Martedì, 3 Agosto 2021
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"Coronavirus, il governo non fa nulla". E la città si mette in quarantena da sola

Succede a Knokke, in Belgio, dove il sindaco ha decretato lo stop alle scuole e ad altri uffici pubblici e la chiusura di alcune attività. Critiche all'esecutivo per la mancanza di misure restrittive contro l'epidemia. Nel Paese, circa 400 contagi e 3 morti

Nonostante i circa 400 contagi e i primi morti, il governo continua a mettere il freno a misure più restrittive per far fronte all'epidemia del coronavirus. E cosi', nell'attesa di un cambio di passo, che potrebbe arrivare in queste ore, una piccola cittadina del Belgio ha deciso di sfidare le autorità centrali e regionali e di seguire il modello italiano mettendosi in quarantena: stop a scuole e altri uffici pubblici, e chiusura delle attività come ristoranti e pub. Succede a Knokke, meta balneare del mare del Nord molto ambita dai belgi.

"Penso alla salute dei miei concittadini, quello che fa il Belgio non mi interessa", ha spiegato il sindaco Leopold Lippens. Un gesto che fa il pari con le critiche mosse da più parti nel Paese all'inazione del governo. Che a dirla tutta deve fare i conti con una divisione dei poteri in materia di ordine pubblico e sanità che fa del Belgio uno degli Stati con la burocrazia più contorta dell'Ue. Oltre all'esecutivo, che tra l'altro è in transizione da mesi in attesa di un accordo di maggioranza per trovare un nuovo premier, per dare l'avvio alle misure da prendere contro il coronavirus serve l'ok anche delle cosiddette entità federate (Regioni, Comunità e commissioni comunitarie interne alle singole regioni). Una complessità che di fatto ha impedito di trovare un'intesa in questi giorni su misure più restrittive. Finora, sono stati lanciati solo dei "consigli" alla popolazione e agli enti locali, come la limitazione agli eventi pubblici e privati o lo stop ai viaggi scolastici. Ma poi, ogni amministrazione è libera di decidere cosa fare e non fare.

Questa situazione è stata aspramente critica da diverse organizzazioni di medici. Philippe Devos, presidente dell’Associazione belga dei sindacati medici (Absym), ha chiesto di procedere almeno alla chiusura delle scuole. "Impariamo dall'esperienza italiana", è stato l'appello congiunto di due gruppi di medici italiani che esercitano in Belgio e a Bruxelles. "L'Italia, non senza difficoltà, sta cercando di contenere il più possibile la diffusione del virus in Europa, delimitando le zone rosse", scrivono in una nota pubblicata su Eunews.it, sottolineando come "le misure messe in campo dal governo italiano servono a guadagnare tempo, rallentando la diffusione del virus anche in altri paesi d'Europa". I medici ricordano che rispetto all'Italia molti paesi Ue, tra cui il Belgio, registrano un sostanziale ritardo nella diffusione del virus e questo ritardo andrebbe sfruttato per "adottare misure preventive cominciare proprio dal settore medico-sanitario".

Mentre scriviamo, il governo federale sta cercando di trovare un'intesa con le Regioni per rispondere a questi appelli, ciasciuna delle quali ha un'idea diversa. E cosi' si va in ordine sparso. Rudi Vervoort, per esempio, ministro presidente della Regione di Bruxelles, ha annunciato che le assemblee in luighi chiusi con più di 1.000 persone sono proibite. Sono coinvolti i concerti, gli spettacoli, le serate fra studenti o anche le fiere. Inoltre, nessuna visita nelle case di riposo sarà accettata per motivi di sicurezza salvo rare eccezioni dopo la scoperta che in una di queste case vi erano 2 contagiati. Tutte le manifestazioni sportive all'aperto, invece, non sono state per ora bloccate.

In Vallonia, la Regione ha intrapreso le stesse misure, ma con più controlli. I servizi di polizia dovranno fare rispettare le nuove regole sul loro territorio. Tutti i communi della Vallonia hanno proibito le manifestazioni con un pubblico “fragile”. Se un allievo è influenzato, sarà direttamente accompagnato a casa.Il ministro presidente, Elio Di Rupo, si è espresso dicendo che “sgire in questo modo è la maniera più intelligente piuttosto che chiudere le scuole e di fare badare i figli dai nonni”. 

Per i trasporti, tutto funziona normalmente. La Vallonia ha messo a disposizione più autobus durante l’ora di punta. Sophie Wilmès, prima ministra del Paese, ha chiesto alle imprese di mandare a casa gli impiegati più presto rispetto al normale orario o di farli arrivare più tardi per evitare un grande flusso di persone nei trasporti. Il telelavoro è vivamente consigliato, ma non obbligatorio. 

Nelle Fiandre, vero polmone economico del Paese, il ministro-presidente Jan Jambon si è mostrato riluttante a qualsiasi misura di sicurezza. Per lui non bisogna proibire. Bart De Wever, sindaco di Anversa, aggiunge che non desidera un “bagno di sangue economico”. Ha quindi deciso di non vietare tutti gli eventi, ma solo quelli su base di un avviso. 

La confusione regna sovrana e questo non ha effetti positivi sulla popolazione, che a quanto pare è più preoccupata del coronavirus dei suoi politici. Secondo Test Achats, l’associazione dei consumatori, 4 belgi su 10 stimano che non sono bene informati su questo argomento. E solo il 36% dice di aver fiducia nelle autorità. 

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