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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
La nuova leader / Regno Unito

Chi è Liz Truss, la nuova premier del Regno Unito che fa infuriare Europa e Cina

Fedele al predecessore Johnson, sogna di essere la nuova Thatcher. Ma per gli esperti le sue ricette neoliberiste si scontrano con la realtà

Populista come Boris Johnson, ma in una versione molto più di destra. È la definizione di Liz Truss, la nuova premier del Regno Unito, su cui concordano gli esperti di politica britannica. Ma un conto è l'ideologia liberista professata finora, anche a costo di tacciare di pigrizia i suoi concittadini, un'altra è la realtà, durissima, nella quale si muoverà la nuova coinquilina di Downing Street, tra guerra in Ucraina e inflazione alle stelle. Un contesto storico che potrebbe spingere l'ormai ex ministra degli Esteri a politiche più vicine alla sinistra che ai difensori della mano invisibile dell'economia. Mentre sul fronte dei rapporti internazionali, la strada sembra segnata: la strategia di Londra potrebbe essere sempre più anti-Ue e anti-Cina. 

Da dieci anni ministra

Nata a Oxford nel 1975 e cresciuta in Scozia da una famiglia di sinistra, Liz Truss si è fin da giovane appassionata di politica militando prima tra le file dei liberldemocratici, e poi nei conservatori. Dopo una carriera da manager nel settore privato, è stata eletta consigliere comunale nel sud-est di Londra nel 2006 per poi entrare alla Camera dei comuni nel 2010 in quota Tory. Passano due anni, e l'allora premier David Cameron la nomina Segretario di Stato per l'Ambiente. Passa poi a Giustizia, Tesoro, Commercio, e infine, nel 2021, agli Affari esteri. Una serie di incarichi cui accede nonostante i cambi di leadership tra i conservatori: prima il già citato Cameron, poi Theresa May e infine Johnson, al quale resta fedele fino alla fine, anche quando una fronda interna al partito lo azzoppa e lo costringe alle dimissioni.

Una fedeltà che sembra averla premiata, consentendole di avere la meglio sull'altro candidato alla successione di Johnson, il più accreditato, almeno all'inizio della corsa al trono, Rishi Sunak. E pensare che nel 2016, quando i britannici furono chiamati al voto per la Brexit, Sunak si espresse a favore dell'uscita dall'Unione europea, sposando la grande battaglia di Johnson, mentre Truss votò contro. Proprio questo precedente cambio di casacca ideologico, viene visto oggi come un indizio per le future scelte di politica econimica di Truss, che potrebbe essere meno rigida nel venir meno ai suoi principi neoliberisti.

Una nuova Thatcher?

Finora, Truss ha cercato di costruirsi un'immagine di neoliberista intransigente e dal pugno di ferro facendo continui riferimenti a Margaret Thatcher, non solo nei discorsi pubblici. Per esempio, ha posato in uniforme militare in un carro armato durante un viaggio in Estonia nel novembre 2021, una scelta comunicativa che ha ricordato la visita di Thatcher alle truppe britanniche di stanza nella Germania occidentale nel 1986. E come la Thatcher, vede come un pugno nell'occhio le rivendicazioni sindacali e le richieste di maggiori diritti da parte delle organizzazioni di lavoratori.

A metà agosto, una conversazione privata riportata Guardian ha illustrato la sua visione dell'economia: “Se vogliamo diventare un Paese più ricco e prospero, (...) quello che devi fare è lavorare di più. (...) Ma non credo che le persone siano pronte a farlo", avrebbe detto facendo riferimento alla necessità di aumentare la produttività del lavoro nel Paese, e tacciando di pigrizia i suoi connazionali. 

Durante la campagna per la corsa alla successione di Johnson, Truss si è distinta dal suo avversario in particolare sulle questioni economiche promettendo tagli alle tasse, di mantenere bassa l'imposta sulle società e di trovare un sistema fiscale più semplice ed equo, almeno a suo giudizio. Già, perché "il suo senso di equità solleva interrogativi", scrive Le Soir. Ad esempio, "propone di annullare l'aumento dei contributi previdenziali messo in atto da Rishi Sunak per finanziare la salute e l'assistenza agli anziani". Tuttavia, secondo il Tony Blair Institute For Global Change, think thnak dell'ex premier laburista, la proposta di Truss favorirebbe solo i più ricchi, e non le fasce a più basso reddito della società.

