Coronavirus, perché Boris Johnson non è (completamente) pazzo

Quella del premier britannico è una scommessa rischiosa, ma potrebbe farlo passare alla storia nel Regno Unito come un leader secondo soltanto a Churchill

Chris Whitty, Boris Johnson e Patrick Vallance - EPA/Richard Pohle

Nell'affrontare la crisi del coronavirus nel Regno Unito, Boris Johnson ha deciso di puntare sul numero secco e non sul colore o sul pari o dispari, come i turisti nei Casinò. Ha deciso di piazzare la scommessa più rischiosa. Ma se lo ha fatto è perché crede di poterla vincere questa scommessa, il suo non è solo avventurismo sconsiderato.

La City è una delle capitali mondiali della finanza, e che cos'è la finanza se non rischio? È questa l'anima del capitalismo: il rischio. Ed è anche questa l'anima dei britannici, degli inglesi soprattutto. Qui la paura del contagio e della morte comincia a diffondersi, certo, sono umani. Ma non nelle percentuali che vediamo in altre parti del mondo. Tra i più spaventati ci sono gli immigrati, gli italiani, gli spagnoli, ma non tutti ovviamente. Quelli che vivono qui da tempo, o che si sono subito integrati, hanno già acquistato la stessa fiducia un po' fatalista dei brits. Da noi in tanti si sono focalizzati solo sull'immunità di gregge ed è partita la corsa a fare i conti: con 67 milioni di abitanti per raggiungerla si dovrebbe ammalare il 60% della popolazione, 40 milioni, e con una mortalità dell'1% le vittime sarebbero 400mila.

Ma davvero qualcuno pensa che Johnson sarebbe disposto a mettere a rischio a questo livello la sua popolazione per salvare l'economia? Il leader dei Tory rischia di trovarsi i forconi per strada. Il premier non vuole passare alla storia come un novello Stalin (a proposito, ma in Russia stanno ancora a tre casi in tutto?), il suo faro è ovviamente Winston Churchill, non ci vuole uno storico a capirlo. Se durante la Seconda guerra mondiale Churchill promise agli inglesi “blood, toil, tears and sweat”, “sangue, fatica, lacrime e sudore”, oggi Johnson avverte i suoi che “molti perderanno i propri cari”. Non è certo una frase della stessa potenza e non passerà alla storia. Ma siamo seri, il paragone tra questa pandemia, per quanto terribile, e la guerra va bene solo nei proclami (e Johnson non è Churchill). La guerra è un'altra cosa, ricordiamocelo quando quelli che scappano da quelle vere verranno terrorizzati a bussare di nuovo alle nostre porte.

Johnson vuole salvare l'economia del Paese, è chiaro, ma anche il suo spirito. Se il Regno Unito riuscirà a non finire in rianimazione ma ne uscirà alla fine solo con qualche contusione e magari una gamba rotta, con la Brexit alle porte e l'Europa che sarà ormai indebolita, il riscatto del Paese sarà completo e l'orgoglio nazionale ritrovato (e addio indipendenza della Scozia). L'isola si prenderà davvero indietro il controllo. La banca d'Inghilterra per questo è già stata arruolata ed è pronta a pompare moneta per salvare le aziende in difficoltà con prestiti a condizioni mai viste prima. Ieri il governo ha assicurato almeno 350 miliardi. Altre forme di sostegno arriveranno. Avere una propria moneta, e non dover chiedere il permesso a nessuno per fare deficit, magari proprio per attrezzare gli ospedali, non è poi così male, noi ce lo siamo dimenticato.

Ma il premier britannico ha promesso che nel salvare l'economia si prenderà anche cura “dei più vulnerabili”. Che proteggerà gli anziani e i deboli. E i britannici dai loro leader pretendono il mantenimento delle promesse. Non sono mica come noi italiani che ci dimentichiamo pure le dichiarazioni fatte dai politici il giorno prima. Chiudiamo tutto. Anzi no riapriamo tutto, apericena. Anzi no: chiudiamoci in casa, svelti. (Per non parlare dei cinesi mangia topi vivi, anzi no ci hanno regalato le mascherine: eroi, angeli).

La popolazione al momento è ancora con lui. Ci sono non poche resistenze, soprattutto tra gli accademici, è chiaro. Ed è chiaro anche che insieme al numero dei morti anche la paura comincia a crescere. Ma qui entra in campo la squadra degli esperti, guidata da due accademici di fama ed indipendenti, il chief medical officer, Chris Whitty (il calmo esperto di cui abbiamo bisogno per affrontare la crisi, lo ha definito il Guardian), e il chief scientific adviser, Sir Patrick Vallance, che non sono due Yes Man, sono entrambi stati nominati consiglieri del governo prima dell'arrivo di Johnson. Qui non si assume l'amico del cugino come da noi. A loro il compito di far capire al premier fino a dove può spingersi. Quando tutto questo sarà finito, e se tutto andrà bene, a Boris andrà la fama, ma sono loro che dovremo ringraziare (o impalare in caso contrario).

Loro e i loro uomini stanno andando in tutti i programmi televisivi e radiofonici per rispondere alle preoccupazioni dei britannici. Sono presenti a tutte le conferenze stampa del governo. Qualcuno ha visto mai gli esperti degli altri governi rispondere alle domande della stampa? I britannici vogliono la competenza, non hanno bisogno di Barbara D'Urso che gli insegni a lavarsi le mani.

Ma, cosa molto più importante, stanno preparando l'Nhs, il sistema sanitario nazionale (un po' malconcio in realtà, proprio per i tagli voluti dai Conservatori in questi anni, ma questo potrebbe essere presto dimenticato). Interi reparti degli ospedali sono già stati riconvertiti per ricevere i pazienti Covid-19. Si stanno acquistando migliaia di respiratori. “Producetene di più, e più velocemente, li compriamo tutti”, hanno detto all'industria del settore. Il personale medico sta ricevendo addestramenti speciali ed è stato lanciato un piano di reclutamento straordinario.

La quarantena deve attendere, si inizia solo con quella dei più vulnerabili, la crisi sarà lunga, si ipotizza almeno fino alla primavera 2021, se si inizia troppo presto la gente non reggerà il colpo, salta tutto in aria. E così le scuole restano aperte, anche se lì qualcuno comincia ad andare contro le indicazioni di Londra. I figli sono sempre i figli, anche se sono la categoria assolutamente meno a rischio. La Regina è stata messa al riparo, una tragedia come la sua perdita non è neanche immaginabile, getterebbe la nazione nello sconforto.

E restano aperti soprattutto i pub, vero simbolo della nazione, anche se ai britannici sono state sconsigliate le interazioni sociali “non necessarie”. Nell'Inghilterra della working class, quella che ha abbandonato in massa Jeremy Corbyn, (un tempo amato e che ora resterà soltanto nel cuore dei suoi fedelissimi come “il miglior premier che non abbiamo mai avuto”), in tanti staranno brindando alla salute di Boris. E al fatto che i "mangia rane", i francesi, si sono cagati addosso prima di loro.

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