Europee, l'Ue lancia l'allarme: ondata di disinformazione e odio contro l'Europa

La Comissione: “Da soli non possiamo contrastare il fenomeno. Servirebbe un'alleanza più ampia con le piattaforme, i governi, la società civile e i giornalisti”

Foto Ansa EPA/HARISH TYAGI

Anche se "non intendo condividere pubblicamente il lavoro che il nostro team dedicato è sempre impegnato a sviluppare, sì, c'è un'ondata di disinformazione tossica, di informazione non corretta e di narrativa dell'odio che prende di mira l'Europa", ora che sono iniziate le elezioni europee. È l'allarme lanciato dal portavoce capo della Commissione Europea, Margaritis Schinas, durante il briefing con la stampa a Bruxelles. L'intensità del flusso di disinformazione, secondo Schinas, è "maggiore del solito. Anche se non ci illudiamo che questo problema possa essere risolto da Bruxelles vi assicuro che stiamo facendo tutto il possibile, al meglio delle nostre possibilità. Spesso ci troviamo soli" ad affrontare questo problema. "Servirebbe un'alleanza più ampia, con le piattaforme, che si stanno già impegnando, i governi, la società civile, i sindacati, i giornalisti, non solo noi", conclude.

Il tweet sull'Irlanda

Lo stesso Schinas ha reagito su Twitter ad un tweet, contenente un video, pubblicato da un account denominato Ni in Union, che "promuove i benefici dell'appartenenza dell'Irlanda del Nord al Regno Unito". L'account segue 5mila persone, cifra tonda, e ha 3.758 follower intorno alle 13 di oggi. I tweet che pubblica sono di tendenza unionista e contrari all'accordo di ritiro siglato tra Ue e Regno Unito, che il Parlamento britannico ha bocciato tre volte, e che prevede il backstop, cioè una soluzione che mira a far sì che non risorga tra le due Irlande un confine fisico a causa della Brexit. Gli unionisti si oppongono al backstop, perché in qualche misura separerebbe, dal punto di vista doganale, l'Ulster dal resto del Regno Unito, un argomento sensibilissimo in una terra che ha vissuto i Troubles, decenni di sanguinosa guerra civile. "Fai in modo che l'Irlanda del Nord lasci l'Ue insieme al resto del Regno Unito: vota il 23 maggio. Difendi l'Unione, getta il backstop nel cestino", si legge in un tweet recente.

Le accuse a Selmayr

Nel video incriminato, al minuto 1.16, si attribuisce al segretario generale della Commissione Europea Martin Selmayr un virgolettato: "L'Irlanda del Nord è il prezzo da pagare per Brexit". In realtà nel video si vede Selmayr che parla, ma non c'è audio, che è coperto dalla musica, e il virgolettato è riportato in sottotitolo, cosa che dovrebbe far subito sospettare che c'è qualcosa che non va, perché i virgolettati precedenti, come una dichiarazione dell'hard Brexiteer Jacob Rees-Mog, hanno l'audio (anche se oggi le tecnologie permettono la creazione di 'deep fake', cioè di generare video in cui si vede una persona che parla e dice cose che in realtà non ha mai detto; ma si tratta di operazioni che richiedono un certo livello di competenza). Schinas precisa su Twitter che "la frase attribuita al segretario generale al minuto 1.16 di questo video è falsa, fraudolenta e pura disinformazione, che è stata diffusa con intenzioni malevole". L'origine del 'fake' è una dichiarazione dell'allora capo negoziatore del Regno Unito per la Brexit, Dominic Raab. Parlando a Sky News nello scorso dicembre, riporta il Belfast Telegraph, Raab ha dichiarato: "Si sente dire in giro (swirling around, ndr) a Bruxelles, la gente intorno a Selmayr, Martin Selmayr nella Commissione e alcuni altri, che perdere l'Irlanda del Nord è il prezzo che il Regno Unito pagherà per la Brexit. Mi è stato riportato attraverso i canali diplomatici".

Dichiarazioni già smentite

La dichiarazione di Raab ha provocato una smentita, il 10 gennaio 2019, da parte di Martin Selmayr, il quale, secondo quanto riporta il Times, ha detto che le affermazioni secondo le quali alti funzionari dell'Ue stavano tentando di "danneggiare" il Regno Unito erano false. Trasformare un'informazione di terza mano in un virgolettato on the record, attribuendolo in modo surrettizio, usando un sottotitolo, ad una persona, quando quella persona non ha mai detto quella frase, è un'operazione scorretta, di disinformazione. La menzogna salta subito agli occhi di un addetto ai lavori, ma può non essere immediatamente evidente al grande pubblico e può avere un peso nella percezione dell'opinione pubblica, specie in un periodo decisivo come quello elettorale.

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