Domenica, 20 Giugno 2021
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Altro che corsa al vaccino, l'Australia sceglie la prudenza e rimanda le iniezioni: no a rischi inutili

Nel Paese ci sono solo 26 ricoverati a causa del coronavirus e il premier sceglie di continuare con gli studi prima di somministrare le dosi: "Non lesiniamo sperimentazioni"

Foto Ansa EPA/CHRISTOPHE ARCHAMBAULT

Piani di vaccinazione da organizzare in fretta e furia, dosi da produrre e distribuire, polemiche sui tempi? Se ne può fare a meno, almeno per ora. La pensa così l’Australia che si colloca all’opposto, non solo da un punto di vista geografico, rispetto all'Europa e alla sua corsa a mettere in atto un piano vaccinale il più possibile veloce e capillare.

Attesa per le autorizzazioni

Come riporta il quotidiano belga Le Soir, l’autorità di regolamentazione dei farmaci australiana non dovrebbe pronunciarsi sui vaccini che sono candidati all'autorizzazione per ancora un mese circa e le prime dosi non dovrebbero essere somministrate fino alla fine di marzo. Il primo ministro Scott Morrison, che all’inizio della pandemia sosteneva che il suo Paese sarebbe stato leader nella vaccinazione, ha lasciato intendere che la corsa ai vaccini riguarda chi è nell’emergenza, come il Regno Unito, che quindi deve accelerare il processo di autorizzazione, ma non i Paesi in cui il numero di casi è basso, come appunto l'Australia. “Noi non siamo in un'emergenza come il Regno Unito. Non dobbiamo lesinare sulle sperimentazioni dei vaccini. Non dobbiamo correre rischi inutili", ha detto il leader conservatore alla radio l3AW.

Pochi casi

L'Australia nel suo insieme è stata piuttosto capace a contenere la pandemia, aiutata anche da una posizione geografica di un certo isolamento, e dall'inizio della pandemia ha avuto solo 28.536 casi e 909 decessi. Ma recentemente sono emersi focolai nelle due città più grandi del paese, Sydney e Melbourne. Attualmente però sono ricoverate per coronavirus solo 26 persone. Morrison ha sottolineato come, con quasi 60 mila nuove infezioni al giorno, la Gran Bretagna è "nelle primissime fasi" della diffusione del vaccino, aggiungendo che "ha incontrato alcuni problemi” perché “lo stanno facendo con urgenza". Inoltre "non testano lotti di vaccino prima che sia rilasciato al pubblico, se ho capito bene", ha detto il primo ministro, sottolineando che l'Australia, invece, è intenzionata a svolgerli per bene e con calma tali test.

La corsa dell'Europa

Al contrario dell’Australia l'Europa è invece in preda alla corsa ai vaccini e se l’Unione europea cerca di dare il più possibile uniformità al percorso di vaccinazione le differenze nazionali nella somministrazione delle dosi sono evidenti. La Francia è l'ultima in classifica e per questo alle prese con le polemiche interne, tanto che lo stesso presidente Emmanuel Macron, secondo la stampa molto irritato per la situazione, ha chiesto una accelerazione perché il ritmo tenuto finora è quello “di passeggiata in famiglia”. Il Regno Unito è invece il primo Paese ad aver iniziato la somministrazione non solo delle dosi della Pfizer ma anche di quelle AstraZeneca e ha già vaccinato oltre un milione di persone. Secondo il portale Our World in Data, al 6 gennaio, l’Italia superava i 260 mila vaccini somministrati e la Germania i 367 mila (dato aggiornato al 5 gennaio).

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