Sabato, 16 Ottobre 2021
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AstraZeneca: “No alla condivisione del brevetto, non serve a risolvere i ritardi nelle consegne”

Pascal Soriot, amministratore delegato del gruppo, risponde al Parlamento europeo: “La gran parte delle dosi fabbricate in Ue restano in Europa”. Poi nega le trattative parallele: “Mercati secondari? Non esistono”

I ritardi nella produzione di dosi non si possono superare con una semplice condivisone del brevetto perché i siti di produzione dei vaccini hanno bisogno anche di formazione e know-how dalla casa ‘madre’. A dirlo è Pascal Soriot, l’amministratore delegato di AstraZeneca, nel corso di un’audizione al Parlamento europeo. L’impresa farmaceutica, anche grazie a una partnership con l’Università di Oxford, è arrivata terza - dopo Pfizer e Moderna - nella corsa al vaccino contro il Covid. Ma nonostante il via libera dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) alle dosi del produttore anglo-svedese, le fiale promesse agli Stati Ue continuano ad arrivare col contagocce. Basti pensare che a inizio gennaio l’Italia si aspettava di ricevere oltre 8 milioni di dosi AstraZeneca entro il primo trimestre dell’anno. A oggi, le dosi consegnate al Belpaese sono circa 1,5 milioni e, bene che vada, entro marzo la quota salirà a 5 milioni, oltre il 35% in meno di quanto previsto. 

No alla condivisione dei brevetti

Numeri che fanno sorgere il dubbio che AstraZeneca non sia capace, da sola, di produrre le dosi promesse ai Paesi Ue. Di qui l’idea, oggetto di dibattito interno alle istituzioni Ue, di costringere la casa farmaceutica, visti i ritardi sulle scadenze contrattuali,  a condividere il brevetto con le altre imprese del settore che avrebbero la capacità tecnico-industriale di produrre le fiale. “Il problema non è condividere i brevetti, ma aumentare la capacità di produzione”, ha riposto Soriot durante l’audizione di ieri a chi gli chiedeva se la casa farmaceutica fosse disposta a rinunciare volontariamente alla proprietà intellettuale. “Per mettere su nuovi siti di produzione - ha spiegato l’amministratore delegato - dobbiamo insegnare al personale del sito come fabbricare il vaccino” e “posso assicurare che le nostre squadre sono mobilitate al massimo, ma non vi è modo per qualificare più persone”, ha assicurato Soriot agli europarlamentari. “Sono davvero convinto che il problema non riguardi i brevetti, ma la capacita' di produzione”, ha sottolineato più volte nel corso dell’audizione.

"Escludo mercati secondari"

Pressate dalla carenza di dosi, alcune amministrazioni locali hanno tentato di instaurare un rapporto bilaterale con la casa farmaceutica al fine di comprare vaccini addizionali bypassando i contratti di fornitura conclusi dalla Commissione europea. Un sistema di acquisto che, se consentito, metterebbe in pericolo l’intera strategia vaccinale Ue, basata appunto sulle trattative centralizzate a livello europeo. “Per quello che ci riguarda, non ci sono mercati secondari, forniamo i nostri vaccini direttamente ai Governi”, ha garantito l’amministratore delegato. 

“Voglio assicurare - ha detto Soriot - che stiamo aumentando la produzione e facendo il possibile per consegnare 40 milioni di dosi all'Ue entro il primo trimestre del 2021”. “A volte è facile dimenticare quanto rapidamente siamo passati da sapere davvero poco su questo virus a sviluppare un vaccino efficace e sicuro”, ha concluso l’amministratore delegato senza nascondere una certa amarezza per le critiche subite. 

Guarda l'audizione delle case farmaceutiche al Parlamento europeo:

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