L'Ungheria ha i confini chiusi, ma i casi di Covid-19 non sono mai stati così tanti

Frontiere bloccate dall'inizio di settembre eppure i contagi sono a livelli record. La prima ondata sembrava aver risparmiato l'Europa Centrale, ma ora lì la situazione è peggiore che nei Paesi occidentali

Viktor Orban - foto Consiglio europeo

Per fermare la crescita del numero dei casi di coronavirus l'Ungheria era stato il primo Paese della zona Schengen a richiudere i confini all'ingresso degli stranieri il primo settembre. La settimana scorsa il governo di Viktor Orban ha deciso di prolungare la misura di un altro mese, almeno fino a novembre.

Eppure questa linea durissima sui viaggi, molto più dura di quella di paesi come il nostro, dove al massimo si chiede la quarantena e il tampone per chi arriva da altri Paesi europei ritenuti a rischio, non sembra aver sortito gli effetti desiderati. Per il quarto giorno consecutivo l'Ungheria registra più di mille nuovi casi di coronavirus: sono 1.173 le infezioni accertate nelle ultime 24 ore. L'aumento giornaliero massimo, registrato in primavera durante il lockdown, era stato di 210 casi in un giorno, mentre i contagi dall'inizio dell'epidemia nel Paese di quasi 10 milioni di abitanti, sono 38.837 e le vittime totali 969.

Durante il primo picco nel marzo scorso i paesi della regione furono tra i primi a intervenire e con durezza, chiudendo le frontiere, imponendola quarantena rigida, chiudendo scuole, ristoranti bar e la maggior parte delle attività. E così in nazioni come la Slovacchia, la Repubblica Ceca, l'Ungheria, la Polonia il numero dei contagi è stato molto inferiore rispetto all'Europa occidentale. La Slovacchia ha avuto numeri paragonabili alla Nuova Zelanda e ritenuta da alcuni esempio da seguire.

Ma oggi le cose sono molto differenti e il trend sembra quasi invertito. Addirittura, stando ai dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie la Repubblica Ceca è il Paese con il maggior numero di casi rispetto alla popolazione d'Europa, 493,1 per ogni 100mila abitanti, una proporzione oltre sei volte maggiore di quella italiana (74,7), la Slovacchia arriva a 197,7, la Polonia a 101 e l'Ungheria a 141,8. Come ricorda Politico la Slovacchia ha 10 volte più casi quotidiani rispetto alla fine dell'estate e la Polonia sta crescendo a un ritmo simile, raggiungendo il record di 5.300 nuovi casi sabato.

L'Ungheria è passata da soli nove nuovi casi il 2 agosto a 1.374 di sabato, mentre i casi della Romania sono triplicati dall'estate ai 3.517 di venerdì. Il problema nella regione è ancora più grave perché lì la capacità degli ospedali di gestire l'emergenza è purtroppo spesso inferiore a quella di altri Paesi occidentali. Secondo i dati Eurostat la Polonia ha solo 237 medici ogni 100mila abitanti, il livello più basso dell'Ue. L'Ungheria ne ha 338 e la Slovacchia 352, mentre la Germania ne ha 431 e l'Italia 397.

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