“Brucia il Palazzo Ue”, la protesta per il clima di Greenpeace finisce con oltre 50 arresti

Gli ambientalisti si arrampicano sulla facciata del Palazzo Europa per appendere striscioni e accendere fumogeni. Elusi tutti i controlli di sicurezza dell’edificio che ospita le riunioni dei leader europei

Foto di Eric De Mildt. Gli attivisti di Greepeace srotolano uno striscione e accendono fumogeni sulla facciata del Palazzo Europa

“Il nostro Pianeta è in fiamme”. Questa mattina 61 attivisti dell’organizzazione ambientalista Greenpeace hanno partecipato a un’azione dimostrativa nel cuore del quartiere europeo di Bruxelles, riuscendo ad eludere tutti i controlli di sicurezza. Prima dell’alba gli ambientalisti si sono presentati di fronte a Palazzo Europa, che ospita il summit odierno tra i leader Ue, con un’autopompa antincendio. Hanno partecipato all’azione 28 scalatori, che si sono arrampicati in vetta all’edificio per mezzo dell’autopompa. Hanno quindi avvolto la sede del Consiglio europeo con striscioni raffiguranti delle fiamme capeggiate da una scritta “Climate Emergency” (emergenza climatica). Gli scalatori hanno dunque acceso fumogeni, mentre gli altri 33 attivisti sono rimasti a terra a coordinare l’operazione.

L'intervento della polizia

Giunte sul posto, le forze dell’ordine hanno dapprima monitorato la situazione e messo in sicurezza l’area, per poi fermare oltre 50 persone tra scalatori e attivisti ‘di terra’. “Stiamo seguendo da vicino la situazione”, si legge sul sito ufficiale di Greenpeace, che ha voluto chiarire le ragioni dell’azione dimostrativa. 

"Azzerare le emissioni? Non basta"

“La protesta segue la pubblicazione da parte della Commissione europea di un Green Deal ambizioso, ma ancora incompleto”. “Il mondo è in fiamme e i nostri governi lo stanno lasciando bruciare”, attacca Jorgo Riss, direttore di Greenpeace Ue. “Non è sufficiente impegnarsi per un’Europa neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050 - prosegue Riss - ma occorre concordare un obiettivo di emissioni Ue entro il 2030 in linea con le indicazioni degli scienziati (molti dei quali chiedono una maggiore riduzione rispetto a quella indicata da Bruxelles, ndr), nonché porre fine ai sussidi per il settore dei combustibili fossili, passare al 100% di energia rinnovabile il più rapidamente possibile, investire in trasporti sostenibili e nel risparmio energetico”. 

I Paesi Ue che remano contro

“I leader di governo - prosegue l’ambientalista - stanno tentando di concordare un obiettivo per azzerare le emissioni dei Paesi Ue entro il 2050”. “Solo Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria si sono opposte”, spiega Riss ricordando uno dei principali nodi da sciogliere durante la riunione del Consiglio europeo in corso. 

Gli ecologisti "conquistano" la zona rossa

I primi a farsi sorprendere dalla protesta degli ambientalisti sono stati gli agenti delle forze dell’ordine di Bruxelles, che - come sempre avviene alla vigilia dei summit Ue - avevano diffuso sui social la mappa delle vie interdette alla circolazione di auto e persone non autorizzate durante la riunione del Consiglio. Un'area che comprendeva anche la strada usata dagli ecologisti per parcheggiare l'autopompa. Ma l’azione degli attivisti di Greenpeace è iniziata di mattina presto, prima che il traffico venisse chiuso.

La visibilità della protesta

Alle prime luci dell’alba, Bruxelles si è svegliata col rumore degli elicotteri, che hanno dovuto presidiare l’intera area per accertare l’assenza di altri intrusi e di attivisti sul tetto del Palazzo Europa. Con l’arrivo dei primi giornalisti, le telecamere delle televisioni hanno immortalato le immagini della protesta, che già facevano il giro del Web. 

Sgomberata la facciata del palazzo e l’area circostante, la riunione dei leader europei è potuta iniziare nel primo pomeriggio, come prestabilito dall’agenda del Consiglio. 

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