Mercoledì, 17 Luglio 2024
La ricerca

I nostri corpi sono pieni di bisfenolo A, la rischiosa sostanza chimica degli imballaggi

Un nuovo studio rileva una presenza troppo elevata quasi nel 100% della popolazione monitorata. Si trova negli alimenti in scatola, bottiglie di plastica, tappi e nei tubi idrici

Il bisfenolo A, una sostanza chimica che può danneggiare il sistema immunitario, è presente in dosi troppo elevate nei corpi degli europei. Lo dimostra uno studio appena pubblicato dall'Agenzia europea dell'Ambiente (European Environment agency), un'agenzia ufficiale dell'Unione europea. Il bisfenolo A (noto con la sigla Bpa), viene utilizzato in una lunga lista di oggetti di largo consumo, dai contenitori alimentari in plastica e metallo alle bottiglie d’acqua riutilizzabili, come pure nei giocattoli. È presente anche nei tubi dell’acqua potabile. Secondo dati di ricerca aggiornati, l’esposizione della popolazione alla sostanza chimica è ben al di sopra dei livelli accettabili di sicurezza sanitaria. Secondo il rapporto, sussiste un potenziale rischio per la salute di milioni di persone. È la dieta la principale fonte di esposizione al bisfenolo A, dato che quest'ultimo è presente in una vasta gamma di imballaggi per alimenti e bevande. Si trova in bottiglie di plastica, scatole per alimenti, lattine per birre ed altre bevande, tappi.

Lo studio dell'Efsa

Ad aprile l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) aveva pubblicato il suo ultimo parere scientifico rivalutando i rischi per la salute pubblica dovuti all’esposizione al Bpa. L'Agenzia ha fissato quindi delle soglie più ridotte per evitare tali rischi, ritenendo che questa sostanza possa danneggiare il sistema immunitario umano anche a dosi molto basse. Già in precedenza erano stati rilevati effetti dannosi sulla salute umana, come disturbi endocrini, ridotta fertilità e reazioni allergiche cutanee.

Non tutto il mondo scientifico però è concorde nel valutare le soglie di rischio nell'esposizione al Bpa. L'Agenzia europea per i medicinali ha contestato i nuovi livelli massimi raccomandati dall'Efsa, accusando gli esperti dell'Agenzia con sede a Parma di essere stati troppo frettolosi nella valutazione "dato che un nesso causale è stato dimostrato in uno studio sugli animali o sull'uomo".

Biomonitoraggio

Il briefing dell’Agenzia europea dell'Ambiente conferma però le valutazioni dell'Efsa. Il rapporto si basa sui dati raccolti da uno studio di biomonitoraggio umano dell’Ue, in cui si rileva che fino al 100% delle persone partecipanti provenienti da 11 Stati membri erano probabilmente esposti alla sostanza chimica al di sopra delle soglie di sicurezza per la salute. Lo studio è stato condotto grazie al progetto di ricerca sul biomonitoraggio umano, concluso e finanziato dall’Ue noto come HBM4EU, condotto da gennaio 2017 a giugno 2022. Grazie a questo progetto sono stati generati dati di biomonitoraggio umano armonizzati a livello europeo sulla presenza di sostanze chimiche nella popolazione europea e sugli impatti associati sulla salute.

Dati allarmanti

Insieme al Bisfenolo A, sono stati monitorate anche altre due sostanze utilizzate come sostituti del Bpa (bisfenolo S e bisfenolo F). I dati provengono dalle urine di 2.756 adulti provenienti da 11 Paesi europei: Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Finlandia, Germania, Islanda, Lussemburgo, Polonia, Portogallo e Svizzera. Ne risulta che il livello di superamento varia tra il 71% e il 100%. I livelli più bassi sono stati riscontrati in Svizzera (più elevati del 71%), mentre sono stati superati nel 100% delle persone in Francia, Lussemburgo e Portogallo. L’esposizione della popolazione ai vari tipi di bisfenolo in Europa è di sicuro troppo elevata e costituisce un potenziale problema per la salute. Al momento però la Francia è l’unico paese ad aver vietato completamente il bisfenolo. Una misura che, come dimostrano gli ultimi dati, risulta comunque inefficace in un contesto europeo dove circolano costantemente merci e prodotti.

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