Mercoledì, 17 Luglio 2024
Il caso / Belgio

Operatrice sociale muore in cella, polizia sotto accusa: altri due casi simili nello stesso commissariato

È successo a Bruxelles. Secondo gli agenti, la donna si sarebbe suicidata. Ma la famiglia non crede a questa versione

Sourour Abouda aveva 46 anni e un figlio appena maggiorenne con cui viveva. A Bruxelles la conoscevano in tanti per il suo impegno nel sociale e per il lavoro in un'organizzazione che, tra le altre cose, si batte contro le violenze da parte degli agenti di polizia. La sera del 12 gennaio, rincasando da una festa, è stata arrestata e portata in cella. Poche ore dopo verrà ritrovata morta: secondo quanto comunicato dalla polizia, si sarebbe suicidata impiccandosi al suo maglione. Ma la ricostruzione non coinvince la famiglia e i colleghi, che chiedono un'inchiesta approfondita per far luce sull'accaduto. Tanto più che in quella stessa cella, negli ultimi tempi, sono morti altri due detenuti in circostanze ancora tutte da chiarire.

Le indagini dei magistrati sono in corso: "Secondo le prime risultanze, la morte (della donna, ndr) potrebbe corrispondere a un suicidio", ha fatto sapere la procura di Bruxelles. Di altro, per il momento, si sa pochissimo: l'unica informazione emersa sui media locali è che Abouda, belga di origine tunisina, fosse ubriaca. Non si sa, invece, il motivo specifico per cui Abouda sia stata arrestata. Dal commissariato di polizia di Bruxelles-Ixelles non trapela nulla.  

Ma la famiglia non crede alla tesi del suicidio: intervistata da Rtbf, la tv pubblica belga, la sorella della vittima ha dichiarato che Sourour non aveva tendenze suicide e "che aveva un figlio di 19 anni con cui viveva e che era tutto per lei, non lo avrebbe mai abbandonato". La famiglia promette di andare "fino in fondo" per ottenere la verità sui fatti: “Vogliamo che venga fatta tutta la luce sulle circostanze della morte di Sourour. Vogliamo sapere perché non c'era sorveglianza su nostra sorella quando era in cella", dice ancora la sorella.

Abouda lavorava nel movimento Présence et action culturelles (Pac) ed era attiva in varie associazioni che si occupano di difesa dei diritti delle donne. "Siamo molto scioccati, non avremmo mai pensato a una situazione del genere - dice Sarah De Liamchine, co-direttrice del Pac - Siamo coinvolti in diversi casi di violenze della polizia. Il fatto che una nostra collega sia coinvolta in un caso come questo assume per noi una dimensione speciale". Il riferimento è anche ai precendenti del commissariato di Bruxelles-Ixelles: qui, il 19 gennaio 2021, un algerino di 29 anni di nome Ilyes Abbedou, arrestato per un furto di vestiti, ha perso la vita mentre si trovava in cella. Morto allo scoccare delle 4 del mattino secondo il rapporto del medico legale, la sua morte non era stata confermata dalla polizia fino alle 13 circa dello stesso giorno. Nel dicembre dello stesso anno, un altro algerino di 26 anni, Mohamed Amine Berkane, è stato trovato morto in una cella. Entrambi i casi sono ancora oggetto di indagini.

Sullo sfondo di questi episodi, ci sono anche le accuse alla polizia belga, mosse dal sindaco di Anversa Bart de Wever, di avere tra le sue file agenti legati ai boss del narcotraffico. Lo scorso giugno, proprio un poliziotto del commissariato di Bruxelles-Ixelles è stato arrestato perché sospettato di far parte di una gang criminale. 

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