Fuga da Londra: il Covid-19 (e la precarietà) spaventano gli italiani

A spingerli la paura di misure insufficienti da parte di Johnson per proteggerli dalla pandemia ma anche la difficoltà di vivere in una città cara, con la prospettiva di perdere il lavoro. Ma la stragrande maggioranza resiste

La strategia di Boris Johnson per far fronte all'epidemia di coronavirus spaventa gli italiani. La paura che le misure messe in campo siano insufficienti è tanta, soprattutto per chi fa il paragone con quello che accade nel nostro Paese, e così cresce la voglia di tornare nella Penisola. Come racconta La Stampa Alitalia per far fronte alla forte richiesta ha aggiunto dei voli sulla tratta da Londra a Roma. Le domande sono centinaia. “Da venerdì abbiamo ricevuto circa settemila telefonate e diecimila email. Stiamo cercando di rispondere a tutti”, ha spiegato l'ambasciatore italiano a Londra, Raffaele Trombetta, in un messaggio su YouTube in cui spiega come fare a tornare a casa, e cosa fare appena si arriva.

Una scelta sofferta

Il Regno Unito non è “zona rossa” e chi ha ancora la residenza in Italia può quindi tornare. L'ambasciata itaiana fornisce aggiornamenti costanti su Facebook o Twitter. Si arriva all'aeroporto di destinazione con l'autocertificazione per muoversi, e ci si va a mettere in quarantena. È una scelta sofferta. In Italia c'è tanta paura e queste persone temono di sentirsi trattare da untori. E temono anche per i propri cari ovviamente.

I figli di Cannavaro e Ghini

Anche Fabio Cannavaro ha raccontato nei giorni scorsi di aver fatto tornare a casa suo figlio. “Sta studiando a Londra. Ho preferito farlo rientrare a Napoli: mi fido di più del nostro sistema sanitario rispetto a quello inglese”, ha dichiarato alla Gazzetta dello sport. Lo stesso ha fatto Massimo Ghini con suo figlio. "Noi siamo riusciti a trovare il biglietto per farla tornare perché la situazione si stava facendo difficile", ha raccontato

La precarietà fa paura

Molti però non tornano per la paura del contagio, ma per quella della disoccupazione e di condizioni di vita difficili. Tanti nostri connazionali lavorano in gran parte nella ristorazione e spesso a nero. Per molti potrebbero non esserci ammortizzatori sociali e l'idea di restare senza lavoro in una città in cui una stanza in una casa condivisa può costare oltre 700 sterline non piace a nessuno. Nel gruppo Facebook Italiani a Londra si cerca di darsi sostengo e coraggio a vicenda. La stragrande maggioranza dei nostri connazionali resterà nella capitale britannica, che resta comunque “la quinta città” del nostro Paese con 250mila italiani che ci vivono.

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"Torno ma starò lontano da mia madre malata"

Antonella (nome di fantasia) è tra coloro che sono riusciti a fare il biglietto. “Sono una ricercatrice e tra un mese la mia esperienza di lavoro qui sarebbe finita comunque. Vivo in una stanza grande poco più del mio letto in una casa con una coppia di italiani, tra l'altro lei una delle infermiere che si stanno confrontando con la crisi”. Sua madre è malata e sa che potrebbe metterla a rischio, ma ovviamente non sta andando da lei. “Oggi per amore devo restarle lontano, è la contraddizione dei nostri tempi. Ma vado a stare con il mio ragazzo, che è giovane e non è una categoria a rischio, dall'aeroporto dritta a casa con l'autocertificazione. Anche se non ho nessun sintomo naturalmente mi metterò in quarantena”.

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