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Lunedì, 27 Giugno 2022

Opinioni

Tommaso Lecca

Giornalista Today

Il pagamento del gas russo in rubli ha mandato l'Ue nel caos

Bruxelles ha accusato il colpo dello stop alle forniture di gas dalla Russia verso Polonia e Bulgaria unito alla minaccia che i rubinetti del metano vengano chiusi anche agli altri Stati membri che continuano a pagare in euro. La Commissione europea per ora si è limitata ad esprimere solidarietà ai due Paesi dell'est, i primi due Stati finiti nel mirino di Vladimir Putin, e a garantire unità nella reazione alla minaccia “inaccettabile e ingiustificata” di Mosca. La presidente Ursula von der Leyen ha sostenuto che “pagare il gas russo in rubli, se non è previsto nei contratti, è una violazione delle nostre sanzioni”. Una frase che ha creato confusione. 

In realtà, tecnicamente le sanzioni non vietano alle aziende europee di distribuzione dell’elettricità di pagare le forniture del gas in rubli. Von der Leyen “intendeva dire che pagare in rubli ai sensi del decreto russo violerebbe le sanzioni”, ha corretto il tiro un alto funzionario Ue. La norma in questione è il decreto presidenziale russo n.172 del 31 marzo scorso con il quale il Cremlino ha chiesto alle aziende europee di pagare in rubli le forniture energetiche provenienti dalla Russia. La transazione, precisa i decreto adottato da Putin, include un meccanismo che prevede un primo pagamento nella valuta stabilita dai contratti, il 97% dei quali pattuiscono cifre in euro o dollari, seguito da un trasferimento della somma in un secondo conto indicizzato in rubli.

Nella pratica, la Russia chiede alle aziende Ue di aprire un doppio conto sulla banca di Gazprom, il principale fornitore di gas russo. Il primo conto Gazprombank può essere nelle valute occidentali, come euro o dollari, ma il secondo deve essere in rubli. Il pagamento delle forniture di gas avverrebbe quindi in due passaggi, con un primo versamento sul conto nella valuta stabilita dal contratto seguito da un secondo trasferimento della somma verso nella valuta russa. Gazprombank non risulta tra gli istituti bancari sanzionati dall’Ue e la settimana scorsa la Commissione ha chiarito, in un documento di linee guida inviato agli Stati membri, che le sanzioni “non vietano l'apertura di un conto con Gazprombank”.

Ma il secondo passaggio previsto dal decreto del Cremlino, cioè il cambio di valuta, dovrebbe avvenire con il coinvolgimento della Banca centrale russa, esplicitamente sanzionata dall’Ue. Un sistema pensato dalla Russia per dare ossigeno all’economia interna e consentire al rublo di rialzarsi. Ed effettivamente la valuta russa è tornata da qualche settimana ai tassi di cambio precedenti al tonfo causato dall’inizio della guerra in Ucraina e le conseguenti sanzioni dell'Occidente.

Visto il coinvolgimento della Banca centrale russa nel sistema di pagamento previsto dal decreto di Putin, la Commissione europea ha chiarito che “aprire un secondo conto bancario in rubli” presso Gazprombank “sarebbe una violazione o un'elusione delle sanzioni” imposte dall'Ue a Mosca dopo l'invasione dell'Ucraina. Un chiarimento che è arrivato solo dopo che l’agenzia Bloomberg aveva rivelato che dieci distributori di elettricità nell’Ue erano pronti ad aprire un conto indicizzato in rubli presso Gazprombank e che almeno quattro aziende avevano già effettuato pagamenti in rubli. 

"Ai sensi delle sanzioni è totalmente proibita ogni transazione con la Banca centrale russa e questo pagamento in due fasi può rappresentare addirittura un prestito da un'azienda europea alla Banca centrale russa”, ha chiarito un funzionario europeo cercando di fare ordine tra le linee guida della Commissione che, evidentemente, non avevano chiarito quale tipo di pagamento potesse rappresentare una violazione delle sanzioni. 

L’ultimo nodo da sciogliere resta l’eventuale pagamento in rubli delle forniture di gas ai sensi di contratti che prevedono transazioni in euro o dollari. Sollecitati a più riprese a dare risposte su questo punto, i portavoce della Commissione hanno preferito non rispondere dal momento, sostenendo che “non è questa la procedura prevista dal decreto presidenziale”.

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