L`Europeo... a Londra

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Londra vuole eliminare i documenti cartacei, ma i cittadini Ue protestano

Secondo le associazioni dei residenti stranieri nel Regno Unito il passaggio al digitale rischia di creare problemi con l'affitto e i servizi amministrativi: "E' una discriminazione"

Il rischio discriminazione per i cittadini europei agita il governo di Boris Johnson che subisce in settimana la prima vera sconfitta sulla strada oramai lastricata verso la Brexit. La House of Lords, infatti, ha sonoramente bocciato l'approccio del ministero degli Interni al settle e pre-settle status, che mira a digitalizzare i documenti di residenza dei cittadini di origine Ue. Stando alla proposta, dopo la Brexit, tutti i cittadini Ue avrebbero soltando un ID digitale, mentre i britannici potrebbero continuare a contare su un documento d'identità cartaceo. 

Il ministro degli Interni Priti Patel insiste per una versione solo digitale della documentazione post-Brexit, difendendo la genuinità della scelta (“il documento fisico può andare perso, rubato, danneggiato o manomesso”), ma la Camera dei Pari non è dello stesso avviso.  La Camera alta, infatti, si fa portavoce dei cittadini europei residenti in Gran Bretagna che, attraverso un sondaggio targato the3milion e Northumbria University, esprimono preoccupazione per l'assenza di un documento fisico che accompagni la permanenza nel Regno Unito. Secondo il sondaggio, infatti, nove su dieci intervistati temono di subire discriminazioni nell'accesso ai servizi essenziali, casa e ingresso nel Paese. Ma anche nella ricerca di un lavoro.

Maurizio Rodorigo, coordinatore dello sportello Inca-Cgil di Londra, conferma che il rischio c'è, ed è concreto. “Non si può negare al momento un serio rischio discriminazione nel caso di servizi o prestazioni che richiedano la presentazione cartacea attestante il proprio diritto a rimanere. Si pensi su tutti all'affitto negato da parte di un proprietario di casa. Ma non solo. Cosa può succedere nel caso di, pur remoto, blackout dei servizi informatici alla frontiera? Chi entra nel Paese?”. 

Un caso di scuola, certo, che non attenua però le preoccupazioni, che si acutizzano se si pensa che l'11% degli intervistati ha già dovuto dimostrare, a Brexit ancora in corso, di essere in possesso del diritto a rimanere nel Paese. 

Anche il Parlamento europeo si è fatto sentire in questi giorni votando a maggioranza dell’emiciclo di Strasburgo per condannare il rischio discriminazione per gli europei. Guy Verhofstadt, eurodeputato e rappresentante UE per il negoziato Brexit, poi, ne ha discusso de visu con le autorità inglesi nella recentissima missione in terra inglese, incassando rassicurazioni. 

Non ci sarà nessuna nuova ‘Windrush’ (il caso di alcuni cittadini britannici di origine caraibica espulsi dal Paese per via di problemi con i documenti di residenza), hanno confermato dall’Home Office, che però non cambia idea sull’opportunità di una documentazione digitale. Almeno non al momento. 

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