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Lunedì, 29 Novembre 2021
Booster

Gli esperti Ue: "No alla terza dose prima di 6 mesi dalla seconda"

L'Ecdc pubblica il suo ultimo Risk Assessment. E avverte: "Vaccinazioni insufficienti in tutta Europa, ridurre i contatti a Natale"

I Paesi europei dovrebbero "prendere in considerazione una dose di richiamo per tutti gli adulti di età pari o superiore ai 18 anni, con una priorità per le persone di età superiore ai 40 anni". Questo "per aumentare la protezione contro le infezioni dovute alla diminuzione dell'immunità che potrebbe potenzialmente ridurre la trasmissione nella popolazione e prevenire ulteriori ricoveri e decessi". Il booster "è raccomandato non prima di sei mesi dopo aver completato la vaccinazione primaria", ossia da quando si è ricevuta la seconda dose di un vaccino Pfizer, Moderna o AstraZeneca. È quanto dice Andrea Ammon, direttrice dell'Ecdc, il centro europeo per il controllo delle malattie, sulla scorta dell'ultimo Risk Assessment degli esperti Ue, che include anche proiezioni e consigli in vista delle vacanze di Natale.

La terza dose

Uno dei passaggi più importanti riguarda la terza dose. L'Ecdc raccomanda di dare una priorità agli over 40 e di non esagerare con i tempi: il booster è necessario dopo i 6 mesi, non prima. Una raccomandazione importante perché la Commissione e diversi Paesi Ue stanno rivedendo le regole sul Green pass per inserire una scadenza per i vaccinati. L'Italia sta pensando a una scadenza (del vaccino, ma non del Green pass) dopo 5 mesi dalla seconda dose, che non sarebbe in linea con quanto suggeriscono gli esperti Ue. 

Agire sui non vaccinati

Ammon evidenzia anche la necessità di agire sui non vaccinati. Per "evitare un elevato onere derivante dalla Covid-19", i Paesi europei con un tasso di vaccinazione basso, cioè sotto il 60% della popolazione totale (non solo di quella adulta), o medio, cioè tra il 60 e l'80%, sempre della popolazione totale e non di quella adulta, dovranno fare in modo di ridurre "in modo consistente" i contatti tra le persone. Attualmente, il 70% della popolazione europea è vaccinata, e lo stesso vale per l'Italia. Una copertura insufficiente, secondo Ammon,  per limitare il carico legato ai casi di Covid-19 e alle ospedalizzazioni durante i mesi invernali. La direttrice dell'Ecdc evidenzia che "l'aumento della copertura contro Covid in tutte le fasce d'età ammissibili" alla vaccinazione, "ma in particolare gli anziani, le persone vulnerabili e gli operatori sanitari, dovrebbe rimanere la priorità per le autorità sanitarie pubbliche". L'Europa, ammonisce, "deve colmare le lacune immunitarie nella popolazione adulta e garantire una copertura efficace ed equa tra Paesi e regioni

Ridurre i contatti a Natale

Per i Paesi che attualmente devono fronteggiare oneri "elevati" derivanti dalla circolazione del Sars-CoV-2 e dallo sviluppo della malattia, continua l'Ecdc, riduzioni dei contatti "elevate" possono rendere la situazione "gestibile" nel periodo dicembre-gennaio, secondo l'agenzia Ue che ha sede a Stoccolma. I Paesi con un tasso di vaccinazione superiore all'80% della popolazione totale "potrebbero avere una situazione gestibile agli attuali livelli di contatti". Tuttavia, avverte l'Ecdc, gli oneri potrebbero diventare più "elevati" se i contatti dovessero aumentare ulteriormente, "come ci si può aspettare alla luce del periodo festivo di fine anno".

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