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Lunedì, 8 Agosto 2022
La scelta / Danimarca

Effetto Putin, la Danimarca si è unita alla politica di Difesa comune dell'Ue

Prima godeva di un'eccezione, ma in un referendum indetto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina il 66 per cento dei cittadini ha approvato un maggiore coordinamento militare con i partner europei

La Danimarca ha messo l’elmetto europeo. I danesi si sono espressi a favore dell'ingresso nella politica di Difesa comune dell'Unione europea, interrompendo la deroga di cui godono dal 1993. COn un referendum che si è svolto ieri oltre il 66 per cento ha votato "sì" a una maggiore integrazione militare con i partner europei, contro il 33 per cento che ha votato "no".

L'effetto Vladimir Putin, che ha già portato due Paesi tradizionalmente neutrali, Finlandia e Svezia, a chiedere l'adesione alla Nato, ha spinto anche il terzo Stato scandinavo a chiedere maggiori sicurezze belliche. La guerra in Ucraina ha spinto i principali partiti politici del Paese nordico a far approvare a tempo di record un referendum per decidere se fosse giunto il momento di rinunciare alla clausola che negli ultimi trent'anni ha permesso loro di non partecipare alla politica europea di sicurezza e difesa. 

A differenza di Svezia e Finlandia, la Danimarca è già membro della Nato. È infatti uno dei membri fondatori dell'organizzazione militare transatlantica. Ma quando nel 1992 il governo sottopose a referendum il Trattato di Maastricht, che preparava l'Unione europea all'adozione dell'euro e lanciava la politica di sicurezza e di difesa comune, i cittadini si opposero in un'altra consultazione popolare, e il governo negoziò un opt-out.

Ma oggi le cose sono drasticamente cambiate rispetto al 1993. Con questo voto i cittadini hanno voluto inviare "un segnale importante ai nostri alleati in Europa e nella Nato, e a Putin. Stiamo dimostrando che quando Putin invade un Paese libero e minaccia la stabilità in Europa, il resto di noi si unisce", ha sottolineato la prima ministra Mette Frederiksen. Grazie al sì la nazione potrà partecipare alle operazioni militari congiunte e cooperare allo sviluppo e all’acquisizione di capacità di difesa comuni, abbandonando la scelta, presa 30 anni, di tirarsene fuori grazie all'accordo di Edimburgo del 1992, che si è trasformato in un protocollo del trattato di Amsterdam in cui si metteva netto su bianco la deroga per Copenaghen.

L’opt-out, o clausola di esenzione, è un termine usato nel diritto dell'Ue per riferirsi alla possibilità per uno Stato membro di non partecipare a certe politiche comuni e quindi di non essere vincolato dalle relative regole. La Danimarca ha ottenuto la possibilità di esentarsi dalla politica comune di Difesa dopo che i suoi cittadini, tramite un referendum tenutosi nel giugno del 1992, decisero di rifiutare il trattato di Maastricht. La decisione fu un colpo al processo di integrazione dell'Ue poiché, come altri trattati europei, Maastricht poteva entrare in vigore solo con la ratifica di tutti gli Stati membri, così, per evitare di mandare tutto in fumo, l’Ue decise di concedere alla Danimarca clausole di esclusione in quattro aree di sovranità: la moneta unica, la giustizia, la difesa e la cittadinanza europea.

Dopo aver ottenuto questi opt-out, i cittadini accettarono il trattato in un secondo referendum tenutosi nel 1993. Nel 2011 vi era stato un timido tentativo, da parte del governo dell'allora premier Elle Thorning-Schmidt, di indire un referendum per porre fine all'opzione del ritiro, che si sarebbe dovuto tenere nel 2012 in seguito alla presidenza danese del Consiglio dell'Ue, ma non si è mai tenuto a causa di troppa "ansia e incertezza" tra la popolazione. A questo giro però, la crisi in Ucraina ha obbligato il Paese a rivedere le sue posizioni in materia di difesa. Finora la Danimarca era l'unico Paese dell'UE a non partecipare al fondo comune per l'acquisto di armi e altre attrezzature militari per l'Ucraina, con una spesa già stimata in 2 miliardi di euro.

Quella di ieri è la nona consultazione sull'Europa in Danimarca e la terza volta che una delle eccezioni viene sottoposta a votazione popolare: nelle due precedenti occasioni, nel 2000 sull'euro e nel 2015 sulla politica giuridica, hanno vinto i favorevoli al mantenimento del modello di eccezione.

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