Tanti contagi, pochi morti: il coronavirus in Germania è un mistero

Su circa 25mila casi i decessi sono un centinaio, mentre in Italia, dove l'età media della popolazione è simile, le vittime sono 5.400 su 60mila persone a cui è stato diagnosticato il Covid-19. Ecco tutte le ipotesi

Foto Ansa - EPA/RODRIGO ANTUNES

La pandemia di coronavirus sembra quasi non impensierire, almeno per il momento, la Germania dove il virus ha una delle mortalità più basse del mondo e dove gli interventi del governo starebbero già facendo abbassare la curva dei contagi.

Pochi morti

Secondo il bollettino del 24 marzo della Johns Hopkins University le persone a cui è stato diagnosticato il virus sono 27.436, mentre i morti sono arrivati a quota 114. Ciò significa che il Paese governato da Angela Merkel ha attualmente il tasso di mortalità più basso tra i 10 Stati più colpiti dalla pandemia: circa lo 0,3% rispetto al 9% in Italia e al 4,6% nel Regno Unito. Le percentuali vanno prese con le pinze perché riguardano i casi accertati con tampone. Sommando asintomatici e altri che hanno il Covid-19 ma non sono stati testati parliamo di numeri molto più bassi.

Il confronto con l'Italia

Il virus è stato diagnosticato a oltre 350mila persone e di queste ne sono morte oltre 16mila in tutto il mondo da quando è emerso in Cina alla fine dell'anno scorso. Circa un terzo di questi decessi è stato in Italia. Come sottolinea il Guardian in un articolo sull'argomento, il contrasto con il nostro Paese, dove ci sono quasi 60mila contagi e 5.400 decessi, è particolarmente sorprendente in quanto i due Stati hanno la più alta percentuale di cittadini di età pari o superiore a 65 anni in Europa e anzi, secondo il Bloomberg Global Health Index, gli italiani hanno anche uno stile di vita più sano dei tedeschi. "È troppo presto per dire se la Germania è meglio preparata dal punto di vista medico per la pandemia di Covid-19 rispetto ad altri paesi", ha affermato al giornale Marylyn Addo, che dirige il dipartimento di infettivologia presso il Medical Center dell'Università di Amburgo.

Differenza nell'età dei contagiati

Ma nei fatti è la differenza di età dei contagiati che potrebbe far cambiare presto la situazione. Come riporta Bloomberg in Italia, il 74% di coloro che sono risultati positivi hanno più di 50 anni. In Germania, l'82% dei casi è rappresentato da persone di età inferiore ai 60 anni. La prospettiva che l'epidemia possa passare alle persone anziane, che sono più a rischio, preoccupa alcuni esperti tedeschi. "Siamo solo all'inizio dell'epidemia", ha avvertito Lothar Wieler, presidente del Robert Koch Institute, l'autorità sanitaria pubblica tedesca.

Posti in ospedale e test

A suo avviso una probabile spiegazione potrebbe essere che mentre gli ospedali del nord Italia sono invasi da nuovi pazienti, quelli tedeschi non sono ancora a piena capacità e hanno avuto più tempo per liberare i letti, fare scorta di attrezzature e ridistribuire il personale. Inoltre nel Paese sono stati fatti molti test, alcuni addirittura su pazienti senza farli uscire dalle auto, anche a chi aveva sintomi leggeri ma era stato in passato in zone a rischio o a contatto con qualche caso sospetto, e questo ha permesso così di avere una fotografia più precisa, rispetto a Paesi che fanno meno tamponi o comunque solo in maniera più mirata e in ospedale.

Criteri nell'attribuire la causa della morte

Un'altra tesi possibile è quella della differenza nell'attribuzione delle cause della morte. Molti pazienti potrebbero avere avuto una o anche più patologie pregresse, anche gravi. In quel caso il coronavirus anche se contratto non è necessariamente la causa finale della morte e per questo i medici potrebbero non segnalarlo nei numeri ufficiali, affermano alcuni.

Sottostima

Per l'eurodeputato tedesco Peter Liese, della Cdu, membro della commissione Ambiente a Strasburgo, il fatto che la Germania riporti relativamente pochi decessi rispetto a Paesi come l'Italia o la Francia, è dovuto a diversi fattori, il principale dei quali è la "sottostima", o under-reporting, dei casi di contagio, che in altri Stati dell'Ue è molto più consistente che in Germania, dove si fanno "molti test", cosa che aumenta il denominatore e lo avvicina di più alla realtà. "Se l'Italia ha ufficialmente, secondo l'Ecdc, 63.927 casi: direi che si può prendere questo dato e moltiplicarlo non per dieci, ma per venti. Quindi in Italia forse ci sono seicentomila persone già infettate". In Germania, ha proseguito Liese, "facciamo molti test, più che in altri Paesi, quindi probabilmente bisogna prendere le 29mila persone che abbiamo e moltiplicarle per 4 o 5".

Si appiattisce la curva dei contagi

In ogni caso non solo i numeri attuali restano bassi ma anche in prospettiva i segnali sono incoraggianti. Lo ha annunciato il capo della sanità pubblica del Paese, secondo cui la tendenza al rialzo sul numero di casi Covid-19 sembra stabilizzarsi, in parte grazie alle misure di allontanamento sociale messe in campo per far fronte all'emergenza. “Stiamo assistendo a segnali che mostrano che la curva di crescita esponenziale si sta leggermente appiattendo. Ma riuscirò a confermare definitivamente questa tendenza soltanto mercoledì”, ha dichiarato cauto Wieler.

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