Inflazione e crisi energetica

La promessa di tasse più basse, secondo gli analisti, si scontra però con l'altra, forse più impellente, di dare risposte a famiglie e imprese sull'aumento del costo della vita e dei prezzi energetici. L'inverno alle porte rischia di essere terribile sotto questo profilo, e Truss, durante la campagna contro Suniak, ha promesso che una volta installatasi a Downing Street, avrebbe messo a punto un pacchetto di sussidi per aiutare i britannici a far fronte al caro-bollette. I dettagli di tale piano non li ha mai rivelati. In queste ore, sui media britannici circolano ricostruzioni sul possibile congelamento dei prezzi dell'energia per alcune fasce di reddito della popolazione. Ma sia gli aiuti anti-inflazione, sia il tetto alle bollette costano, e tanto. Come conciliare questo e la promessa di tasse più basse con la stabilità dei conti e il non interventismo dello Stato in economia?

Kwasi Kwarteng, considerato dai bookmaker il prossimo responsabile delle Finanze nel governo Truss (oltre che il primo cancelliere dello scacchiere di colore), ha scritto un editoriale sul Financial Times, la bibbia della City di Londra, in cui invita il prossimo esecutivo a essere "spudoratamente" a favore della crescita. Pur concordando sulla necessità di un'economia a tasse più basse e a bassa regolamentazione, Kwarteng ha sottolineato l'importanza di dare risposte alle famiglie, mettendo da parte il rigore: "Il rapporto tra debito e prodotto interno lordo del Regno Unito è inferiore a quello di qualsiasi altro Paese del G7 ad eccezione della Germania, quindi non abbiamo bisogno di un'eccessiva stretta fiscale", ha scritto. 

I rapporti con l'Ue

Si vedrà se l'inflessibile Truss sarà flessibile in tal senso. Diverso invece il discorso sulla politica estera e quella commerciale. Qui, gli esperti prevedono poche sorprese. Il che non è una buona notizia sul fronte dei rapporti con l'Unione europea, per esempio. Da ministro del Commercio internazionale, la neo premier si è occupata di costruire quella che lei stessa ha definito la "rete di libertà" del Regno Unito, ossia la stipula degli accordi commerciali con 60 Paesi extra-Ue. Questa rete, nei piani di Truss, dovrebbe consentire a Londra di smarcarsi dalla dipendenza verso il Vecchio Continente, rivedendo anche l'accordo commerciale post-Brexit con Bruxelles.

Un segnale di questa possibile strategia sono le dichiarazioni sulla Francia. Lo scorso 25 agosto, alla domanda di un giornalista che le chiedeva se considerasse il presidente francese Emmanuel Macron "un amico o un nemico", Truss ha risposto freddamente che "lo giudicherà in base alle sue azioni e non alle sue parole". Una dichiarazione che ha suscitato le proteste di Parigi. "Andiamo incontro a seri problemi", ha ammonito Macron. "Penso che odi davvero l'Europa", dice di lei Russell Foster, docente di politica britannica ed europea al King's College di Londra. "Penso che presto ci mancherà Boris Johnson", aggiunge.

La Cina, la Russia e la Difesa

Truss, nei suoi interventi in campagna elettorale, non ha fatto arrabbiare solo la Francia. In linea con le mosse degli Stati Uniti nel Pacifico, da ministra degli Esteri ha di recente definito la Cina una "minaccia ufficiale" per il Regno Unito, facendo scattare la risposta irata del governo cinese. Da premier, in molti si aspettano che l'asse Londra-Pechino sarà bollente. Di sicuro, lo resterà quello con Mosca: Truss ha annunciato che il primo leader mondiale che chiamerà una volta ufficializzata la sua nomina a primo ministro, sarà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. 

È in questo contesto che va letta un'altra sua promessa, ossia l'aumento del bilancio della difesa al 2,5% del Pil entro il 2026 e al 3% entro il 2030. Questo aumento servirà a sostenere lo sforzo bellico in Ucraina, ma anche a prepararsi a ogni eventualità dinanzi al deterioramento delle relazioni con la Cina. Anche qui, però, scatta un problema: più armi, più sussidi anti-rincari, ma anche meno tasse. Il suo avversario nel partito Suniak ha definito tutto ciò un libro della favole. 

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