Arrestato il capo della guardia costiera libica che trafficava migranti in Italia

Abd al-Rahman Milad, noto come Bija, era ricercato da tempo e accusato di aver trasportato migliaia di persone in Europa

Un noto trafficante di esseri umani libico, accusato di aver fatto arrivare migliaia di migranti in Italia e in Europa mentre lavorava come comandante della guardia costiera libica, è stato arrestato questa settimana dopo forti pressioni internazionali dalle forze dell'ordine fedeli a Fayez al-Sarraj, il premier del governo di Accordo Nazionale, sostenuto dall'Onu. Abd al-Rahman Milad, noto come Bija, è stato catturato a Tripoli nel quartiere Hay-al-Andalus ed è ora detenuto dalle forze speciali.

L'arresto sembra essere stato ritardato dal fallito assedio di Tripoli da parte del maresciallo Khalifa Haftar, il leader ribelle sostenuto da Francia, Russia ed Emirati Arabi Uniti per ribaltare il governo di Tripoli, sostenuto invece da Italia e Turchia. Le rivelazioni sulle sue attività a Zawiya, una città costiera a 30 miglia da Tripoli, avevano spinto le Nazioni Unite a emettere sanzioni contro di lui nel 2018. Recentemente, in un'intervista all'emittente televisiva "Wtv", ripresa dal sito web d'informazione "Al Wasat", Bija si era detto "pronto a comparire davanti a qualsiasi comitato investigativo internazionale o locale, a condizione che ciò avvenga attraverso i canali ufficiali del ministero della Difesa, del Capo di Stato Maggiore e della Guardia costiera e di essere trattato come un ufficiale".

L'anno scorso, un'inchiesta di Avvenire, aveva documentato la presenza di Bija in Italia in una serie di incontri ufficiali in Sicilia e Roma nel maggio 2017, suscitando critiche nei confronti dell'allora ministro dell'Interno, Marco Minniti del Pd. Tre mesi prima, Minniti aveva firmato un memorandum con il leader del governo libico sostenuto dalle Nazioni Unite, Fayez al-Sarraj, per la cooperazione con la guardia costiera libica, che includeva la fornitura di quattro motovedette. L'accordo ha consentito alla guardia costiera libica di intercettare le barche dei migranti in mare e di reindirizzarle in Libia, dove le agenzie umanitarie affermano che i rifugiati subiscono abusi e torture.

I giornalisti italiani Nello Scavo, che per primo ha documentato la presenza di Bija in Italia per conto di Avvenire, e Nancy Porsia, che ha scritto per la prima volta delle sue sospette attività criminali all'inizio del 2017, erano stati messi sotto protezione dalla polizia l'anno scorso dopo aver ricevuto minacce, presumibilmente da Bija, in seguito alle loro indagini.

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