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Venerdì, 1 Dicembre 2023
La sentenza / Regno Unito

Bocciato il piano per 'deportare' i migranti in Ruanda: una batosta anche per Meloni?

La Corte suprema di Londra ha affermato che i richiedenti asilo sarebbero a rischio. Bruxelles ha però dato il via libera all'accordo tra Italia e Albania, ma l'ultima parola starà alla Corte dei diritti dell'uomo

La Corte Suprema britannica ha definitivamente bocciato il piano del governo conservatore che prevedeva di inviare i richiedenti asilo in Ruanda, per appaltare a Kigali gli oneri dell'accoglienza in cambio di finanziamenti. Si tratta di un duro colpo per il premier Rishi Sunak, un colpo che potrebbe avere delle conseguenze anche in Europa, dove diverse nazioni stanno mettendo a punto piani simili, tra cui l'Italia di Giorgia Meloni. Secondo il piano britannico, presentato quando il premier era Boris Johnson, Londra intendeva inviare nel Paese dell'Africa orientale, lontano oltre 6mila chilometri dall'isola, decine di migliaia di richiedenti asilo arrivati sulle sue coste inglesi senza permesso, nel tentativo di scoraggiare i migranti che attraversavano la Manica dall'Europa su piccole imbarcazioni. Quest'anno più di 27mila persone sono arrivate sulla costa meridionale inglese senza permesso, dopo che nel 2022 ne erano state rilevate 45.755.

Il primo volo di deportazione era stato però bloccato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu), che aveva sollevato dei dubbi sulla conformità del piano con il diritto internazionale umanitario. Da lì è nata una lunga battaglia legale culminata con la sentenza odierna. La Corte Suprema di Londra ha respinto all'unanimità l'appello del governo, confermando una precedente sentenza che affermava che i migranti non potevano essere inviati in Ruanda perché questo non poteva essere considerato un Paese terzo sicuro. Il presidente della Corte, Robert Reed, ha affermato che i cinque giudici coinvolti hanno concordato che ci sono "motivi sostanziali per ritenere che i richiedenti asilo inviati in Ruanda sarebbero a rischio reale di respingimento", cioè di essere rimandati nel loro Paese d'origine dove potrebbero subire persecuzioni o maltrattamenti.

Per superare questo impedimento legale, molti conservatori adesso sostengono che il Regno Unito dovrebbe uscire dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, uscendo quindi dalla giurisdizione della Cedu. Reed ha però spiegato che la decisione non si basa solo sulla Convenzione, ma anche su altre leggi e trattati, e che quindi anche al di fuori della Cedu, sarebbero comunque necessarie quantomeno modifiche sostanziali all'idea.

Le conseguenze della bocciatura arrivano anche in Europa, con l'Austria che aveva già sottoscritto un patto con la Gran Bretagna per partecipare allo schema, e la Danimarca che stava progettando un piano simile, da concordare sempre con il Ruanda. L'ultimo Paese a progettare un piano simile è stato l'Italia, che ha sottoscritto un patto con l'Albania di Edi Rama, per far sbarcare nel Paese balcanico i migranti salvati in mare e tenerli lì in dei centri di accoglienza dove processare le domande di asilo. Questo piano ha avuto un primo via libera dall'Unione europea, anche se Bruxelles aspetta di vedere i dettagli con più precisione. "La valutazione preliminare del nostro servizio giuridico dell'accordo tra Italia e Albania è che non si viola il diritto comunitario", in quanto l'accordo "è al di fuori del diritto comunitario", ha dichiarato la commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson.

"L'accordo operativo tra Albania e Italia sembra riguardare solo i cittadini di Paesi terzi che non sono entrati nel territorio dell'Unione, ma che vengono soccorsi in alto mare da navi italiane. Questi casi non sono soggetti alle norme Ue in materia di asilo", ha aggiunto un portavoce della Commissione. L'Italia afferma che a processare le domande di asilo non sarebbe l'Albania, ma il nostro Paese attraverso i suoi consolati: se lo status di rifugiato sarà accordato saremo sempre noi ad accogliere il migrante, mentre chi riceverà una bocciatura sarà rispedito nella propria nazione di origine. "Gli Stati membri possono estendere l'applicazione del diritto dell'Ue al di là del territorio dell'Unione, pur essendo ancora sotto la giurisdizione" del Paese terzo, ha spiegato ancora il portavoce, secondo cui "ciò deve avvenire in modo pienamente coerente con il diritto dell'Ue. È il caso, ad esempio, degli Stati membri che consentono di presentare le domande di protezione internazionale presso i loro consolati".

Dal punto di vista del diritto europeo il piano di Meloni sembra quindi compatibile. Ma come nel caso del Regno Unito, questo non esclude una diversa valutazione da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo, dove senza ombra di dubbio il piano finirà. Lì il giudizio potrebbe essere differente, anche se l'Albania è comunque un Paese candidato all'adesione all'Unione europea, e considerato molto più affidabile per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani rispetto al Ruanda.

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