Brexit al via il 31 gennaio. Ma Londra resterà (almeno) un altro anno nell'Ue

Dopo tre rinvii, venerdì il Regno Unito abbandonerà ufficialmente l'Unione e inizierà una fase di transizione per definire i nuovi rapporti con Bruxelles. In questo periodo, dovrà rispettare le norme europee senza prendere parte alle decisioni politiche. Ecco le prossime tappe

Dopo più di sei decenni di espansione, per la prima volta l'Unione europea si rimpicciolirà. E sarà una perdita di peso: il 31 gennaio, infatti, il Regno Unito dirà ufficialmente addio all'Ue dopo quasi 3 anni e mezzo dal referendum che, per pochi voti, sanci' la Brexit. Per l'occasione, un deputato conservatore ha chiesto che risuonino le campane del Big Ben, la celebre torre dell’orologio di Westminster i cui rintocchi sono da tempo bloccati da lavori di ristrutturazione. Il brexiteer più duro del Reame, il quasi ex eurodeputato Nigel Farage ha organizzato un mega-party da 150mila sterline. Ma al netto dei festeggiamenti, va detto che almeno per un annetto Londra sarà costretta a rispettare ancora le norme europee. 

Cos'è la fase di transizione

Il 31 gennaio non è solo la data di avvio ufficiale della Brexit, infatti, ma anche quella in cui si entrerà nel vivo la fase di transizione, una sorta di periodo di limbo in cui di fatto il Regno Unito resterà nell'Unione europea pur non potendo prendere parte alle decisioni politiche. Durante questo periodo di transizione, Londra continuerà a partecipare all'unione doganale e al mercato unico (dovendo così rispettare le quattro libertà che lo regolano, compresa quella della libera circolazione delle persone), e non potrà stringere accordi commerciali autonomi. 

Questa fase servirà a definire i nuovi rapporti tra Regno Unito e Ue, in particolare quelli commerciali. Per Bruxelles, sarà importante anche definire il futuro dei 3 milioni di cittadini Ue che vivono e lavorano nel Paese britannico, tema che il premier Boris Johnson sta già usando come leva per gli imminenti negoziati sugli accordi di eventuale libero scambio. I tempi, a detta di tutte le parti in causa, sono stretti: ma se la nuova presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen ha avvertito che potrebbe volerci una proroga del periodo di transizione per il bene di entrambe le sponde, il governo di Londra non vuole sentire più parla di rinvii (dopo i 3 già accordati in passato sulla Brexit) e sta spingendo sull'acceleratore per chiudere la partita entro il 2020, accordo commerciale o meno. 

Ma vediamo nel dettaglio le prossime tappe. 

29 gennaio, la ratifica del Parlamento europeo

Per entrare in vigore, l'accordo sulla Brexit, dopo l'intesa tra i capi di Stato e con la Commissione, deve essere ratificato anche dagli eurodeputati. Si tratterà di un passaggio formale senza sorprese eclatanti. 

31 gennaio, la Brexit 

Il Regno Unito lascerà l'Ue. Il Paese, come dicevamo, entrerà in una fase di transizione in cui i suoi rapporti con i 27 rimarranno invariati fino al 31 dicembre 2020. D'altro canto, non potrà sedere nelle istituzioni europee né avere voce in capitolo nelle loro decisioni. Questo periodo dovrebbe consentire a entrambe le parti di stabilire un nuovo rapporto in termini di scambi commerciali e di sicurezza.

Febbraio, inizio dei negoziati commerciali

Londra si dice pronta ad avviare i negoziati commerciali il primo febbraio, ma i membri dell'Ue stanno ancora discutendo i loro obiettivi per i negoziati. In un discorso previsto per l'inizio di febbraio, il premier Boris Johnson dovrebbe esporre le sue ambizioni per un accordo di libero scambio dello stesso tipo firmato dall'Ue con il Canada di recente, senza allineamento con le regole dell'Ue. Il mandato dell'Ue dovrebbe essere approvato a livello ministeriale entro il 25 febbraio, consentendo l'inizio dei colloqui intorno al primo marzo. Oltre al commercio, il Regno Unito e i 27 non sono a corto di argomenti sui quali dovranno accordarsi: sicurezza e cooperazione giudiziaria, istruzione, energia.. Allo stesso tempo, Londra prevede di avviare negoziati con altri Paesi, guidati dagli Stati Uniti, per raggiungere accordi di libero scambio. -

1 luglio, eventuale estensione della transizione

Il Regno Unito puo' estendere il periodo di transizione oltre la fine del 2020 per uno o due anni, ma deve informare l'Ue della sua richiesta prima del 1 luglio. Johnson insiste che non chiederà una proroga. Ma la Commissione europea ritiene che la scadenza per il periodo di transizione sia molto ravvicinata. La sua presidente Ursula von der Leyen ha avvertito che sarebbe stato impossibile trovare un accordo su "tutti gli aspetti" e che si sarebbero dovute scegliere delle "priorità".

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31 dicembre, sarà vero addio? 

Senza una proroga, sarà la fine reale del rapporto di 47 anni tra l'Ue e il Regno Unito. La speranza è che si arrivi a un accordo, perché in caso contrario sarà 'hard' Brexit, ossia una rottura vera e propria tra le due sponde della Manica con gravi ripercussioni su commercio, trasporti e più in generale sull'economia. Di entrambre le parti.

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