forza ebraica), e Bezalel Smotrich, che guida i Sionisti Religiosi. Entrambi sono conosciuti per le loro posizioni estremiste e radicali.

Ultrà della destra religiosa al potere: Israele avrà il governo più estremista di sempre

Smotrich, si è definito in passato un politico "orgogliosamente omofobo", ha detto che i costruttori immobiliari ebrei non dovrebbero vendere case agli arabi e ha sostenuto la segregazione dei reparti di maternità per le donne arabe ed ebree. Il 46enne Ben-Gvir ha avuto in passato posizioni anche più estreme di questa, ma da qualche hanno sta provando a ripulire la sua immagine pubblica e a presentarsi come più moderato. Il leader di Otzma Yehudit è un ex seguace del gruppo terroristico ora vietato Kach e un ammiratore del suo fondatore, il rabbino Meir Kahane, un estremista israelo-americano assassinato nel 1990 che voleva privare gli arabi israeliani della cittadinanza, segregare lo spazio pubblico israeliano e vietare il matrimonio tra ebrei e non ebrei.

Nel nuovo governo i due avranno posizioni chiave, Ben-Gvir sarà il ministro della Sicurezza nazionale, responsabile delle forze di polizia israeliane, mentre Smotrich sarà ministro delle Finanze ma servirà anche nel ministero della Difesa, dove avrà il controllo sugli affari civili nella Cisgiordania occupata. Il premier uscente Yair Lapid ha attaccato il nuovo esecutivo definendolo "il governo più estremista nella storia di Israele". Dello stesso avviso l'attuale ministro dell'economia, il nazionalista laico Avigdor Lieberman, secondo cui Netanyahu è "riuscita a portare avanti uno stato teocratico".

L'altro partner di estrema destra nel governo, Avi Maoz del partito anti-Lgbt+ Noam, ha chiesto di vietare la manifestazione del Gay Pride di Gerusalemme, disapprova le pari opportunità per le donne nell'esercito e vuole limitare l'immigrazione in Israele agli ebrei secondo una rigida interpretazione della legge ebraica.

Netanyahu è sotto processo per corruzione e nega di voler usare la sua carica per influenzare il procedimento in corso, ma altri membri della sua coalizione si sono impegnati a legalizzare alcuni dei reati di cui è accusato e a ridurre l'influenza del procuratore generale, che sta supervisionando l'accusa contro il premier. E lo stesso procuratore generale di Israele, Gali Baharav-Miara, ha avvertito la settimana scorsa che le proposte di legge del futuro governo minacciano di trasformare la nazione in una "democrazia di nome ma non di fatto". "La politicizzazione dell'applicazione della legge infliggerà un duro colpo ai principi più fondamentali dello Stato di diritto, ossia l'uguaglianza, la non arbitrarietà e l'imparzialità", ha aggiunto, affermando che l'attuale "blitz legislativo" potrebbe portare a cambiamenti "profondi" e richiede "ulteriori discussioni".

Nonostante la loro relativa omogeneità, i membri della coalizione sono stati spesso in disaccordo sulle politiche durante i negoziati e hanno impiegato più di sei settimane per formalizzare la loro alleanza, il che fa pensare che la tenuta dell'accordo non sarà semplicissima. 

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