Covid, strage nelle case di riposo inglesi. Amnesty International: “Violati diritti umani”

I testimoni definiscono “un completo disastro” le prime sei settimane di lotta alla pandemia nel Regno Unito. Mentre l'Oms definiva il coronavirus una pandemia globale, Londra ordinava le dimissioni di pazienti ancora positivi. Richiesta un'indagine indipendente

La morte di migliaia di anziani nelle case di riposo inglesi è stata una violazione dei diritti umani. È quanto sostiene Amnesty International in un rapporto sulla gestione della crisi pandemica da parte del Governo di Londra nel quale si evidenzia che circa 18.000 decessi avvenuti durante la prima ondata di Covid-19 negli istituti per anziani erano “del tutto evitabili”. Di qui la clamorosa accusa nei confronti di Boris Johnson, colpevole - secondo gli attivisti per i diritti umani - di aver preso una serie di decisioni “incredibilmente irresponsabili”. 

Tra il 2 marzo e il 12 giugno di quest’anno - si legge nel rapporto - sono state registrate 28.186 “morti in eccesso” nelle case di riposo in Inghilterra, con oltre 18.500 residenti deceduti positivi al Covid-19 durante lo stesso periodo. I dirigenti e il personale delle case di cura hanno descritto ad Amnesty le prime sei settimane di lotta alla pandemia come “un completo disastro” per le difficoltà riscontrate nell'accesso ai test, ma anche per le ingiustificate dimissioni dagli ospedali di pazienti anziani e ancora infetti. “La cosa più assurda - scrive Amnesty - è che il 17 marzo, quattro giorni dopo che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) aveva dichiarato il Covid-19 una pandemia globale, il Governo ha ordinato le dimissioni di 25.000 pazienti dagli ospedali”, “compresi quelli infetti o potenzialmente infetti”.

Il 2 aprile, lo stesso giorno in cui l'Oms ha confermato l'esistenza di casi asintomatici di Covid-19, l’esecutivo di Londra ha ribadito il suo orientamento a favore delle dimissioni ospedaliere “senza che vengano richiesti test negativi prima dei trasferimenti/ricoveri nelle casa di cura”.

“Dopo quello a cui avevamo assistito in Spagna e in Italia - ricorda il direttore di una casa di riposto nello Yorkshire - il 28 febbraio abbiamo chiuso l’istituto alle visite”. Da quel momento “non abbiamo avuto casi fino al 28 marzo, quando un residente è stato dimesso dall'ospedale ancora positivo al Covid”, afferma il testimone. Nel mirino degli attivisti per i diritti umani è finito anche il protocollo DNAR (Do Not Attempt Resuscitation) sulla non rianimazione dei pazienti che, in alcuni casi, potrebbero essere stati imposti senza seguire le procedure dettate dalle regole britanniche.

“Lo spaventoso bilancio delle vittime era del tutto evitabile: è uno scandalo di proporzioni monumentali”, sostiene Kate Allen, direttrice di Amnesty International per il Regno Unito. “Mentre il Paese deve ora affrontare una seconda ondata di coronavirus, abbiamo urgentemente bisogno di un'indagine pubblica e indipendente sullo scandalo delle case di cura, in modo che si impari la lezione e che si proteggano le vite”, conclude Allen.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • “Dal 1 gennaio basterà un ritardo di pagamento di 100 euro per finire nella blacklist delle banche”

  • George Clooney attacca Orban: “In Ungheria solo rabbia e odio”. La replica: “Consigliato da Soros”

  • Partecipa a orgia con 24 uomini, deputato del partito di Orban fermato dalla polizia a Bruxelles

  • "Alexa è antisemita", Amazon apre un'inchiesta sull'assistente virtuale

  • Pistola e lingotti d'oro nel comodino del premier bulgaro. Che si difende: “Colpa di una bella donna”

  • "Tornerò in Russia per portarla verso l’Ue". Navalny lancia la sfida a Putin

Torna su
EuropaToday è in caricamento