Europee all’italiana: 7 candidati, ma nessuno (forse) sarà presidente. E spunta Angela Merkel

In attesa dell'esito delle urne, le trattative sulle poltrone calde dell'Ue sono già partite. Macron punta a diventare l'ago della bilancia, ma la cancelliera non starà certo a guardare. Tanto che qualcuno le chiede di prendere personalmente il posto di Juncker

Angela Merkel tra Jean-Claude Juncker e Donald Tusk durante un vertice Ue

In Italia, ma anche nel resto dell’Europa, li conoscono in pochi. Eppure, sulla carta, uno di loro potrebbe essere il successore di Jean-Claude Juncker e guidare la principale istituzione dell’Ue, la Commissione. Stiamo parlando degli Spitzenkandidaten, termine tedesco che sta a indicare i candidati ufficiali dei partiti politici europei alla leadership dell’Esecutivo comunitario. Peccato, pero’, che con molta probabilità nessuno di loro dovrebbe ottenere il posto in palio (come successo in Italia con le ultime due elezioni nazionali). Tanto che nelle cancellerie di tutta Europa e nei vari tavoli di trattativa a Bruxelles, i nomi che si fanno sono altri: dalla ben più nota Angela Merkel al meno famoso Michel Barnier (almeno da noi). 

L'ondata sovranista

Tutto dipenderà dall’esito delle elezioni nei 28 Stati membri. L’ondata sovranista di cui tanto si è parlato in questi mesi sembra aver finito la sua corsa al rialzo: gli ultimi sondaggi raccolti da Politico, assegnano 74 seggi sui 751 in palio al gruppo di Matteo Salvini e di Marine Le Pen. L’altra forza con cui il leader della Lega cerca il dialogo, i conservatori dell’Ecr di cui fa parte Fratelli d’Italia, si fermerebbe a 57 eurodeputati. Nel fronte considerato, a torto o ragione, euroscettico, gli analisti politici fanno rientrare  anche il gruppo del M5s, l’Efdd, e questo soprattutto per la presenza del Brexit party di Nigel Farage: per loro si stimano 48 seggi.

In totale, questi 3 gruppi arriverebbero a 179 eurodeputati, cifra che non rappresenta appena il 23% dei posti disponibili in tutto il Parlamento Ue. Stando sempre ai sondaggi, un’eventuale alleanza di questo fronte con il Ppe, il partito popolare di Angela Merkel e Viktor Orban, non raggiungerebbe la maggioranza. Il Ppe, infatti, è accreditato di 171 seggi: ancora una volta, sarebbe la prima forza politica dell’Eurocamera, ma il suo peso è fortemente indebolito rispetto al passato.

La grande alleanza

Certo, il già citato Orban e alcuni pezzi del partito guardano con favore a un’alleanza a destra. Ma i numeri non ci sono e tanto tra i sovranisti di Salvini, quanto tra i conservatori e l’Efdd (M5s in testa), l’idea di una maggioranza comune tra popolari ed euroscettici è più fantapolitica che altro. Ecco perché, come ammesso dal sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti, le elezioni che si aprono oggi nel Regno Unito e in Olanda e che dureranno fino a domenica, dovrebbero portare a una riedizioni della grande coalizione tra Ppe, socialisti e liberali.

I socialisti, aiutati dai ritardi della Brexit che dovrebbe consentire a una folta pattuglia di laburisti di insediarsi a inizio legislatura, dovrebbero ottenere 144 seggi. I liberali, grazie alla presenza del movimento del presidente francese Emmanuel Macron, puntano a 107 seggi. In una eventuale alleanza comune con i popolari, si creerebbe una maggioranza di circa 450 deputati, ben sopra la soglia minima dei 376 seggi necessari per reggere il timone del Parlamento europeo nei prossimi 5 anni. 

Una maggioranza di questo tipo reggerebbe anche l’impatto della fuoriuscita dei deputati britannici (che indebolirebbe i socialisti, ma anche il gruppo dei 5 stelle e, in misura minore, quello dell’Ecr). Ecco perché la maggior parte degli osservatori danno per certa la creazione di questo fronte pro-europeo. Tanto più che all’opposizione ci sarebbero forze europeiste come i Verdi e la sinistra della Gue, che dovrebbero avere circa 50 deputati a testa e che, come dimostrato in passato, aiuterebbero a fare da argine ai sovranisti sui singoli testi legislativi. 

Il nodo del successore di Juncker 

Guardando a questa prospettiva di alleanze, il tema che si dibatte tra i leader europei è soprattutto quello delle poltrone delle principali istituzioni Ue, Commissione e Consiglio in testa. Come dicevamo all’inizio, ufficialmente le grandi famiglie politiche europee hanno espresso 7 candidati alla successione di Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione: si tratta di Manfred Weber (tedesco) per il Ppe; Frans Timmermans, olandese, attualmente primo vicepresidente della Commissione europea, per i Socialisti e Democratici; Ska Keller (tedesca) per i Verdi; Jan Zahradil (ceco) per il gruppo dei Conservatori europei; Nico Cué (un sindacalista belga) per la Sinistra europea; l'attuale commissaria Ue alla Concorrenza, la danese Margrethe Vestager, per l'Alleanza dei liberaldemocratici europei (Alde); il catalano Oriol Junqueras per i movimenti regionalisti (e separatisti).

