Anche sulle mascherine la Svezia va controcorrente: non si devono portare

Nessun obbligo, nemmeno sui mezzi pubblici o nei luoghi chiusi. E a differenza che nel resto d'Europa il numero dei contagi è in diminuzione

Svedesi sul lungomare a Malmö - foto Ansa EPA/Johan Nilsson/TT

Dall'inizio della pandemia di coronavirus sta facendo discutere in tutto il mondo la risposta della Svezia. La strategia soft di Stoccolma è demonizzata da alcuni e presa ad esempio da altri, con i primi che la ritengono troppo rischiosa e spregiudicata, e gli altri che la considerano più razionale.

E adesso anche sulle mascherine, che in diversi Stati vengono quasi ritenute il rimedio per eccellenza alla diffusione della malattia, il Paese Scandinavo continua ad andare controcorrente decidendo di non imporle per legge nemmeno nei luoghi chiusi o affollati, e continuando a insistere solo sul distanziamento fisico e sul lavaggio delle mani. Certo le mascherine sono consigliate, ma l'esperto del governo, l'ormai celebre Anders Tegnell, insiste sul fatto che gli studi scientifici non abbiano dimostrato che siano davvero efficaci nel limitare la diffusione del Covid-19, suggerendo addirittura che potrebbero fare più male che bene se usate in modo sbagliato.

“Ci sono almeno tre rapporti di pesi massimi - dall'Organizzazione mondiale della sanità, dall'Ecdc (agenzia sanitaria dell'Ue) e un report di The Lancet citato dall'Oms - che affermano tutti che le prove scientifiche sono deboli", riguardo alla loro utilità, ha detto tempo fa ai giornalisti. Due settimane fa al Financial Times disse che è “pericoloso” far credere che siano la panacea per il problema. “Le maschere per il viso possono essere un complemento ad altri interventi. Ma richiedere di indossare le mascherine e poi pensare di poter affollare i autobus o centri commerciali è sicuramente un errore ", ha spiegato, sottolineando come nonostante la mascherine anche all'aperto, in paesi come il Belgio e la Spagna i casi fossero in aumento.

È Tegnell la mente che ha spinto per la strategia dell'immunità di gregge, quella che sostiene che una diffusione il più possibile controllata del contagio possa essere utile per proteggere la società, piuttosto che danneggiarla. Una strategia facilitata certamente dal fatto che parliamo di un Paese di poco più di 10 milioni di abitanti, distribuiti su un territorio che è 1,5 volte quello dell'Italia, di cui però un milione è concentrato nella capitale. E così anche durante il picco dei contagi le misure di quarantena sono state minime: sono state vietate le riunioni pubbliche di oltre 50 persone e le persone anziane, fragili o con sintomi sono state invitate a rimanere a casa ma il governo ha lasciato aperte scuole, negozi e ristoranti, puntando solo su distanziamento sociale e senso di responsabilità dei cittadini. All'inizio nel Paese il numero dei contagiati, e purtroppo dei morti, è stato molto più altro degli altri vicini scandinavi, a causa soprattutto del fallimento del tentativo di proteggere gli anziani nelle case di cura. Ma adesso le cose vanno molto meglio (e l'economia è tra le meno colpite dalla crisi).

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In totale il Paese ha registrato 84.521 casi di Covid-19 e 5.813 decessi dall'inizio dell'emergenza sanitaria ma a differenza di Paesi come l'Italia, la Francia, la Spagna e il Belgio, in cui c'è una nuova insorgenza del numero dei contagi, lì il numero dei malati è adesso in diminuzione e lo Stato non è più ai primi posti per il rapporto tra decessi e popolazione, piazzandosi dietro nazioni come l'Italia, la Spagna, il Belgio e il Regno Unito. E Stoccolma è talmente sicura di sé che la scorsa settimana il numero massimo di persone che possono riunirsi insieme è stato innalzato da 50 a 500. E senza mascherina obbligatoria.

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