Stipendi per 3 milioni e pensione da 6mila euro, il bottino di Farage in 21 anni da eurodeputato

Nel suo ventennio al Parlamento Ue, è stato il volto più duro e puro della Brexit. Ricordato per gli interventi in Aula, è stato pressoché evanescente nel lavoro legislativo: ogni suo atto è costato circa 13.500 euro

Era entrato nel Parlamento europeo in nome della Brexit. E dopo quasi 21 anni da deputato, ci è riuscito. Percependo nel frattempo, tra stipendi e benefit, un bottino complessivo di 3 milioni di euro, pagati dalla casse di quell'Ue a lui tanto invisa. E garantendosi un assegno pensionistico da 6mila euro mensili. Il tutto senza lasciare molte tracce sull'attività legislativa. Che è poi il lavoro per cui Nigel Farage è stato pagato in questi anni. 

Un paradosso per un politico che ha fatto delle denunce contro gli sprechi di Bruxelles una delle sue armi di propaganda per convincere i britannici ad abbandonare l'Unione. Lui sostiene invece che si paradossale non vi sia nulla: "Ho lavorato 13 ore al giorno", ha dichiarato in una recente intervista. Sarà, ma sembra difficile che questo impegno sia andato a contribuire alle attività parlamentari. 

Facendo una ricerca negli archivi dell'Eurocamera, infatti, resta poca traccia del suo lavoro legislativo. Alla prima esperienza da eurodeputato, dal 1999 al 2004, Farage ha fatto registrare in 5 anni solo 4 interrogazioni parlamentari, che rappresentano una della principali attività dei deputati. Tra il 2004 e il 2009, al suo secondo mandato, il leader del Brexit party (e allora guida dell'Ukip) si è dato un po' più da fare: 109 interrogazioni e 3 mozioni. Sarà il suo record. Già, perché al terzo mandato, dal 2009 al 2014, presenterà 101 interrogazioni e 2 mozioni, in leggero calo rispetto ai 5 anni precedenti. L'impegno lavorativo subisce un crollo deciso nel corso del quarto mandato, tra il 2014 e il 2019: 2 sole interrogazioni e 2 mozioni. Inoltre, come registrato da VoteWatch, partecipo' ad appena il 40% delle sedute plenarie, risultando il 745esimo eurodeputato in quanto ad attività. Su 751. 

In compenso, in quel periodo, Farage scopre nuove fonti di finanziamento Ue a cui attingere. Innanzitutto, grazie a una serie di alleanze, tra cui quella con la Lega Nord (e l'allora eurodeputato Matteo Salvini), il leader britannico crea il gruppo Efd, che incasserà circa 1,2 milioni di euro all'anno. Nel 2014, Farage abbandona la Lega e si allea con il Movimento 5 stelle, creando l'Efdd e aumentando gli incassi: 2 milioni all'anno. Non contento, scopre che l'Ue finanzia anche i partiti politici e le fondazioni che si ispirano a e promuovono i valori europei (sic): Farage, nel pieno della sua propaganda che porterà al referendum vittorioso sulla Brexit, crea il partito Adde e la fondazione Idde: altri 2 miloni di euro all'anno tra il 2015 e il 2016.

A quel punto, a qualcuno a Bruxelles è venuto il dubbio che cosi' tanto denaro potesse servire non a promuovere e proteggere i valori europei, ma alla campagna in corso per la Brexit. E cosi' si scopre che circa 180mila euro erano stati utilizzati in effetti per pagare dei sondaggi dell'Ukip in vista del referendum. Farage fu costretto a restituire quei soldi e nel 2017 evito' di presentare domanda per il finanziamento di partito e fondazione. Altri 40mila euro gli verranno pignorati nel 2018 per uso irregolare dei fondi per gli assistenti. 

A ogni modo, la battaglia era ormai vinta: il 51% dei britannici aveva votato a favore della Brexit. A quel punto, qualcuno gli fece notare che era pure giunto il momento di ritirarsi dal Parlamento Ue. Ma lui non ascolto' le critiche e ando' avanti spiegando che da deputato avrebbe vigilato sui negoziati tra Londra e Bruxelles. Ha voluto vigilare fino all'ultimo, partecipando alle elezioni europee del 2019 con il suo nuovo Brexit party. Dal luglio di quell'anno a oggi, il suo score di attività è fermo a 0: zero interrogazioni, zero mozioni. Alla plenaria di Strasburgo si è fatto vedere solo per lanciare i suoi ultimi strali contro l'Ue.       

In circa 21 anni di presenza al Parlamento Ue, ogni suo atto legislativo (interrogazioni e mozioni) è costato ai contribuenti europei circa 13.500 euro. Se la propaganda pro-Brexit si è alimentata delle denunce contro gli sprechi dell'euroburocrazia, paradossalmente Farage, lasciando l'Eurocamera, è riuscito a eliminarne uno bello grosso. 

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Inoltre, il leader britannico, in un gesto di generosità verso i cittadini rimasti nell'Ue, ha annunciato che non accetterà la buona uscita del Parlamento, pari a 150mila euro. In compenso, una volta in pensione, potrà contare anche sull'assegno previdenziale maturato grazie al ventennio da eurodeputato: 6mila euro al mese circa. Ma stavolta, proprio grazie alla Brexit, a pagare sarà direttamente il Regno Unito. 

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