Nel Regno Unito si sperimenta la terapia al plasma contro il Covid-19, esclusi gay e bisessuali

Secondo regole che risalgono agli anni Ottanta, e pensate per fermare la diffusione dell'Hiv, un uomo che è andato a letto con un altro uomo deve aspettare tre mesi per poter donare il sangue

Plasma di un guarito dal coronavirus - foto Ansa EPA/ENRIC FONTCUBERTA

Anche nel Regno Unito alcuni ospedali stanno iniziando la sperimentazione della trasfusione di plasma dei guariti dal coronavirus come terapia per aiutare chi è ancora malato a superare la malattia.

Trasferire anticorpi

Si tratta di una soluzione emergenziale e già utilizzata per altre malattie e che non può essere applicata facilmente su larga scala. La sua efficacia dipende dal fatto che gli anticorpi presenti nei soggetti guariti passano agli altri pazienti, ma con loro passano anche sostanze non necessarie per il trattamento della patologia e potenzialmente pericolose.

Esclusi i gay

All'ospedale Guys and St Thomas’s di Londra, uno dei nosocomi che sta sperimentando questa pratica, sono stati esclusi gay e bisessuali dalla donazione del sangue per la terapia. Questo perché tutti coloro che hanno fatto sesso con un uomo nei tre mesi precedenti alla donazione sono esclusi a causa di una restrizione introdotta negli anni Ottanta come misura per rallentare la diffusione dell'Hiv. Come racconta The Independent le regole della sezione Sangue e trasfusioni dell'Nhs, il servizio sanitario britannico, affermano che gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini "corrono un rischio maggiore di contrarre determinate infezioni attraverso il sesso".

Regole risalenti agli anni Ottanta

Il bando fu introdotto circa 40 anni fa e inizialmente durava per tutta la vita, le regole diventarono meno stringenti nel 2011, quando il divieto di donare il sangue per gli omosessuali fu ridotto a 12 mesi e infine nel 2017 a tre. Ma oggi queste restrizioni sembrano a dir poco anacronistiche.

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Le critiche

"È davvero sconvolgente il fatto che agli uomini gay e bisessuali che vogliono aiutare nella lotta contro il coronavirus venga impedito di farlo”, ha attaccato Laura Russell, direttrice della Ong di Stonewall, secondo cui "le decisioni sul se le persone dovrebbero essere in grado di donare sangue o plasma dovrebbe essere basata su valutazioni del rischio individuali, non sull'orientamento sessuale". “Sappiamo che questa regola possa sembrare deludente se vuoi salvare delle vite”, ha ammesso parlando con il giornale britannico un portavoce dell'Nhs, che ha però assicurato che “separatamente allo studio sul plasma del convalescente, stiamo lavorando con gruppi Lgbt+ per esplorare la possibilità di introdurre una valutazione del rischio più personalizzata per la donazione di sangue”.

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