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Giovedì, 26 Maggio 2022
Summit

Sull'energia è stallo al vertice Ue: la chiave per sbloccarlo potrebbe essere il Nord Stream 2

Niente intesa sul pacchetto gas della Commissione. Sul Covid ok solo alla scadenza del Green pass. Ecco cosa è successo al summit di Bruxelles

Lo scontro interno all’Ue sulla validità del Green pass, assieme alle tensioni con la Russia e al fallimento dei negoziati tra i leader sull’energia hanno tenuto banco nelle intense 14 ore di summit europeo. I quattro Paesi (Portogallo, Italia, Irlanda e Grecia) che hanno introdotto il tampone obbligatorio per i viaggiatori in arrivo abbandonando di fatto le regole europee sul certificato vaccinale sono rimasti isolati al tavolo dei leader, mentre Francia e Germania hanno difeso a spada tratta il “coordinamento europeo”. 

Covid

La Commissione ha annunciato che rivedrà il Green pass per renderlo più adatto alla campagna di vaccinazione per la terza dose. “Garantiremo un approccio comune sui richiami e sulla validità del certificato digitale”, ha detto la presidente dell’esecutivo Ue, Ursula von der Leyen, al termine del vertice. “Le dosi di richiamo - ha aggiunto - vengono raccomandate al più tardi sei mesi dopo la vaccinazione e il certificato rimarrà valido per un periodo di tolleranza di altri tre mesi”. Il nuovo Green pass avrà dunque una ‘data di scadenza’ di nove mesi a partire dal giorno di somministrazione della seconda dose.

Russia

I Ventisette si sono concentrati anche sulle tensioni con la Russia, che ammassa da settimane truppe e mezzi militari al confine con l’Ucraina. I leader hanno ribadito la solidarietà a Kiev e l’avvertimento a Mosca. “Qualsiasi ulteriore aggressione militare contro l’Ucraina - si legge nel documento di conclusioni - avrà gravissime conseguenze e un costo pesante in risposta, comprese misure restrittive coordinate con i partner”. Nel dopo vertice il nuovo cancelliere tedesco, Olaf Scholz, è stato più esplicito: “Bisogna garantire che l'Ucraina continui a essere un Paese di transito del gas” e "il Nord Stream 2 è un progetto imprenditoriale privato”. Un avvertimento chiaro che arriva dopo la richiesta del Parlamento europeo di bloccare l’ok al gasdotto che bypasserebbe i Paesi dell’Est Europa per portare gas naturare direttamente dalla Russia alla Germania. L’Eurocamera, in una risoluzione approvata in settimana, ha chiesto di “non rendere operativo il Nord Stream 2, indipendentemente dalla sua eventuale conformità alle disposizioni della direttiva Ue sul gas naturale.

Nord Stream 2

L'eventuale stop al gasdotto già ultimato e pronto a portare energia nel cuore dell’Europa e profitti nel portafogli dei giganti del gas russo potrebbe essere lo spauracchio per convincere Vladimir Putin ad allentare la presa sull’Ucraina e permettere al Paese di entrare nell’orbita occidentale. D’altro canto, il cancelliere Scholz, consapevole dell’importanza strategica del Nord Stream 2, potrebbe usare la situazione di tensione tra russi e ucraini per far digerire l’ok al gasdotto - contrastato dagli alleati di governo ecologisti - come unica via d’uscita al potenziale conflitto armato.

Energia

Le questioni Russia e Nord Stream 2 si intrecciano a doppio filo con i negoziati sull'energia. Qui tra i leader Ue la mancanza di intesa è stata palese: se nella bozza di conclusioni circolata alla vigilia del vertice vi erano quattro paragrafi in cui i 27 Stati membri si impegnavano a procedere speditamente con l'attuazione del pacchetto presentato dalla Commissione questa settimana (e che includeva, tra le altre cose, l'acquisto e lo stoccaggio comune di gas proposto da Francia, Italia e Spagna per combattere l'aumento dei prezzi), nel documento finale del summit i paragrafi sono scomparsi. Con essi, anche la richiesta di esaminare più approfonditamente le possibilità di riforma del mercato dell'elettricità e dell'ETS, il mercato Ue di scambio di emissioni.

Dietro lo stallo, ci sono le posizioni, per ora inconciliabili, dei diversi Paesi, in particolare per quanto riguarda la proposta che la Commissione dovrebbe presentare nei prossimi giorni sulla tassonomia, il documento con cui l'Ue stabilirà se gas e nucleare possono essere inseriti tra le fonti di transizione (e quindi ricevere i lauti finanziamenti del Green deal). Da un lato, ci sono i nuclearisti guidati dalla Francia, dall'altro i pro-gas (Germania e Italia in testa). Ma nello stallo un ruolo lo gioca anche il gruppo di Visegrad, con Polonia e Repubblica ceca che vorrebbero una sospensione dell'ETS, considerato dannoso per le loro economie fortemente dipendenti dal carbonio. A Bruxelles, in molti pensano che a sbloccare l'impasse potrebbe essere proprio il Nord Stream 2. 
 

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