L'Ue: “Con rinvio Brexit a giugno Londra alle europee”. E l'Italia rischia di perdere deputati

May ha chiesto formalmente dall'Europa di posticipare la data del divorzio al 30 giugno, ma il 23 maggio ci sono le elezioni e il Paese potrebbe dover partecipare

Theresa May ha ufficialmente chiesto all'Unione europea di rimandare la Brexit al prossimo 30 giugno, in una mossa che rischia di costringere il Paese a partecipare alle elezioni europee del maggio prossimo. Il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, in una conversazione telefonica con la premier britannica “l'ha messa in guardia formalmente dall'includere una data della proroga successiva alle elezioni europee”, spiegandole che “il divorzio deve essere prima del 23 maggio” altrimenti “ci saranno difficoltà istituzionali e incertezza legale” e “nel caso di una proroga oltre il 23 maggio il Regno Unito dovrà organizzare delle elezioni”, ha affermato il portavoce dell'esecutivo comunitario, Margaritis Schinas.

La diatriba legale

Londra ha chiesto l'estensione fino al 30 giugno immaginando che bastasse uscire prima che il futuro parlamento europeo entrasse in carica, il prossimo luglio, per non dover partecipare alle elezioni. Ma a quanto pare i servizi legali di Bruxelles ritengono che invece per evitare una partecipazione ala competizione elettorale Londra dovrà essere fuori dall'Unione prima che si vada alle urne. E una eventuale partecipazione del Regno Unito alle elezioni avrebbe un impatto anche sul nostro Paese che perderebbe i deputati che aveva guadagnato nel riconteggio dei seggi seguito alla Brexit.

Conseguenze per 14 Stati membri

"Un cambio di politica nel Regno Unito - un fenomeno a cui siamo diventati familiari negli ultimi mesi - potrebbe portare a una elezione tardiva nel Regno Unito e a persone validamente elette in 14 Stati membri che non possono ricoprire i loro incarichi", si legge in un documento della Commissione visionato dall'Agi. Secondo il testo “le conseguenze politiche negli Stati membri coinvolti sono imprevedibili”, e “questo creerebbe incertezza sugli equilibri e le maggioranze all'Europarlamento”. Oltre all'Italia anche ad altri 13 Stati membri sono stati ridistribuiti una parte dei seggi britannici all'Europarlamento (Danimarca, Estonia, Irlanda, Spagna, Francia, Croazia, Olanda, Austria, Polonia, Romania, Slovacchia, Finlandia e Svezia). Ma se il Regno Unito dovesse partecipare alle elezioni, "gli Stati membri che hanno ottenuto seggi parlamentari addizionali e che avranno eletto persone per quei seggi dovrebbero decidere come ridurre il loro numero", avverte la Commissione. Per questo secondo l'esecutivo comunitario questi 14 Stati membri devono sapere "al massimo entro metà aprile cosa farà il Regno Unito”.

Il Summit Ue

E il tema sarà sul tavolo dei leader Ue nel Summit di domani e venerdì. La scelta di May non è piaciuta all'Europa che ora si trova con una nuova, complicata, matassa da dover sbrogliare. Il suo accordo avrebbe dovuto essere portato in Aula questa settimana. In caso di approvazione la premier avrebbe chiesto un rinvio breve, in caso di bocciatura uno lungo. Ma lo speaker (il presidente) del Parlamento, John Bercow, ha impedito il voto affermando che un testo già bocciato non poteva essere sottoposto di nuovo all'esame dei deputati, e facendo saltare così i piani del governo.

Il rischio di No Deal

May ha allora scelto la linea dura chiedendo un rinvio breve e rimettendo così sul tavolo l'ipotesi di No Deal. Se non si troverà infatti una soluzione per far approvare l'accordo da lei raggiunto con l'Europa, e che l'Ue ha già detto non essere ulteriormente negoziabile, si rischia un'uscita disordinata del Paese, soltanto rimandata di qualche mese.

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