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Lunedì, 27 Giugno 2022
L'emergenza umanitaria / Ucraina

Dove andranno i rifugiati ucraini?

L'Ue prevede l'arrivo di 7 milioni di persone. In attesa di un accordo tra i Paesi Ue sulla ripartizione dell'accoglienza, i flussi potrebbero seguire la diaspora

Oltre 3 milioni di ucraini sono fuggiti dal loro Paese dall'inizio della guerra. E il numero potrebbe raddoppiare, ha stimato l'Unione europea. Rispetto alla crisi siriana del 2015, stavolta gli Stati membri dell'Ue hanno trovato subito un'intesa per aiutarsi a vicenda nel dare accoglienza a uomini, donne e bambini: il Consiglio ha attivato il meccanismo di protezione temporanea per gli ucraini (e solo per loro), e la Commissione ha fornito una serie di linee guida per avviare le procedure. Ma tra il dire e il fare, c'è di mezzo il caos di un flusso migratorio impressionante: per avere un'idea, la capitale polacca Varsavia ha aumentato la sua popolazione del 17% in pochi giorni.

La Polonia, del resto, è il Paese Ue in prima fila, con quasi 2 dei tre milioni di rifugiati arrivati sul suo territorio. Ci sono poi Ungheria, Romania, Repubblica ceca e Slovacchia, oltre alla Moldavia (che però è uno Stato extra-Ue e ha già chiesto all'Onu di farsi carico del ricollocamento in Romania dei rifugiati arrivati). Finora, la solidarietà ha permesso di gestire gli arrivi senza quelle proteste anti-migranti che hanno caratterizzato la precedente crisi umanitaria in Siria (o la più recente in Afghanistan). Ma un conto è la buona volontà, l'altro le reali capacità di accoglienza.

La Polonia, per esempio, è stata spesso accusata in passato di non avere strutture adeguate per l'accoglienza dei migranti. E la Repubblica ceca ha già fatto sapere di essere al di sopra delle sue possibilità. Bisogna dunque cominciare a fare i conti con la realtà. Il che vuol dire condividere lo sforzo di accoglienza tra tutti i Paesi Ue. A oggi c'è l'impegno, ma non ancora un atto formale (che forse verrà adottato al vertice Ue di questa settimana). L'Italia, secondo le prime informazioni, potrebbe accogliere il 13% dei rifugiati (circa 1 milioni, se il flusso raggiungerà i livelli previsti da Bruxelles). Ma nell'attesa che vi sia uno schema organizzato, una prima indicazione per capire dove andranno a vivere gli ucraini fuggiti dalla guerra ce lo dà la diaspora.

"Tra il 2000 e il 2010, un gran numero di ucraini sono arrivati in Italia, Spagna e Portogallo, approfittando della prosperità economica per lavorare nei servizi alla persona e nell'edilizia", spiega a LeFigaro Hervé Amiot ricercatore in geografia all'Università di Bordeaux. Per questo motivo i Paesi che ospitano grandi comunità ucraine come l’Italia dovranno attendersi, nelle prossime settimane, a un grande numero di arrivi. L’Italia, seconda solo a Polonia per numero di ucraini residenti, oltre 200mila, potrebbe essere uno degli Stati Ue più colpiti.

Secondo Eurostat, il 34 per cento dei migranti ucraini stabilitisi in Europa ha ottenuto un permesso di soggiorno in Polonia, oltre 1,3 milioni (cifra più che raddoppiata nelle ultime settimane). “Gli ucraini sono diventati la classe operaia polacca", dice lo storico Eric Aunoble. Lavorano principalmente in settori a basso salario (edilizia, servizi alla persona, ecc.). "In Polonia dal 2007, basta presentare una semplice dichiarazione di intenzione di assunzione da parte di un datore di lavoro polacco per venire a lavorare per qualche mese, o più precisamente per venire a lavorare per 6 mesi, senza un permesso di lavoro", spiega Amiot.

L'Italia è il secondo Paese dell'Ue a contare il maggior numero di cittadini ucraini. Secondo le cifre di Eurostat, nel 2018, erano oltre 200mila ad avere la residenza. "Sono soprattutto donne sole, che lavorano come aiuto domestico per gli anziani. Riempiono il vuoto nel numero di case di riposo nella penisola. Queste donne inviano parte del loro stipendio alle loro famiglie in patria, in particolare per finanziare l'istruzione dei loro figli", dice Julia Efromova, presidente di "A travers l'Europe", un'associazione franco-ucraina.

In Spagna, più di 90mila ucraini nel 2018 erano sparsi tra la Catalogna, Madrid e la regione di Valencia, mentre il governo portoghese ne ha stimato 30mila ucraini. Il ministro spagnolo per l'inclusione, la sicurezza sociale e le migrazioni, Jose-Luis Escrivá, ha annunciato l'8 marzo l'apertura di "12mila posti nei centri di accoglienza" per i rifugiati provenienti dall'ex-Paese sovietico.

Sul suolo tedesco, erano oltre 120mila gli ucraini presenti. In questo Paese, "una parte degli ucraini sono 'tedeschi dell'Urss', cioè ucraini di origine tedesca, più o meno lontani, chiamati 'Aussiedler' che vi si sono stabiliti all'inizio degli anni 1990", spiega Amiot.

Guerra in Ucraina: la diretta

L’Ucraina ha una lunghissima storia di migrazione: già prima dell’inizio della guerra gli ucraini residenti all’estero equivalevano al 14 per cento della popolazione nazionale (cifra che il sole tre settimane è quasi raddoppiata) e contribuivano al 9,5 per cento del Pil del Paese attraverso le rimesse (le stime parlano di 13.736 milioni di dollari nel 2019), facendo dell'Ucraina il decimo Stato al mondo che riceve più denaro attraverso questo canale.

Se c’è una cosa da sapere sulla diaspora ucraina è che la maggior parte di coloro che hanno lasciato il Paese sono andati a vivere in Russia, dove abitano oltre tre milioni di migranti. La relazione storica e la vicinanza linguistica e culturale tra i due Paesi continua ad essere un fattore determinante anche se, negli ultimi anni le cose sono drasticamente cambiate, e lo hanno fatto ben prima dell’inizio dell’invasione avvenuta il 24 febbraio, con la Russia che aveva iniziato a diventare sempre meno attraente per gli emigranti ucraini: tra il 2015 e il 2020, invece di crescere, la sua diaspora ha perso più di 1.700 membri.

Due eventi aiutano a capire l'intensificazione dei flussi in uscita, che erano rimasti stabili dal 1990, quando in seguito alla dissoluzione dell'Unione Sovietica vi era stato un primo esodo di persone, ma che sono aumentati del 13 per cento dal 2010: l'aggressione di Mosca nel 2014, quando ha annesso la Crimea e ha iniziato a sostenere le milizie filorusse nel Donbas, e l'accordo che ha eliminato la necessità di visti per gli ucraini per entrare nel territorio dell'Unione europea nel 2017. I due eventi hanno portato allo spostamento di 1,4 milioni di persone, cifre che non tengono in considerazione il flusso delle ultime settimane. Delle persone che decisero di lasciare il Paese la metà di loro fuggì in Europa. La Polonia ha preso la più grande fetta, con più di 600mila arrivi negli ultimi otto anni.

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