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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Dai corridoi turistici al passaporto sanitario: le proposte sui tavoli Ue per viaggiare questa estate

La Grecia propone di fare il test a tutti i vacanzieri, mentre Croazia e Austria lavorano a un accordo che permetta di salvare la stagione aprendo al passaggio dei tedeschi

Un mare di dubbi e interrogativi circonda la stagione turistica 2020, che ripone nei mesi estivi le speranze di ripresa dopo il crollo degli arrivi e la chiusura alla circolazione imposta dal coronavirus. Chi spera di passare le ferie in spiaggia, in montagna o magari in una bella città d’arte deve sapere che, per il momento, non esiste un piano Ue di riapertura ai viaggi di piacere. Le regole vigenti assicurano il solo rientro a casa dei residenti bloccati altrove o di chi ha bisogno di spostarsi per esigenze lavorative. E in assenza di piani di ripartenza del viavai di vacanzieri, i Paesi europei iniziano a muoversi in ordine sparso. 

Il passaporto anti-Covid

La Grecia, lo Stato Ue più dipendente dal settore turistico (che genera circa il 20,6% del Pil nazionale) si è fatta avanti da tempo con un’idea originale, ma per molti non realizzabile. Il ministro greco Harry Theocharis ha infatti dichiarato giorni fa che una soluzione potrebbe passare attraverso i cosiddetti “passaporti sanitari”. Vale a dire che i passeggeri potrebbero essere costretti a fare il test sul coronavirus prima di salire a bordo di un volo o di imbarcarsi su una nave. Il risultato negativo darebbe così permesso al ‘visto’ sanitario, che apre le porte alle vacanze. 

Dalle città tedesche al mare croato

Altra idea è quella di creare i cosiddetti corridoi turistici tra Paesi Ue. Il che prevede fare ricorso ad accordi bilaterali che rischiano, in poche parole, di dividere i cittadini europei tra chi ha diritto a viaggiare e chi no. A promuovere tale idea è ‘l’insospettabile’ Croazia, Paese a cui spetta la presidenza di turno del Consiglio Ue. Il Governo di Zagabria starebbe lavorando assieme ai vicini della Repubblica Ceca e Austria per creare una sorta di area turistica a circuito chiuso, con un corridoio che dalle città tedesche porti fino al mare croato. Un progetto che tira in ballo anche il Governo di Berlino, nonostante il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, abbia stigmatizzato la “corsa” per riaprire il turismo tra Stati europei, che potrebbe comportare “rischi inaccettabili”. “Ma se i Paesi gestiscono bene la situazione, come in Germania, allora esiste una reale possibilità di accordi bilaterali”, ha dichiarato la ministra austriaca del Turismo, Elisabeth Köstinger, al quotidiano austriaco Die Presse. 

Ue: "No a discriminazioni"

Un’idea, quella di prevedere accordi bilaterali che vadano a restringere la libertà di circolazione tra Stati dell’Unione ai soli Paesi ‘fortunati’ che hanno numeri bassi di contagio, che per il momento viene respinta con forza dalla Commissione europea. “Non è possibile fare discriminazioni sulla base della nazionalità e della cittadinanza”, ha detto Vera Jourová, vicepresidente della Commissione europea, dopo una riunione con gli altri commissari. Un messaggio che non lascerebbe spazio alle interpretazioni, ma subito smorzato da Eric Mamer, portavoce di Ursula von der Leyen. Rispondendo alle domande dei giornalisti, il portavoce ha evidenziato che tutte le decisioni dell’esecutivo comunitario “tengono conto di questo principio generale”, ma anche della “necessità di proteggere la salute”. Che, come gli abitanti di alcune regioni italiane sanno bene, può giustificare che vengano fatte differenze anche tra cittadini dello stesso Paese. 

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