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La Brexit appesa a un “paracadute”. E i Paesi Ue si preparano a un'uscita “hard”

Al vertice di Bruxelles, la premier britannica non ottiene le concessioni sperate da parte dei colleghi europei: l'accordo sottoscritto non si cambia. Adesso la parola al Parlamento di Londra. Con il rischio che la questione irlandese faccia saltare tutto

L'accordo sottoscritto da Ue e Regno Unito il 25 novembre scorso “non è aperto a una rinegoziazione”. Se il Parlamento britannico lo boccerà, i preparativi per un'uscita senza accordo “sono pronti”. Il vertice straordinario sulla Brexit di ieri a Bruxelles si è chiuso senza quelle concessioni da parte dei colleghi europei che la premier Theresa May sperava di avere prima di tornare in patria e affrontare il delicatissimo voto dei deputati di Sua Maestà. 

La questione irlandese

Il nodo centrale resta ancora irrisolto: la questione irlandese. Come evidenziato dal procuratore generale del governo britannico, l'accordo provvisorio sottoscritto relativamente alla frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord (quello che contempla il cosiddetto “backstop” o paracadute, ossia la soluzione di salvaguardia tesa ad evitare il risorgere di un confine fisico nell'isola irlandese), rischia di legare Belfast all'Ue a tempo indeterminato. Di fatto, sarebbe come una Brexit monca, cosa che sia i brexiter duri e puri, sia il partito di maggioranza Dup, gli unionisti irlandesi, non intendono accettare. 

May aveva chiesto di rivedere questo aspetto dell'accordo, sostenendo che "c'è una maggioranza al Parlamento, che vuole dare seguito al referendum e uscire con un accordo negoziato". Secondo la premier britannica un pacchetto di rassicurazioni aggiuntive sul backstop potrebbe cambiare lo scenario in Parlamento.  Ma i leader dei 27 Paesi Ue sono stati inflessibili, limitandosi a una piccolissima apertura: il backstop “non è altro che "una polizza di assicurazione" e l'Ue ha la "ferma determinazione" di lavorare "in modo spedito" a un altro accordo che, "entro il 31 dicembre 2020, stabilisca accordi alternativi, in modo che il backstop non entri in vigore", si legge nelle conclusioni del vertice di ieri. 

Prendere tempo

In sostanza, Bruxelles promette che farà di tutto per evitare che da qui alla definitiva uscita del Regno Unito, il backstop entri in vigore, impegnandosi a trovare una soluzione alternativa. Ma il paracadute, per ora rimane. E anche se dovesse entrare in vigore, si applicherebbe "in via temporanea, a meno che e finché non venga superato da un altro accordo, il quale assicuri che un confine fisico" tra Irlanda e Irlanda del Nord "venga evitato". In tal caso, l'Ue farebbe ogni sforzo "per negoziare e concludere in fretta un accordo che rimpiazzi il backstop", di modo che "il backstop rimanga in vigore solo per il tempo strettamente necessario". 

Adesso, bisognerà vedere se questa rassicurazione vincerà le resistente interne alla maggioranza di governo di Theresa May. La strategia della premier, per il momento, è prendere tempo: stando alle ultime notizie, il Parlamento britannico non voterà sull'accordo prima di gennaio.

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