Draghi: da Italia rischi contagio per l’Eurozona, il debito elevato va ridotto

Il presidente della Bce in audizione in Parlamento europeo striglia il Paese: fiducia si fonda su rispetto delle regole e convergenza

© European Union 2018 - Pablo GARRIGOS

L’Italia resta un fattore di rischio contagio per l’intera eurozona. Il suo stato di salute economico e contabile resta ancora troppo instabile per dare certezza a mercati, partner, investitori. A lanciare l’allarme il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, in occasione del tradizionale dialogo economico con il Parlamento Ue. “L'area dell'euro – dice il capo dell’Eurotower in commissione Affari economici – può essere esposta ai rischi derivanti da politiche interne insostenibili che comportano livelli eccessivamente elevati di indebitamento, vulnerabilità nel settore finanziario e/o mancanza di competitività”.

Non si fanno nomi, ma si indica esplicitamente a chi ci si riferisce. L’Italia ha attualmente il secondo debito pubblico più alto di tutta l’Eurozona e dell’intera Unione europea in rapporto al Prodotto interno lordo (131%), ha una crescita più ridotta delle altre principali economie di Eurolandia, e le banche ancora col fardello dei crediti deteriorati, i prestiti ancora non onorati e che si fa fatica a vedere ripagati. Il Paese preoccupa quindi i parlamentari, che sull’Italia fanno domande. Draghi ripete il principio generale, in questo caso applicare anche al caso specifico. “I Paesi con un debito elevato devono ridurlo. Riducendo il debito si rafforzano”. Parole che suonano da nuova, ennesima bocciatura della legge di stabilità, oggetto comunque di cauto ottimismo. “Tra il governo italiano e la Commissione europea è in corso un dialogo, e un accordo può essere raggiunto”.

Al di là degli auspici c’è il sentore che il clima in Europa si sia guastato. Draghi torna a sottolineare l’importanza della “fiducia tra tutti attori”. Un elemento chiave per la tenuta dell’unione economica e monetaria, e che “si basa su due elementi: rispetto delle regole e convergenza”. Anche qui dichiarazioni senza un destinatario preciso, nel senso di non chiaramente specificato. Ma non è un mistero che fin da subito, anche prima della presentazione della manovra a Bruxelles, intenzioni e misure del governo su conti pubblici e politica economia erano state bocciate per “deviazioni senza precedenti” da obiettivi di correzione e dalla regole comuni.

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