Appello dei big digitali contro la web tax: “Danni a investimenti e occupazione”

Lettera di Spotify, Booking e altre 14 aziende europee all'Ue contro il provvedimento che prevede una tassa del 3% sul fatturato delle più grandi imprese del settore

Ansa EPA/HAYOUNG JEON

La web tax europea causerebbe danni alla crescita economica e all'innovazione, agli investimenti e all'occupazione. È questo l'allarme lanciato da un gruppo di aziende digitali, come Spotify e Booking, che hanno lanciato un appello agli Stati membri della Ue affinché abbandonano i loro propositi di introdurre una Web Tax.

La lettera

"Vi scriviamo in qualità di principali imprese europee per esprimere la nostra seria preoccupazione riguardo alla proposta Tassa sui Servizi Digitali", hanno messo nero su bianco i ceo e altri top manager di 16 aziende del Vecchio Continente in una lettera ai ministri delle finanze dei Paesi membri. Le loro società, spiegano nella lettera, "vi sollecitano a non adottare una misura che potrebbe causare un danno materiale alla crescita economica e all'innovazione, agli investimenti e all'occupazione in Europa". L'idea alla base della proposta della Commissione è quella di un prelievo sul fatturato dei colossi della tecnologia, quelli che hanno un giro d’affari globale annuale di oltre 750 milioni di euro e un fatturato tassabile generato nell’Ue di almeno 50 milioni, e non sui profitti.

La Web Tax

La web tax europea prevederebbe un prelievo del 3 per cento che porterebbe, secondo i calcoli di Bruxelles, nelle casse degli Stati un totale di circa 4,8 miliardi l’anno. Se Parigi sostiene che la misura potrebbe essere un risultato in grado di alzare la popolarità dell'Unione in vista delle prossime elezioni europee, nelle quali si teme l'avanzata dei partiti populisti ostili a Bruxelles, Dublino guida un piccolo gruppo di nazioni per cui la tassa potrebbe risultare punitiva anche per le aziende europee, soffocando l'innovazione.

"Indebolisce l'abilità di competere"

Le società stesse, dal canto loro, lamentano il fatto che le proposta non sia stata studiata a sufficienza. "La maggior parte delle startup e delle nuove realtà fa affidamento su proprio ricavi per crescere", si osserva ancora nella missiva, "la tassa proposta priverebbe queste aziende di una fonte essenziale di capitale da reinvestire nella crescita, indebolendo la loro abilità di competere a livello globale". Su impulso della Francia, i ministri delle finanze europei dovrebbero discutere la misura durante il prossimo incontro previsto a Bruxelles il 6 novembre.

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