Da migranti a politici locali: la carica degli italiani alle elezioni comunali a Bruxelles

Urne aperte domenica per le amministrative in Belgio, dove decine di nostri connazionali tenteranno la corsa per un posto nelle assemblee cittadine. Solo nella Capitale Ue, oltre 30mila residenti hanno il passaporto tricolore. Senza contare le seconde e terze generazioni di expat

Da migranti a consiglieri comunali a Bruxelles. E' quello che potrebbe accadere ad alcuni delle decine di italiani che domenica 14 ottobre correranno per conquistare un posto nelle assemblee cittadine della Capitale del Belgio e d'Europa. 

Scorrendo le liste dei candidati alla elezioni amministrative, non solo di Bruxelles ma di tutto il Belgio, si trovano infatti molti cognomi del Belpaese. Tra di loro, vi sono tanti immigrati di seconda generazione, che magari sperano di replicare su scala locale le carriere politiche già viste a livello nazionale, come quelle degli europarlamentari valloni Marie Arena e Marc Tarabella o dell’ex Primo ministro belga Elio Di Rupo, figlio di un emigrato abruzzese. Ma ci sono anche tanti italiani che, dopo aver studiato nella propria città d’origine, hanno deciso di trasferirsi a Bruxelles per inseguire le proprie ambizioni professionali e che hanno deciso di impegnarsi in prima persona nell’amministrazione cittadina.

Bruxelles, italiani 3 cittadini su 100

Del resto, la comunità italiana in Belgio è la seconda dopo quella francese. E nei comuni di Bruxelles, che di fatto è una metropoli-Regione divisa in 19 municipalità, quasi 3 cittadini su 100 provengono dal Belpaese. In molti, circa 5mila, lavorano nella cosiddetta “bolla europea”, ossia nelle istituzioni dell'Unione europea. Come Federico Mori, bolognese che vive a Bruxelles da otto anni, e che è candidato tra le fila dei socialisti fiamminghi dell’Sp.a in uno dei comuni più complessi della Capitale, quello di Molenbeek. 

E' da qui che è partito Salah Abdeslam, unico attentatore superstite degli attacchi di Parigi del novembre 2015. E a Molenbeek sono legati anche altri attentati, come quello che ha colpito la stessa Bruxelles nel marzo 2016. “Ma io qui mi trovo bene – racconta Mori – C'è un'ottima qualità della vita, ma c'è anche tanto da fare”. Ecco perché ha deciso di impegnarsi in prima persona, “con il volantinaggio porta a porta e partecipando a eventi di quartiere”, attività che su scala locale sono molto più efficaci, dice Mori, rispetto ai post sui social. “Oltre alla bella esperienza, è un’ottima maniera di conoscere meglio il proprio comune - spiega - e poi quando le persone vedono che sei interessato ai loro problemi quotidiani, non ti trattano in maniera diversa a seconda della tua nazionalità”. 

L'impegno sul territorio nel nome dell'Europa

Anche Silvia Dragoni, piemontese che vive in Belgio da 24 anni, lavora nelle istituzioni europee. Lei correrà per il consiglio comunale di Uccle, municipalità di 80mila abitanti, nella zona est della Regione di Bruxelles. “Penso che l’impegno e il coinvolgimento sul territorio sia importante perché non siamo qui di passaggio - sottolinea l’esponente del Partito socialista vallone - e mi sembrava stupido non impegnarmi a livello locale per una realtà che vivo tutti i giorni”. Per Dragoni, dedicarsi alla politica cittadina è anche un modo per portare avanti un suo ideale di più ampio respiro: "Sono europeista e credo che sia arrivato il momento di far capire ai cittadini il valore dell’Europa, che molte volte diamo troppo per scontato”. 

Anche per via di questi valori, Silvia Dragoni è rimasta delusa dalla “mancanza d’informazione per i cittadini europei”, molti dei quali non sapevano di potersi registrare per votare alle elezioni comunali senza perdere alcun diritto nel proprio Paese d’origine. La legge, infatti, prevede che i cittadini Ue residenti anche da poco tempo possano partecipare al voto con una semplice iscrizione alle liste elettorali. Mentre per gli extra-Ue occorre avere almeno 5 anni di residenza. Per questo Mori, insieme ad esponenti di altri partiti, ha partecipato alla campagna “I vote where I live”, volta proprio a incoraggiare la popolazione expat di Bruxelles a far sentire la propria voce a livello comunale. Stando agli ultimi dati disponibili, sono oltre 50mila gli elettori non-belgi che si recheranno alle urne in uno dei comuni di Bruxelles. Ma il numero poteva essere molto più ampio.

Il modello di integrazione sotto accusa

Nella Capitale, infatti, vivono 300mila stranieri su una popolazione totale di circa 1,2 milioni di abitanti: 1 su 4 viene da fuori. E questo senza contare i tantissimi belgi figli di immigrati. Una multiculturalità che, pero', ha provocato non poche polemiche: anche qui, il sentimento anti-migranti è in crescita e viene cavalcato dal centrodestra. Nonostante Bruxelles abbia raggiunto livelli record di occupazione e la criminalità sia calata del 19% negli ultimi 10 anni.

Alfonso Aliberti lo sa bene e ha deciso di scendere in campo anche per difendere un modello di integrazione che finora, al netto delle strumentalizzazioni, ha funzionato. Nato e cresciuto nella provincia di Napoli, Aliberti si occupa di politiche giovanili per lavoro. “E nel tempo libero faccio cittadinanza attiva e progetti con gli abitanti del quartiere”, sottolinea nella sua nuova veste di candidato per la lista civica Change Brussels. 

Dai quartieri internazionali per antonomasia, quelli della bolla europea e del centro di Bruxelles, Aliberti e i suoi compagni d’avventura hanno messo su un sito in inglese, francese e fiammingo per dialogare con tutti i cittadini che abitano nel cuore della politica continentale. “Volevo dare un contributo diretto alla città in cui vivo e fare politica a livello locale mi sembrava la strada migliore per farlo” spiega Aliberti. “Questa è una città multiculturale, relativamente ricca, che offre tantissimo soprattutto dal punto di vista culturale e della socializzazione”. Proprio questi vantaggi hanno permesso ad Aliberti “di aprire gli occhi su un mondo” che non conosceva, almeno fino a quando, sei anni fa, si è trasferito in Belgio. E che adesso vuole contribuire a migliorare. Da italiano. Ma soprattutto da cittadino europeo di Bruxelles. 
 

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