Di questi, quelli che hanno qualche chance di nomina al vertice dell’Esecutivo Ue sono il popolare Weber, il socialista Timmermans e la liberale Vestager (anche se l’Alde ha sulla carta proposto altri candidati in alternativa, tra cui l’italiana Emma Bonino). Il metodo dello Spitzenkandidaten era stato inaugurato alle elezioni del 2014 e aveva funzionato: il candidato del partito che aveva vinto alle urne, il  popolare Juncker, aveva poi ottenuto la leadership della Commissione. Ma oggi le cose sono molto diverse.

Le mire di Macron...

Rispetto a 5 anni fa, infatti, il Ppe dovrebbe perdere 45 seggi e avere dunque un peso minore al tavolo delle trattative. Tavolo che nel 2014 era allargato ai soli socialisti, mentre adesso entreranno con forza i liberali di Macron. Proprio il presidente francese è stato il leader Ue che più di tutti si è opposto al metodo dello Spitzenkandidaten, tanto che (almeno ufficialmente) si è tirato fuori dalla scelta delle candidature: l’Alde, infatti, ha proposto Vestager e gli altri prima di ufficializzare l’alleanza con En Marche, il movimento di Macron. 

Il presidente francese, insomma, ha voluto tenersi le mani libere, in attesa di vedere l’esito delle urne. L’indebolimento di popolari e socialisti, con uno scarto ridotto di seggi tra questi due gruppi, potrebbe dargli la possibilità di proporsi come l’uomo del compromesso. E avanzare una figura alternativa a Weber, Timmermans e alla stessa Vestager. Il nome che circola di più a Bruxelles è quello del francese Michel Barnier, ex commissario Ue e attuale negoziatore capo per la Brexit (incarico che ha portato avanti finora con successo). Barnier ha dalla sua anche il fatto di essere membro del Ppe, cosa che potrebbe vincere le resistenze dei tedeschi. 

...e quelle di Merkel

Ma nel difficile meccanismo a incastri della politica europea, le dinamiche non sono cosi’ facili da prevedere. Lo dimostra il fatto che almeno 4 capi di governo dell’Ue avrebbero chiesto ad Angela Merkel di scendere in campo e assumere il ruolo di presidente della Commissione.        

La cancelliera ha già smentito pubblicamente il suo interessamento a questa ipotesi. Ma in molti sottolineano che un suo impegno diretto potrebbe essere un segnale forte contro l’avanzata dei nazionalismi. Oltre al fatto che per la prima volta ci sarebbe una donna a guidare l’Ue. Secondo altre voci, Merkel potrebbe essere orientata più alla poltrona della presidenza del Consiglio europeo, attualmente occupata dal polacco Donald Tusk e per la quale i ‘bookmaker’ di Bruxelles danno per ora in pole il premier olandese Mark Rutte

C’è poi chi, soprattutto a sinistra, segnala la possibilità di uno storico sorpasso dei socialisti a danno dei popolari. I sondaggi finora dicono che si tratta di un’ipotesi irrealistica, anche se l’appoggio di eventuali pezzi della sinistra europea (come i greci di Tsipras) potrebbe giocare a favore del gruppo guidato attualmente da Timmermans. In questo caso, oltre all’olandese, c’è chi fa il nome del belga Paul Magnette. Si vedrà.  

L'Italia che fa?

Quello che sembra sicuro è che, tra Commissione, Consiglio e Parlamento, nessuna delle tre presidenze vedrà un italiano. Lo stesso dovrebbe accadere per la Banca centrale europea. Venerdi’, Tusk incontrerà Conte per parlare anche di questo e più in generale delle richieste dell’Italia per la prossima Commissione. Il governo, stando a quanto circola dalle parti della maggioranza, mira ad avere un commissario economico: il M5s chiede l’Industria, la Lega l’Agricoltura. Sia 5 stelle che Carroccio hanno i loro nomi di partito da proporre (i pentastellati Fabio Massimo Castaldo e Tiziana Beghin, il governatore veneto Luca Zaia). Ma l’ipotesi più accreditata e che a scegliere tra i due litiganti, tanto più in caso di crisi di governo come quella che sembra in atto a Roma, sarà il presidente Sergio Mattarella: il nome che ricorre di più è quello del ministro degli Esteri Enzo Moavero.  

Il primo appuntamento per le trattative sul futuro delle poltrone calde dell'Ue sarà il 28 maggio a Bruxelles, quando i capi di Stato e di governo dei 28 si riuniranno a cena per fare il punto di elezioni e richieste nazionali. La decisione formale dovrebbe pero' essere prese al successivo vertice Ue di giugno.  

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